Il soprano prima della Callas, seconda puntata: Eleanor Steber, Met forever

Entusiasmarsi dopo quarant’anni di frequentazione dei teatri d’opera mi è accaduto, predisponendo gli ascolti di questa seconda puntata del canto sopranile ante Callas, grazie all’esecuzione di Summertime di Eleanor Steber.
Perfetta vocalmente: ogni nota risuona dove deve, ossia è “avanti” , quindi, nessuna stimbratura, opacità, omogenea in tutte le intensità dal pianissimo al forte ed in tutta la zona della voce.
Grandissima interprete: restituisce all’ascoltatore il clima della ninna nanna, sorretta dalla capacità di reggere un tempo lento, estranea al tentativo – legittimo – di fare folklore, come accade ad altre grandi, Price e Bumbry.
La carriera di Eleanor Steber coincide con il Metropolitan, dove debuttò nel 1940, il 7 dicembre e vi cantò ininterrottamente sino al 25 dicembre 1962, quando venne, di fatto, licenziata per essersi presentata ubriaca in scena nel ruolo di Donna Anna. Vi ritornò, però, una sola sera con una delle sue opere simbolo, Fanciulla del West, nel 1966 e l’applauso, cinque minuti di orologio che, eterni, l’accolsero all’entrata, rappresenta l’omaggio più grande che un pubblico possa dare ad un artista.

