Tosca alla Scala. Vi confesso che…

11412318_10205970383012914_5883850209804816181_nVi confesso che da due giorni rimando questa recensione, perché quelli come questa Tosca scaligera sono spettacoli ormai impossibili da recensire per me. La perifrasi è un ‘arte in cui ci siamo cimentati in questi anni, credo anche con una certa varietà di risultati, ma ormai siamo giunti ad un tale livello non tanto di malcanto ( che già presuppone del “movimento”, della vitalità…), ma di piattezza, di goffaggine o di triste provincialismo, da annoiare i lettori e prima ancora noi stessi mentre ne scriviamo. Il solo ripensarci mi è faticoso, perché l’unica sensazione distinta che ricordi è …il desiderio di uscire dopo il primo atto.
Non sono mai andata a Zurigo, perché nulla di quel periferico cimitero di elefanti mi è mai interessato, ma ora mi ci ritrovo mio malgrado, alla Scala! Una routine da provincia tedesca che ti fa pensare che l’Arena sia davvero meglio, perché la Tosca che sta per andare in scena domani nell’anfiteatro veronese ha molte più attrattive e smalto di questa.
Se dai Tosca senza Tosca, già ti metti in una posizione assai ” incerta”, per usare un eufemismo, e in questo Lissner ha siglato una delle sue prove maiuscole. Se poi ti dimentichi che Puccini è affare da grandi bacchette peggio ancora, ma di nuovo Pereira è nella scia di Lissner ( vi ricordate il maestro Omer Meier Wellber?). Se poi sul palco c’è quel mostro spaventoso, paradigma del più fallito tra i falliti teatri di regia, che è la produzione di Bondy…ecco allora che l’aborto riesce perfetto, come l’altra sera. Solo che la rivolta del pubblico non c’è stata, salvo una sonora sbuacchiata al maestro Rizzi che ci ha ammorbato a dovere coi suoi prot prot. Nulla da dare in pasto ai giornali per far notizia dove c’era solo da far silenzio e vergognarsi come con il maitre chocolatier francese. Stavolta non c’è nemmeno quella patina di velleità culturale che rivestiva certi strapacchi della lussuosa gestione precedente violata dall’ignoranza becera del pubblico conservatore che non capiva l’arte del maestrino o del suo cast o di quella porcheria di allestimento. In questo nuovo corso Pererira c’è solo, ripeto, la sigla della brutta provincia condita con la rassegnazione e/o la sparizione di certo pubblico aficionado, tanto vuoti e s’immagina biglietti omaggio piovuti dall’alto come per il concerto di Jonas, un clacquer solitario, Mr Alone, che osato un inaudito “brava!” dopo il “Vissi d’arte” suggellato da 3 secondi di clllllllap, mentre gli udenti rimasti erano agonizzanti al tappeto, stesi da cotanta orrenda prova. Neanche la forza di reagire !
Mi rifiuto, perciò, di dirvi perché Beatrice Uria Monzon è una impresentabile Tosca; perché Lucic è un volgare e svociato Scarpia; perché il signor Sartori è piatto come una tavola e il suo canto sul centro sia la sola cosa che non ti fa scappare dalla sala ma contruibuisce pure lui a narcotizzarti; perché il maestro Rizzi stia su un podio che gli va molto grande facendo solo chiasso, mentre se, per un attimo, ti ridestavi e guardavi sul palco, ti sentivi male. Vi dico solo che non c’era niente, né una frase cantata né una frase suonata da quella straordinaria orchestra inventata da Puccini che tutto rappresenta, dipinge, commenta, alimenta e canta.
Sono rimasta fino alla fine solo perché so che ci leggete ed aspettate questo nostro resoconto e non è onesto scrivere di qualcosa che si è ascoltato solo in parte: non mi è sfuggito nemmeno il do della lama, che ci ha mandato tutti a gambe all’aria !
Possiamo solo sperare che qualche macchinista benemerito si accenda presto una sigaretta in prossimità delle scene di Bondy e appicchi involontariamente l’incendio cui questa produzione era destinata fin dal suo nascere, perché mentre prima abbiamo distrutto tante straordinarie produzioni che rivedremmo volentieri, ora queste metastasi sceniche non vengono affatto rottamate in fretta come meriterebbero, anzi, si prosegue con insistenza a proporle al pubblico senza plausibili ragioni musicali. Col risultato che la gente a teatro và sempre meno, come lo screenshot delle vendite al botteghino inesorabile dimostra.
Del resto è di questi giorni la proposta, intelligente!, di proporre a Torre del Lago le opere del grande maestro rivisitate da musicisti moderni come Elton John o Paul Mc Cartney e di aprire un’università dedicata alla musica di Puccini con la partecipazione di artisti di ogni genere, perché ormai, dopo tante e tante produzioni, non pare sia più possibile dire qualcosa di nuovo…….!!!!!!!!!! Accanimento terapeutico sul moribondo, per dirla con i padri, o incapacità diffusa di non rendersi conto che non si sa fare il proprio mestiere?…..vi confesso che non mi va di commentare nemmeno questa ennesima manifestazione di cialtroneria del nostro presente musicale….fatelo voi, cari lettori.

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