Colpi di calore: Currentzis, ossia il rivoluzionario da salotto

prodpicnr4510-mozartkugel-austriaonlineshop Sarà lo sbalzo termico dalle gelide steppe siberiane alla calura infernale che in questi giorni lambisce anche le terre dell’ex impero absburgico, sarà il gusto un po’ infantile e un po’ démodé di “épater le bourgeois”, sarà il delirante culto di sé portato ad un parossismo tale da credersi davvero una specie di messia musicale…sarà un insieme di tutto ciò: sta di fatto che il “direttore d’orchestra punk” – Teodor Currentzis – mai come in questa torrida estate è così coccolato nei “salotti bene” della musica colta. Come quei rivoluzionari “á la page” che venivano contesi negli attici radical chic raccontati con penna ineguagliata da Tom Wolfe e che discettavano di proletariato e rivolta armata ingozzandosi di caviale e champagne. Ecco: Currentzis è la versione riveduta e corretta (2.0. direbbero oggi gli webeti da social network) di quel microcosmo miserabile ed ipocrita che popolava la Manhattan degli anni ’70. Gli ingredienti ci sono tutti…così come le tante incoerenze: l’aspetto lugubre e torvo, ma studiato nel dettaglio di gesto e abbigliamento; il fare ascetico, ma sempre “a favore di telecamera” e attentissimo al ritorno commerciale; l’apparente disprezzo del profitto, ma conto in banca ben rimpolpato da contratti con multinazionali e majors. Per avere un’idea puntuale e precisa dell’essenza di questo novello fenomeno da circo mediatico, è molto utile la lettura di una recentissima intervista raccolta a Salzburg (nota “comune” sovversiva ove si pratica il pauperismo dei movimenti ereticali del XIV secolo) ed apparsa su di un quotidiano nazionale e dedicata, appunto, al sedicente “enfant terrible” greco-russo. Vale la pena soffermarsi sulle risposte di Currentzis per renderci conto di quanto possano spingere in là presunzione, arroganza e banalità (sul fatto che, nonostante tutto, un tale personaggio, con tali “idee” venga preso sul serio, occorrerebbe dedicare altra puntata, ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa). E quindi senza ulteriori indugi, andiamo a chiosare tanta sapienza! Già la presentazione è tutto un programma: Currentzis – definito con immancabile retorica giovanilistica “direttore punk” e dall’animo rocchettaro – esplicita subito che lui, anzi Lui, non crede affatto al “chocoMozart” per turisti (e infatti, “coerentemente”, si precipita a dirigere al Festival di Salisburgo che campa proprio sui turisti mozartiani, vendite di gadget e biglietti dai prezzi stratosferici) e mai metterebbe piede al Met o al Covent Garden (ma a Monaco, Parigi, Madrid, noti “teatri sperimentali” ed antisistema, sì…probabilmente è un omaggio tardivo alla guerra fredda o, più probabilmente, solo questione di prezzo) per non accettare compromessi (sic!) anche perché, dice Lui, “dello status me ne frego, di fare il testimonial della Rolex altrettanto” (forse non si è accorto che proprio la Rolex è uno dei maggiori finanziatori del Festival dove sta dirigendo e che parte del suo compenso viene proprio da lì…). Wow…che inizio scoppiettante, come un riff dei Deep Purple per i gonzi che gli vanno dietro…ma proseguiamo nell’istruttiva lettura. Il “ragazzone con il viso di Rimbaud” (???) esplicita il proprio livello di approfondimento musicologico con la sconvolgente dichiarazione per cui “Mozart è il più rock di tutti i compositori”. E qui cadono le braccia, perché se tali banalità vengono dette da un Allevi o da un Battistoni o da un Celentano ormai rimbambito si può anche lasciar perdere, ma dal più grande genio della bacchetta degli ultimi 100 anni ci si dovrebbe aspettare maggior costrutto. Mai capito, poi, il senso di queste definizioni: che vuol dire “Mozart è rock”? Che senso ha una frase del genere? Chiarisce subito Currentzis: “il rock è più onesto della classica”. Accipicchia! Quindi i concertoni negli stadi con basi registrate, tamarri che ruttano sul palco, amplificazioni e distorsioni sarebbero il futuro? In effetti pure Allevi disse che Jovanotti è meglio di Beethoven perché ha più ritmo: tutto torna. L’intervista prosegue e il rivoluzionario è sempre più scatenato: si passa dal consueto ballerino di flamenco al duende (per recuperare la trascendenza…sic!), dalla musica classica che non deve essere solo un sottofondo per ascensori (ma va?????) al sesso senza orgasmo. Currentzis mette poi in chiaro quella che è la sua “missione”: “Sono partito per una missione solitaria che nessun altro avrebbe potuto portare a termine. Il punto è questo: se c’è una musica che è già stata eseguita alla perfezione, non c’è motivo che io la suoni di nuovo. Voglio lavorare su quello che credo non sia stato fatto correttamente”…visto che ha inciso recentemente – ed in modo risibile – il ciclo Mozart/Da Ponte c’è dunque da credere che prima di lui tutti hanno sbagliato: si vergognino Furtwängler, Walter, Klemperer, Szell, Böhm, Kleiber, Busch, Fricsay! Non manca poi una fenomenologia spiccia dell’arte: che è sempre arte pura, non trasformata in materia commerciale (e infatti il ragazzone col viso di Rimbaud incide per la Sony che non è proprio una casa discografica indipendente con sede nel garage dei nonni), spirito, estasi, cuore, lacrime, sangue, trascendenza. Sarebbe interessante un ipotetico confronto tra Celibidache (che della musica aveva davvero una visione radicale e trascendente) e questo parvenu che spaccia banalità per sconvolgenti rivelazioni. Chissà come avrebbe definito – il pungente sarcasmo del burbero Sergiu (che paragonò Karajan alla Coca Cola) – la grottesca sicumera del Currentzis. Cè spazio anche – nel prosieguo dell’intervista – per la rievocazione dell’origine del mito (ogni messia che si rispetti ha la sua leggenda): da un’Aida che scandalizzò i melomani ma che fu “un capolavoro per gli intellettuali” (sempre uguali questi rivoluzionari che disprezzano il popolo e scodinzolano per l’osso tirato loro dall’élite…), alle nottate insonni dopo prove massacranti, passate “a vedere film di Dreyer o Bresson col bicchiere in mano” (forse qualche bicchiere in meno avrebbe giovato: a proposito, ci sono video di prove in cui il Currentzis fa muovere l’orchestra mentre suona). Tutto è così palesemente finto, disonesto, recitato e costruito che ci si attende da un momento all’altro la pernacchia di qualcuno. Ma la pernacchia non arriva e non arriverà mai. Arriveranno, invece, incisioni e concerti che di nuovo avranno solo il nome nelle recensioni di chi, per non sbagliare, griderà alla rivelazione, ma che piaceranno alla gente che piace e che conta e che verranno spacciati per capolavori assoluti. Già basta notare la sostanziale mancanza di reazioni a questa ennesima bravata di Currentzis per capire dove si andrà parare. Poche idee e confuse si direbbe…eppure c’è chi si beve questa retorica d’accatto di un bulletto che dichiara senza pudore: “Ho bisogno di lavorare con i rivoluzionari, con gli artisti che vengono dalle barricate, animati dal più genuino spirito romantico”…a Salisburgo, con la Sony.