Il concerto di chiusura del vecchio Met è l’addio della Steber al suo teatro.
La Steber cantò, oltre al Met, in tutti i maggiori teatri americani; una apparizione a Bayreuth nel 1953 come Elsa ed al Maggio Musicale Fiorentino nel 1954 come Minnie nella Fanciulla, in uno spettacolo che configura una pietra miliare del Maggio Musicale e dell’interpretazione pucciniana.
Fu anche una famosa concertista ed in concerto si esibì sino agli anni settanta. Una delle sue più ricordate esibizioni concertistiche avvenne al Continental Bath, sauna gay di New York.
Genio e sregolatezza. Nel romanzo di Robert Merrill “Le primedonne” è facile scorgere nei panni di Gloria, incline a qualche alzata di gomito, il grandissimo soprano americano. Ma è anche esemplare l’ammirazione di cui Merrill, collega spesso sulle tavole del palcoscenico del Met, fa oggetto Eleanor Steber.
Vicende e fortune umane della Steber non furono, purtroppo, pari a quelle artistiche. Che, ripeto, sono uniche.
Ho il fondato dubbio che in Italia, e con altra temperie culturale e musicale, la Steber avrebbe potuto essere la più seria e completa antagonista proprio della Callas. Ben più di Renata Tebaldi.
Eleanor Steber cominciò come soprano lirico o addirittura lirico leggero. Il debutto al Met (e di fatto debutto sulle scene) avvenne con Sofia del Rosenkavalier, cui seguirono, nel volgere di tre o quattro stagioni, le tipiche parti del soprano lirico: Margherita del Faust, Alice del Falstaff, Eva dei Maestri cantori, Violetta di Traviata e soprattutto Mozart (Contessa, Donna Elvira, la prima dama del Flauto e Konstanze del Ratto dal serraglio e la Fiordiligi del Così).
Nella prima fase della carriera, diciamo sino al 1950 circa, la Steber era, prima di tutto, una grandissima mozartiana. La maggiore e più accreditata negli Stati Uniti. Non è un caso che la mozartiana per eccellenza delle major discografiche debutterà al Met solo nel 1964 e nel Rosenkavalier.
Nel decennio successivo aggiunse al repertorio anche parti decisamente spinte a partire da Wagner (Elsa, fu la prima americana a Bayreuth, ed Elisabetta) sino a Puccini (Minnie e Tosca, Butterfly era stata una meteora nel 1949), Verdi, oltre a Violetta la Leonora del Trovatore ed Elisabetta di Valois, Strauss con Marescialla, Arabella, il passaggio da Donna Elvira a Donna Anna e l’incontro con l’opera moderna, Wozzeck, in prima al Met, e la prima esecuzione mondiale di Vanessa di Barber.
Larghissima è stata la frequentazione con il repertorio cameristico tedesco e francese, oltre che i songs americani.
Si deve aggiungere che la Steber cantava in inglese, tedesco, italiano e francese senza difficoltà o difetti di pronuncia, anzi la precisione di accento e l’attenzione alla cosiddetta “parola scenica” sono capisaldi dell’interpretazione e della storicità di Eleanor Steber.
Se si escludono Furtwängler e Karajan, direttori attivi essenzialmente di piazze europee, la Steber ha collaborato con tutti i grandissimi della bacchetta a partire da Toscanini per proseguire con Walter, Szell, Mitropoulos (qui un vero sodalizio), Reiner, Busch sino a Maazel.
Intensa attività discografica sia di opere che di recital discografici spesso diretta da grandi direttori (si pensi ad un recital mozartiano con Walter e alle Nuits d’été con Mitropoulos).
Se carriera, repertorio, cronologia e collaborazioni della Steber sembrano quelle delle attuali più quotate e retribuite star discografiche, quest’ultime spesso, alla prova del palcoscenico, non reggono e le loro performance specie fuori dei teatri di influenza delle case discografiche sono problematiche. Si pensi al burrascoso rapporto Studer o Ricciarelli con la Scala, o al debutto di Renée Fleming, sempre nella sala del Piermarini.
Nessuno di questi inconvenienti alla nostra, che, al contrario, si prendeva il lusso di cantare matinée e serale al Met.
Quando si parla, oggi spesso a sproposito, del rapporto fra un cantante ed un direttore, per averne l’esatta portata si dovrebbe ascoltare quello che accade nella grande aria della Contessa del terzo atto delle Nozze con Bruno Walter. Cantante e direttore sono tutt’uno con una identica perfezione tecnica e danno luogo ad una interpretazione di perfetto equilibrio fra stile ed esigenze drammatiche. E’ un Mozart elegante e vibrante al tempo stesso, accento scandito e perentorio e dall’altro malinconia e rammarico. E la situazione interpretativa si presenta identica con la donna Elvira, sotto la guida di un altro grande: George Szell, nel dicembre 1944.
Le arie acrobatiche di Mozart dall’Exsultate jubilate a quelle del Ratto o del Così, ma anche la pazzia di Elvira ( un divertimento concertistico di una Steber matura, 1957) sono per precisione di esecuzione la smentita che prima della Callas nessun soprano fosse in grado di eseguire correttamente passi di agilità, a meno che non si trattasse di un cosiddetto soprano di coloratura. Inutile dire che, secondo quanto acquisito nel dopo Callas, la Steber dà anche senso a quelle colorature che canta.
Questa capacità, perdono per la ripetizione, è la conseguenza diretta del pieno possesso della tecnica di canto. In questo senso i filmati dei Firestone (i famosi concerti televisivi degli anni quaranta e cinquanta) sono esemplificativi della perfetta respirazione e del compiuto sostegno del fiato di cui la Steber disponeva. Un’esecuzione dell’aria di Nedda dei Pagliacci è esaustiva e non serve alcun commento.
Infatti quando la Steber affronta Maria del Wozzeck esemplifica che il cosiddetto canto declamato non è affatto una serie di scomposti urli e rantoli, spacciati per adesione al personaggio, ma prima di tutto il risultato del controllo assoluto del fiato che, anche quando la scrittura non è rispettosa delle esigenze vocali e l’ordito orchestrale meno ancora, consente di emettere suoni facili e timbrati e di dare senso ad ogni parola e frase.
E lo stesso accade quando la Steber affronta Strauss. Nel Rosenkavalier, sotto la guida di Fritz Reiner (Met 1949), la voce della Steber è uno strumento in perfetta sintonia con la bellezza orchestrale che la partitura richiede. Una Marescialla dalla voce brutta, perché mal emessa o dalle troppo insistite sottolineature del testo e dai ricercati preziosismi, è quanto di meno straussiano possa esistere. In questo senso è evidente che la Steber aveva come modello, disponendo di una più completa quadratura tecnica, la Marescialla di Lotte Lehmann.
Le interpretazioni della Steber procedono nello stesso modo anche con Wagner. Nel Lohengrin, Elsa è sognante, innamorata ed estatica, eseguendo i segni di espressione (forcelle in primis) e cantando ogni suono, tanto è che alla fine del duetto d’amore del terzo atto Windgassen, in una parte a lui assolutamente congeniale, è piatto dinnanzi a questa Elsa, che alla chiusa regge senza sforzo frasi non certo agevoli ed orchestre corpose. La liricizzazione di Wagner non era stata codificata, ma la Steber come quasi tutti gli interpreti di scuola o frequentazione statunitense, la praticava ante litteram. Rectius ante Karajan.
Quando si ascolta Elisabetta di Valois, una delle pochissime parti da soprano drammatico verdiano che la Steber affrontò, e perché soprano drammatico non lo era e perché il monopolio di quei ruoli era della Milanov, si ha la dimostrazione che il canto professionale e di scuola serve per emettere, alla fine della serata e dopo vent’anni di carriera, i suoni morbidi, dolci ed, al tempo stesso, corposi e timbrati con cui Elisabetta dà commiato al figliastro. Un figliastro, di nome Richard Tucker, che canta ed interpreta esattamente allo stesso modo.
Dimenticavo, ma non è neppure il caso di dirlo perché lo vede chiunque. Secondo le più tipiche caratteristiche della cantante idolatrata dal pubblico americano, Eleanor Steber era anche molto, molto bella.
Gli ascolti – Eleanor SteberRameau
Le Berger Fidèle

