Ebe Stignani, mia suocera.

108 anni fa nasceva Ebe Stignani.
Sconfinata la nostra ammirazione per la cantante, al pari del ridicolo cui si espongono coloro che, non potendo o non sapendo rispondere alla Grisi, si illudono di rimediare insultando la memoria di questa e altri artisti.
Grande l’arte della signora, non meno grande la sua saggezza, tramandata da copiosa aneddotica. Quello che è forse il più celebre aforisma della signora Ebe (così la chiamava, e spesso la invocava, il loggione scaligero) afferma che un cantante si giudica solo ed esclusivamente per quello che fa in scena. Non potremmo essere più d’accordo, e tuttavia non abbiamo resistito all’occasione, che ci si è inaspettatamente presentata, di conoscere un poco meglio la Stignani, oltre le registrazioni e il ricordo dei melomani che hanno avuto la fortuna di ammirarla dal vivo.
Ringraziamo la signora Maria Flaminia Codronchi Torelli Sciti, nuora di Ebe Stignani, per questo ricordo della donna, non meno che dell’artista, e dedichiamo a lei gli ascolti che seguono. Ascolti che, vista la data, una delle due che mensilmente dedichiamo al Cigno di Busseto, sono ovviamente oloverdiani. Con una sola eccezione.


Rispondo sempre con gioia a chi mi chiede di parlare di Ebe Stignani anche se devo dire che io l’ho conosciuta solo nel 1964 quando ormai si era ritirata dalle scene da sei anni e purtroppo non l’ho mai vista in teatro.
Ho vissuto in casa sua dal 1968 al 1974 e la ricordo come una persona del tutto eccezionale.

In famiglia cercava di non parlare della sua vita artistica e delle sue esperienze anche se, come capita ad ognuno di noi, spesso i riferimenti e i ricordi le uscivano, suo malgrado. Di buon carattere, affettuosa, gentile e disponibile, quando si trattava di musica diventava un’altra persona, esigente e rigorosa, non tollerava (è il caso di usare questo termine) la mediocrità e l’approssimazione.

Finita la carriera interruppe i rapporti col mondo dell’opera, se invitata non dava la disponibilità, non ha mai partecipato a giurie di concorsi, né ha mai fatto audizioni o lezioni di canto. Negli anni in cui l’ho frequentata ha concesso un’unica intervista, mi pare a Celletti, per tutto il resto negazione assoluta. Tre apparizioni ufficiali: alla Scala per ricevere un riconoscimento alla carriera (l’aveva invitata Grassi che conosceva da sempre e non era riuscita a rifiutare), a Napoli per il centenario di Aida, a Firenze per non so quale rievocazione.

Era legata da particolare affetto al San Carlo di Napoli e al Comunale di Firenze, in occasione dell’alluvione del 66 partecipò ad una sottoscrizione per i lavori di ripristino del teatro e regalò tutti i suoi costumi e gioielli di scena.

Raramente assisteva a rappresentazioni di opere liriche, spesso a concerti di musica classica. Sempre in incognito, non ho mai capito se quando qualcuno la riconosceva aveva piacere oppure no.

Dopo il conservatorio, dove aveva conseguito il diploma in pianoforte e poi in canto, ha continuato a studiare per tutta la sua vita artistica, se non c’erano prove o spettacoli, almeno tre ore al giorno. Affermava che per conservare la voce oltre allo studio continuo, al repertorio giusto, occorreva fare vita monacale. Mi ha raccontato che Pippo Di Stefano, un collega con cui si trovava molto bene e che apprezzava moltissimo, era un po’ incosciente. Una volta a San Francisco aveva affittato una decapottabile e si era messo a girare per la città all’aria aperta, senza alcun riguardo per la sua voce, naturalmente la sera era un po’ acciaccato, ma era fatto così, simpatico, cordiale, istintivo, una persona che ricordava con grande affetto.

Colleghi che apprezzava particolarmente? Premesso che non l’ho mai sentita criticare alcuno, esprimeva la più totale ammirazione per Beniamino Gigli (per lei il più grande). Altri che ricordava erano Merli, Neri, Di Stefano, tra i giovani dell’epoca Bergonzi, Pavarotti (non in tutto). Parlava con grande affetto di Giannina Arangi Lombardi, Gina Cigna, Magda Olivero, Maria Caniglia, Fedora Barbieri e Joan Sutherland con la quale aveva cantato al Covent Garden. Le piacevano Montserrat Caballè, Elena Suliotis e Renata Scotto. Naturalmente considerava Maria Callas una grandissima artista, un vero fenomeno, ma, nonostante abbiano cantato insieme tantissime volte, non hanno mai legato, forse erano troppo diverse per stile di vita ed educazione.

I direttori d’orchestra di cui parlava con ammirazione erano: Marinuzzi, Toscanini, Votto, Serafin, anche altri, ma sopra tutto questi, in particolare Marinuzzi che definiva “un vero signore”.

Che altro potrei dire, era una persona semplice e riservata, pur avendo conosciuto personaggi importanti (Papa Giovanni XXIII quando era nunzio apostolico a Parigi, EdoardoVIII, Maria Josè di Savoia, il presidente Truman, Mussolini, Hitler, Evita Peron, Rubinstein il quale durante un viaggio per mare verso l’Argentina l’accompagnò al pianoforte in un concerto improvvisato, ecc) non ne ha mai parlato pubblicamente perchè riteneva che fossero affari suoi.

Era un’ottima cuoca, ma a me piace ricordarla come una persona di grande umanità e modestia, mi diceva: “Non ho mai amato i ricevimenti e la vita mondana, ho avuto in dono una voce con la quale ho potuto dare alla gente attimi di serenità e questo è stato un grande privilegio, quanto al resto, ho sempre preferito trascorrere il mio tempo nella intimità della famiglia.”


Gli ascolti

Ebe Stignani

Verdi

Il trovatore

Atto II

Stride la vampa (1953)

Condotta ell’era in ceppi (1955)

La forza del destino

Atto III

Lasciatelo ch’ei vada… Rataplan (1927)

Don Carlo

Atto III

O don fatale (1938, 1950)

Aida

Atto II

Chi mai fra gl’inni e i plausi…Vieni amor mio, m’inebria (1937)

Requiem

Liber scriptus (1939)

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