Fratello streaming: Simone a Venezia. Milano – Venezia 0-1

E’ stata  davvero una interessante produzione ed una valida inaugurazione  quella veneziano con il Simone, che tornava in versione 1881 nella città lagunare dove ebbe (colpa di Verdi diciamola tutta) la sua infelice prima  nel 1857. Merito in primo luogo della bacchetta di Chung, che ha ricavato dall’orchestra de La Fenice, che non è certo delle migliori in Italia suoni costantemente morbidi, torniti e per dirla come usa oggi sinfonici, come se il suono sinfonico fosse sinonimo di bel e buon suono e quello da opera dovesse essere, invece, di scadente qualità. La verità è che negli episodi più segnatamente elegiaci ed intimistici come agnizione di Simone e Amelia Maria, duetto degli innamorati ed anche l’incontro finale fra Simone e Fiesco e morte del protagonista Chung ha ottenuto dagli interpreti ( tutti sottodimensionati rispetto alle esigenze  della vocalità verdiana) espressioni ispirate, consone e congrue al momento scenico. Poi dobbiamo anche andare a vagliare la qualità del suono dei singoli  e  molte rose sono appassite o sfiorite. Nei momenti più marcatamente drammatici  forse è mancato un poco di slancio in parte  chiusa del prologo, nella prima pare del palazzo degli Abati quando sulla piazza scoppia la rivolta popolare anti Boccanegra e anche al ritmato e sincopato finale del secondo atto quando il doge guida gli armati alla lotta contro i Guelfi (tanto per essere monotono preciso che nessuno ha reso elettrica  questa situazione quanto Panizza o Mitropoulos). Ottimi anche l’introduzione del secondo atto con l’incontro Fiesco/Paolo. E non è solo nell’accompagnamento che  si è espressa la capacità del direttore. Chung è stato un vero concertatore perché è noto come abbia instradato il protagonista Simone Piazzola giovane e sino ad oggi piuttosto ondivago nel repertorio e nella resa a realizzare un personaggio.

Piazzola vocalmente non è perfetto. In primo luogo ho il sospetto che la voce sia un po’ sottodimensionata per le frasi epicheggianti del doge (scena degli Abati ed anche l’altisonante “sublimarmi a lei sperai” del prologo) inoltre tende nei passi elegiaci ad imitare Bruson. Bruson non è un modello da imitare perché il registro acuto limitato sempre stimbrato e fisso, poi,  (il meglio di Bruson non è in Verdi, ma in Donizetti) sono il portato di limiti tecnici nell’esecuzione del passaggio. Tanto è che quando Piazzola canta con la propria voce chiara ( e questo è un pregio e non come credono gli incompetenti un difetto) sale con facilità e riesce anche squillante sugli acuti e perfettamente  intonato. I momenti migliori la narrazione della sparizione di Maria a Fiesco nel prologo, il duetto con Amelia (finalmente un “figlia” conclusivo che non fosse l’ultimo sospiro del morente) il terzetto con Amelia e Gabriele e la scena della morte. Al palazzo degli Abati frasi buone si sono alternate con altre meno felici , ma in alto non berciava. Morale: non posso gridare habemus baritono perché sarebbe e troppo e non sostenuto da una adeguata costanza di rendimento, ma abbiamo sentito un cantante che ha studiato, preparato la parte con cura e che per il futuro dovrebbe pensare a Mario Zanasi e poi Giuseppe de Luca come modelli e riservarsi ancora tanto Bellini e tanto Donizetti lasciando ad altri di sfasciare la voce su Verdi.