Un ascolto in tema farmaceutico…

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4 pensieri su “Colpi di calore: Currentzis, ossia il rivoluzionario da salotto

  1. Parvenu avete scritto bene….come il pubblico di coglioni che lo segue. Devo però fare una critica pure a voi. Perché parlare di un simile insulto alla intelligenza? Andrebbe ignorato e dimenticato. Al massimo sommerso di uova marce in teatro.

  2. Articolo splendido, divertentissimo alla lettura, azzeccatissimo e condivisibilissimo.
    Noto che, con vera finezza, ad illustrare il tutto ed a commentare la realtà di Currentzis è stata messa la foto di un Mozarkugel di tipo industriale e non di uno di quelli originali, splendidi, buonissimi, spettacolari, di Fürst (per chi non lo sapesse i Mozartkugeln sono stati inventati dalla Confiserie Fürst di Salisburgo, che ancora oggi li produce e li vende in un bugigattolo fra la piazza del mercato e quella della Residenz, minuscolo e sempre pieno; costano molto di più di quelli industriali, ma sono 10 volte meglio!). Ovvio il sottinteso: Currentzis è un Mozartkugel industriale, ben diverso da uno originario…. Ma anche un confetto Falqui sarebbe andato bene, l’effetto, all’ascolto del Tito, è lo stesso….
    Bellissimo pure il sintetico ed azzeccato commento di Donzelli.
    A quando Currentzis alla Scala?

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