Mozart
Die Entführung aus dem Serail – Martern aller Arten

Le Nozze di Figaro E Susanna non vien…Dove sono i bei momenti

Don GiovanniAh, del padre in periglio…Fuggi, crudele, fuggi(con Jan Peerce)

Don Giovanni In quali eccessi, o Numi…Mi tradì quell’alma ingrata

Die Zauberflöte Ah, ich fühl’s

Exsultate, jubilate

Schubert
Ständchen

In Abendrot

Bellini
I Puritani Qui la voce sua soave…Vien, diletto

Berlioz
La Damnation de Faust –  D’amour l’ardente flamme

da Les Nuits d’Eté:
Villanelle

Le Spectre de la Rose

Absence

Au Cimetière

L’lle Inconnue

Gounod
Faust Il se fait tard (con Eugene Conley & Cesare Siepi)

Verdi
La Traviata E’ strano…Ah, fors’è lui…Follie! follie!…Sempre libera (con Giuseppe Di Stefano)
La Traviata Di sprezzo degno…Alfredo, Alfredo, di questo core (con Giuseppe Di Stefano & Robert Merrill)

Don Carlos J’avais fait un beau rêve (con Richard Tucker)

Otello Ave Maria

J. Strauss II
Die Fledermaus Klänge der Heimat (Csárdás)

Wagner
Lohengrin Euch Lüften, die mein Klagen

Lohengrin Das süsse Lied verhallt (con Wolfgang Windgassen)

Die Meistersinger von Nürnberg Gut’n Abend, Meister! (con Herbert Janssen)

Puccini
Tosca Non la sospiri la nostra casetta (con Carlo Bergonzi)

Tosca Ed or fra noi parliam da buoni amici (con George London & Carlo Bergonzi)

Charpentier
Louise Depuis le jour

R. Strauss
Der Rosenkavalier Da geht er hin

Der Rosenkavalier Marie Theres’…Hab’ mir’s gelobt (con Risë Stevens & Erna Berger)

Die Frau ohne SchattenIst mein Liebster dahin

Arabella Das war sehr gut, Mandryka (con George London)

Freundliche Vision

Canteloube
da Chants d’Auvergne:
Passo pel prat

Berceuse (Soun, soun, bèni, bèni)

Fibilou par una sera

Berg

Wozzeck – Und ist kein Betrug

Copland
da Old American Songs:
Long Time Ago

Simple Gifts

Gershwin
Porgy & BessSummertime

24 pensieri su “Il soprano prima della Callas, seconda puntata: Eleanor Steber, Met forever

  1. Bellissimo post.Congratulazioni per aver ricordato una delle piú grandi primedonne della storia.A volte la nostra prospettiva di europei ci porta ad alterare la scala di valori.Gli americani per esempio,oltre alla Steber,hanno sempre considerato Gabriella Tucci una delle piú grandi cantanti della sua epoca.La Callas negli Stati Uniti non era affatto considerata quel mito che noi ritenevamo in Europa.Le vere dive del Metropolitan erano,a quell´epoca.oltre alla Steber,la Milanov e la Nilsson.Detto questo,aggiungo che della Steber mi parló in piú occasioni Mario Del Monaco,che la riteneva una delle piú grandi cantanti con cui aveva lavorato.
    Saluti da Stoccarda e ancora complimenti.Questo blog sta diventando un punto di riferimento per gli appassionati,e non lo dico per piaggeria.