Il resto della compagnia schierava Maria Agresta, che come soprano Verdiano (esclusi i ruoli di  Nannetta e la Desdemona) rientra nelle imposture di questa ormai decennale demenziale gestione delle voci. Poi Amelia è un po’ meno forte di Leonora de Calatrava e Aida e allora si può barare anche se gli acuti dal mezzo forte in poi sono sistematicamente spinti e gridati. Ma per barare, credo di averlo scritto già con riferimento alla Agresta, ci vuole la scaltrezza tecnica e la fantasia illimitata di Leyla Gencer. Qui abbiamo una cantante che canta con la voce bassa (evidentissimo alla sortita ed ai due duetti del primo atto) e che sta a galla  fra piani , pianini a la Caballè e falsettini sempre a la Montserrat perché si tratta di pagine elegiache, poi, quando arriva l’autentica tesa e roboienate vocalità verdiana (racconto del fallito rapimento e le grandi frasi del finale) o grida o sfarfalleggia. Possiamo plaudire alla linea musicale. Un po’ pochino. Tanto pochino che, quasi quasi, ne esce meglio Francesco  Meli, che ormai imita di Stefano post 1960, che non può reggere le frasi arroventate di Gabriele come il famoso “sangue il sangue d’Adorno ti chiede” (andate a risentire Tucker o anche Gianni Raimondi) e la tessitura acuta (e poi non si dica che Verdi in una parte rimaneggiata per il Tamagno famoso Poliuto ed Arnoldo non pensasse ai  cantanti, scrivendo) del duettino con Fiesco al primo atto o del terzetto con Simone e Maria al secondo atto. Qui più in difficoltà che nella sezione seconda dell’aria o nel duetto d’amore dove il ricorso ai falsetti afoni e bianchi era abbondante. Continuo a pensare, e con autentico rammarico, che se Francesco Meli avesse il controllo tecnico di qualunque tenore sino al 1950 canterebbe in ogni teatro del mondo Puritani, Favorita, Lucrezia Borgia, Lucia e Don Pasquale e magari pure Nadir e Fra Diavolo. Peccato. Siccome si deve valutare nel complesso lo spettacolo, il sottofondo orchestrale, la precisione dell’accompagnamento, l’esattezza della scelta di tempi e sonorità tutti questi elementi hanno aiutato e preservato da cattive figure i due innamorati. Tanto che i difetti vanno sottolineati e rimarcati, ma si deve anche aggiungere che in certi punti sono stati capaci di “dire” qualche cosa.

Se poi aggiungiamo che Giacomo Prestia è un decoroso Fiesco e e che l’allestimento semplice, basico, funzionale alla situazione (salvo due incongruenze ovvero Simone che alla chiusa del prologo trascina in scena la salma di Maria Fieschi e il damasco rosso da salotto di postribolo umbertino al secondo atto) non ha disturbato nessuno, non ha distolto l’attenzione del pubblico dal dramma e dal canto siamo nella felice proposizione di ritenere che con riferimento al Simone la Fenice ha, a partire dal giovane efficiente protagonista per arrivare al direttore, umiliato il massimo teatro milanese.

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10 pensieri su “Fratello streaming: Simone a Venezia. Milano – Venezia 0-1

  1. Condivido ogni singola parola avendo visto lo spettacolo su Rai 5, non avendo avuto purtroppo il tempo in questo periodo di andare in Fenice. Vorrei sottolineare come da qualche anno la Fenice, pur non essendo uno dei Grandi teatri del marketing odierno, cerca di allestire oltre a opere di routine (Traviata,…) alcuni titoli meno comuni e cerca di assicurare spettacoli di un livello spesso di qualità buona in rapporto ai giorni d’oggi. Aspetto con ansia i Capuleti!

      • Figurati Aurelio :) io li ho presi per 18 due settimane fa perché Pratt e Mukeria meritano! Purtroppo temo per la Ganassi… Magari ci fosse una defezione da parte sua… Ho ancora in mente sue registrazion orrende!

        • vada per il 18 allora! io in realtà sono molto curioso di sentire la ganassi dal vivo… non mi esprimo in anticipo, anche se si potrebbe azzardare qualche ipotesi.
          diciamo che se vedi in galleria qualcuno che scuote la testa sconsolato dopo la cavatina di romeo potrei essere io!:)

          • Contento di essere stato d’aiuto per convincerti :) neppure io dal vivo ma temo che le registrazioni la dicano per com’è… Elisabetta, Ermione, Cenerentola e persino il giovanile Sigismondo sono piuttosto orribili… Comunque vedremo! Dai miei posti in loggione laterale (dicono scarsa visibilità ma non è così per alcuni) osserverò XD

  2. Piazzola è stato una bella sorpresa, è giovanissmo (classe ’85, e canta dal 2008!), qualche discontinuità in passato è comprensibile, ma canta! e cosa rarissima canta quasi sempre con la propria voce. concordo con Donzelli, nei passaggi elegiaci tende a sfocare alla Bruson. Piazzola ha voce chiara, se il ciel volesse che prendesse come modelli di gusto e tecnica di baritoni come de luca o basiola finalmente potremmo dire di avere un buon baritono da poter ascoltare. Da tener d’occhio, io intanto mi prenoto per risentirlo in Traviata a verona.

