Le praline di Marianne: Daniel Barenboim dirige il “Requiem” di Verdi

2355819-varie-deliziose-praline-isolato-su-bianco

“La brevità gran pregio” ci suggerisce il buon Rodolfo, e quando dell’argomento, in questo caso la nuova incisione del “Requiem” verdiano, c’è veramente poco da dire, è meglio parlarne poco, magari in pillole, o meglio, in praline!
Barenboim è affetto da una gravissima allergia allo stile verdiano. Inconsciamente ne è consapevole; di fatto finge di essere un grande direttore, maturato all’ombra del Cigno di Busseto, perseverando nel riproporre la sua visione di un Verdi, piegato a sonorità, tempi, agogiche, atmosfere a lui del tutto estranee.
Questo irriconoscibile “Requiem” è da ascoltare alla luce delle ultime prove wagneriane, soprattutto del macabro  “Götterdämmerung” ( i tempi), ibridato con gesto mortifero e del tutto incongruo con una tetra “Lakmè” (i duetti femminili) ed una lettura apocalittica dei “Meistersinger”; e a nulla vale la prova delle vestigia diroccate della FU orchestra scaligera, la cui secchezza timbrica e la grevità generale del suono trovano unico paragone possibile con un bruciato deserto privo di oasi. Gli ottoni si coprono di disonore, gli archi sono su un gradino superiore, ma la plumbea, zoppa sacralità con i quali vengono diretti, prosciugata di ogni ampiezza, enfasi, tinta, intensa commozione, risolve questo “Requiem” in una pesantezza densa come un ammorbidente mal diluito.
Verdi - RequiemI cantanti di fatto sono due: un anziano baritono (Kaufmann e Pape hanno la medesima voce ingolata, ingorgata, sforzata, tremula, ululante, stomacale) e un’anziano soprano corto (la Harteros e la Garança, frigide ed egualmente gutturali, timbricamente metalliche, finendo curiosamente per somigliare, entrambe, all’ultima stremata Sonia Ganassi del tragico “Don Giovanni” genovese) che pronunciano arditamente un criptico testo scritto in un dialetto delle regioni di confine tra Francia e Germania.
Il coro nasce dalla moltiplicazioni delle voci dei due cantanti sopra.
Di Verdi, come del resto, non c’è nulla, se non il nome sulla funerea copertina.

Le dolci praline per disintossicarsi

Immagine anteprima YouTube Immagine anteprima YouTube

9 pensieri su “Le praline di Marianne: Daniel Barenboim dirige il “Requiem” di Verdi

  1. Mi sono rotto di Barenboim, del suo Wagner da germania annozero, delle sue prime scaligere filogermaniche, e di tutto il resto, complice il caro sovrintendente transalpino.
    Vorrei un po’ di Verdi, soprattutto ora, un po’ di rispetto per quel che resta di una cultura Lirica (con la maiuscola !) che ci appartiene e che abbiamo regalato a mezzo, anzi, a tutto il mondo.
    Non saranno ne barenboum ne maitre chocolatier lissner a ridarci ciò che ci spetta, ma almeno ci sia concesso andare in bestia e tirar saracche o, in alternativa, reagire all’opposto e sghignazzargli in faccia quando fanno quel che hanno fatto finora.
    Personalmente di Requiem ne ascolto altri, questo se lo tengano e lo vendano oltralpe.
    Prego scusare il tono, ma ne ho le tasche sfericamente piene, grazie.

  2. Che il mondo dell’opera non stia bene …linkerò un pezzo musicale che sarà eseguito stasera alle 22 su espace2 la radio svizzera il pezzo ètestuale: Ammore, brutto figlio de pottana. Cantate pour voix d’homme et ensemble instrumental, Amore, brutto figlio de pottana…, ( dir. Antonio Florio) / Cappella della Pietà De’ Turchini Pino de Vittorio / Symphonia

  3. Amici scaligeri, io ho frequentato assiduamente la Scala (anche 3 volte a settimana) nel biennio 2008 -2010 e la qualità complessiva delle produzioni operistiche di quegli anni non mi ha colpito particolarmente. Qual è la situazione oggi rispetto ad allora? Sento dire che è molto peggiorata: possibile?
    Adoro la Scala e mi dispiace non mettervi piede da più di due anni (vidi un pessimo “Flauto magico”)…
    Ora frequento il Teatro dell’Opera di Roma e quel che resta del San Carlo….devo dire che l’Opera di Roma, grazie a Muti, ha fatto dei passi da gigante verso uno standard qualitativo medio molto elevato.
    A me dispiace molto che la Scala stia cadendo così in basso…è uno dei principali patrimoni culturali dell’Italia, specchio della nostra storia, del nostro Paese…forse proprio per questo motivo è in piena decadenza?

Lascia un commento