Hespèrion XXI, Jordi Savall: “La Viole du Roi Soleil”

Savall-Jordi-05Da quattro decenni Jordi Savall e il suo ensemble Hespèrion XXI (già Hespèrion XX) propongono in tutto il mondo quella che viene sbrigativamente etichettata come “musica antica” e che, con l’eccezione di qualche grande nome (Bach e Rameau su tutti), è di fatto esclusa dai programmi abituali per le sale da concerto. Si potrebbe definire quella attuata da Savall e dai suoi collaboratori una meritoria opera di divulgazione, se non fosse che la divulgazione, intesa come atto di degnazione (tanto nei confronti della musica, quanto verso il pubblico) e magari di “addomesticamento”, allo scopo di rendere ben accetto un prodotto altrimenti giudicato difficile e tedioso, è quanto di più distante possa esservi dalla concezione e soprattutto dalla realizzazione dei concerti curati dal musicista catalano. Che si tratti di un grandioso spettacolo realizzato con il concorso di cantanti e attori (memorabile quello dedicato alla dinastia dei Borgia, ripreso l’anno scorso a Ferrara), oppure, come nel caso del concerto ospitato dalla Sagra Musicale Malatestiana al Teatro degli Atti, di una “semplice” serata di musica da camera, la scelta delle pagine è sempre raffinata, gli accostamenti tematici e formali ricchi di inventiva ma non privi di coerenza, la realizzazione invariabilmente trascinante. Il virtuosismo dei solisti (lo stesso Savall alla viola da gamba, Luca Guglielmi al clavicembalo, Rolf Lislevand alla tiorba e alla chitarra, strumento con cui ha raccolto un autentico trionfo nell’interpretazione di brani di François Corbet) non si limita al pur ovvio e sempre gradito sfoggio di bravura tecnica, ma si incarica di mettere in evidenza la bellezza di queste pagine, i ritmi sempre cangianti, le melodie non di rado struggenti, la vivacità di un mondo letteralmente perduto che, nello spazio di un paio d’ore, rivive in tutto il suo multiforme incanto. E l’esito naturale, ma non per questo meno impressionante, della serata è dato dai due bis, il primo dei quali consiste in un’improvvisazione su una danza delle isole Canarie, mentre il secondo propone variazioni sul tema di una ninnananna bretone. Momenti che testimoniano un’adesione totale, non dettata da mode o momentanee infatuazioni, a una letteratura musicale di affascinante quanto ingannevole semplicità. Savall, pur introducendo brevemente (in un fluente italiano) la “Suite d’un Goût Étranger” di Marin Marais, lascia che sia la musica a parlare, ed è proprio la fiducia nelle risorse espressive di questo repertorio, unita al solido professionismo degli esecutori, a determinare l’alto risultato artistico della serata. Recentemente Savall ha rifiutato un prestigioso riconoscimento, offertogli dal governo spagnolo, sostenendo come non gli fosse possibile accettare un premio da parte di una classe politica che si interessa e sostiene la cultura solo a parole e non con un impegno tangibile. È la stessa ruvida, necessaria onestà che traspare da questo concerto riminese. Non è cosa da tutti.

HESPERION XXI
La Viole du Roi Soleil
Jordi Savall viola da gamba
Luca Guglielmi clavicembalo
Rolf Lislevand tiorba & chitarra

09-11-2014
Rimini, Teatro degli Atti

Marin Marais
Pièces de Viole: Prélude, Menuets I-II, Muzettes I-II, La Sautillante

Louis Couperin
Passacaille in do maggiore
(clavicembalo)

Marin Marais
Suite d’un Goût Étranger: Marche Tartare, La Tartarine & Double, Les Fêtes Champêtres, Allemande la Superbe, L’Arabesque, La Reveuse, Marche, Muzette

Les Pleurs
Mr. de Sainte Colombe le fils
Fantaisie en Rondeau
Mr. de Sainte Colombe le père
Les Pleurs
Johann Sebastian Bach
Bourrée
(viola da gamba)

François Corbet
Prélude, Caprice de Chaconne, Folies d’Espagne
(chitarra)

Marin Marais
Les Voix Humaines, Couplets des Folies d’Espagne

Bis

I: Improvvisazione sul Canarios
II: Variazioni su una ninnananna bretone

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Un pensiero su “Hespèrion XXI, Jordi Savall: “La Viole du Roi Soleil”

  1. Bellissima recensione, Tamburini. Bella davvero. Ogni concerto di Savall è un’esperienza unica, irripetibile. E non solo per la qualità dell’esecuzione: si respira sempre un rispetto, un’umiltà, un affetto, una devozione quasi religiosa per lo spartito che si ha davanti sia esso di Bach, di Marais o di anonimi compositori del XVI secolo.

    Per non parlare poi del rifiuto del premio di 30.000 euro offertogli dal governo spagnolo. Il trionfo dell’onestà e della coerenza. Grande, grandissimo Savall.

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