  3. Anch’io ho visto RAI5 Domenica mattina e, nel complesso, anche a me e’ sembrato uno spettacolo dignitoso, insomma si puo’ vedere e sentire.
    Strano anche a me e’ sembrato l’episodio del finale del Prologo: che bisogno c’e’ che Simone porti fuori dal palazzo il cadavere dell’amata ? Toh, guarda ci diamo tutti appuntamento all’alba per proclamare un Doge e lo troviamo con un cadavere in braccio. Insomma, in uno spettacolo sensato un’idea un po fuori luogo. Poi tutto dignitoso e accettabile fino al termine, con l’ultima scena in cui giustamente appare il mare, che e’ un protagonista anch’esso: e’ strana solo quella parete che separa i protagonisti dal mare ma comunque anche cura dei particolari: il sole che si muove all’orizzonte andando a tramontare, contemporaneamente alla morte del Doge e qui, colpo di scena: il fantasma di Maria che viene ad abbracciare Simone al momento della morte, Maria la madre s’intende. Tutto sommato potrebbe anche starci, ma dovrebbe apparirgli davanti e non abbracciarlo da dietro le spalle. Comunque, nel complesso, si puo’ vedere.
    Si puo’ anche sentire, perche’ l’orchestra ha suonato bene, in effetti. Tempi gia’ dal Prologo molto indugianti, forse troppo in certi momenti e, si’, mancanza di concitazione nel Prologo, all’inizio della scena del Consiglio, forse anche al momento dell’irruzione del popolo ma, se non ricordo make, non alla chiusa dopo l’auto-maledizione.
    Nel quartetto dei protagonisti chi meno mi convice e’ Meli. troppo limitato e sfocato in alto ed e’ piu’ o meno cio’ che ne avevo pensato all’inizio di quest’anno, sempre su RAI 5 e nel medesimo ruolo, in quel caso nell’allestimento di Roma.
    Anche a Roma c’era la Agresta e anche in quel caso avevo preferito lei: ora, anche a me, non esperto, risulta abbastanza chiaro che la Agresta e’ un lirico e che i panni di Amelia le vanno un po larghi, pero’ io la ascolto sempre con un certo piacere ponendomi al contempo la domanda: ma se lei si limitasse a indossare, proficuamente, i panni di una gaia fioraia o simili, chi indosserebbe, nell’anno 2014 e dintorni, i panni di Amelia-Maria ?
    Eh, si’, Piazzola sembra essere un cantante civile ma la figura del Doge esce forse un po sbiadita, dimessa, direi. Comunque, fra qualche mese (aprile) eccolo nei Puritani a Torino.
    Piu’ che dignitoso Giacomo Prestia, con qualche oscillazione di suono.
    Pero’ vorrei dire che anche il secondo baritono, Julyan Kim, ancorche’, pare, di volume limitato, e’ un cantante civile, soprattutto nel Prologo.
    Comunque, anche il Simone di Roma era uno spettacolo accettabile, per certi versi anche gradevole, visivamente anche piu’ di questo e poi baritono e basso, Petean e Beloselskij (spero di ricordare bene) non sfiguravano.

  4. Concordo pienamente. Ho trovato Piazzola molto migliorato sia vocalmente che per fraseggio rispetto alle prime esibizioni ,in cui pareva più un tenore drammatico corto che un vero baritono. Questo è già un buon segno. Tutto l’opposto di Meli che è sempre peggio.

  5. Ho assistito alla recita di domenica scorsa e condivido la recensione. Direzione eccellente ed orchestra sempre compatta e senza sbavature, rare volte ha sovrastato i cantanti. Sicuramente l’aspetto migliore della rappresentazione.
    Quanto ai cantanti l’unica insufficiente per me è stata Agresta, che comunque è molto più ascoltabile e gradevole della maggiorparte dei soprani in circolazione.
    Piazzola promosso, conferma l’ottima impressione della recente Traviata sempre alla Fenice.
    Meli ha abusato di falsettini e non mi è parso molto a fuoco se non nell’ultima parte dell’opera, comunque anche lui è molto più gradevole della maggiorparte dei tenori in circolazione.
    Se Piazzola canta con voce naturale, invece Kim tende ad inspessire e gonfiare, ma comunque pur sempre entro i limiti dell’accettabile. Prestia ha cantato onestamente, oscillazioni costanti e acuti sfibrati e traballanti, però pur sempre nella sufficienza piena.
    Quanto all’allestimento nulla da dire, il giusto accompagnamento allo spettacolo. Ci tengo a precisare che secondo me quando la prova dei cantanti è positiva e soddisfacente – come in questa recita – gli aspetti scenografici e registici passano per forza di cose in secondo piano. Ed il fatto che, in generale, si tenda a scrivere quasi di più degli allestimenti che delle voci…è molto significativo!

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