  2. caro mozart 2006,
    presto parleremo anche di gabriella tucci.
    quanto alla steber ti ringrazio per l’apprezzamento. è una cantante veramente unica, oggi in un mondo che vuole, sotto l’egida e l’auspicio delle mayor del disco, soprani tuttologhe e tuttiste la steber sarebbe incomparabile. con la sua tecnica con la straordinaria proiezione della voce (un amico anziano e frequentatore del met negli anni 50 giusto oggi mi ha detto che la voce della steber al vecchio met era immensa) poteva cantare quel che voleva. il confronto con le fleming, le netrebko è impietoso. almeno a mio avviso.
    credo ciecamente a quanto detto da del monaco. nella fanciulla fiorentina è una lotta all’ultimo sangue e per coprire del monaco, o quasi come accade nel finale e per non farsi sommergere dall’orchestra di mitropoulos, che proiezione doveva avere quella voce!!!
    alla prossima
    domenico donzelli

  3. ciao musicofilo,
    non è che i due brani da Te segnalati non funzionino; semplicemente gli scarichi hanno superato il massimo consentito e, quindi, Tuo malgrado devi attendere le 24.000.
    Purtroppo nonostante ci siamo attrezzati con un un più potente account quando si propongono ascolti interessanti finisce sempre così.
    Ti chiediamo solo di avere pazienza.
    ciao domenico

  4. Beh… Che dire!!!! Grandissima Eleanor… La sua incisione di Butterfly rappresenta un capisaldo fondamentale dell’interpretazione pucciniana di tutti i tempi… Grazie davvero per i bellissimi ascolti proposti. Sono rimasto senza parole per le arie d’agilità postate: non credevo che un soprano ante-Callas potesse eseguire così bene un’aria come Martern aller arten… Nella vita ci si può sempre ricredere:)

  5. Complimenti per questo bel post su una della cantanti che amo di più. Me ne innamorai ascoltando i suoi Vier Letzte Lieder e da lì iniziò la ricerca di sempre nuove esecuzioni. Avrei un ulteriore suggerimento di ascolto per far capire quanto profonda fosse la sua conoscenza della prassi esecutiva belcantistica: l’aria dal Re Pastore “L’Amerò sarò Costante”: la cadenza è assolutamente stupefacente.
    Volevo sottolineare alcune imprecisioni del post: non è vero (purtroppo) che cantò ininterrottamente al Met fino al ’62. A partire dall’arrivo di Bing nel ’50 iniziò la sua eclissi da questo teatro e soprattutto dalla metà degli anni ’50, col deteriorarsi dei suoi rapporti con Bing, le sue apparizioni divennero semrpe meno frequenti, saltando anche intere stagioni. E non è vero che fu cacciata perchè si presentò ubriaca al Don Giovanni: fu invece una ripicca del bizzoso e preseuntuoso Maazel ventenne che non volle adattare i suoi tempi nell’aria del secondo atto provocando un’esecuzione penosa da parte della cantante. Non è neanche preciso che fu la prima americana a Bayreuth: la Varnay la precedette di un anno (diciamo che fu la prima Elsa americana a Bayreuth).

  6. molte grazie per i meravigliosi ascolti che stanno allietando quensto mio sabato pomeriggio in ospedale e anche la degenza dei miei pazienti. non consocevo diverse cose e sono stato sincerametne commosso dall’ascoltarle. finalmente poi si sentono ricordare grandi artisti nella giusta prospettiva. senza nulla togliere ala grandezza della Callas e a quanto di significativo abbia rappresentato per la musica ed il teatro trovo molto irrispettoso e ingiusto il voler continuare a sostenere ancora oggi che prima di lei vi fosse il nulla e dopo solo cenere e rimpianto. la musica è una forma artistica che vive in diversi tempi e luoghi solo grazie all’impegno ed al continuo avvicendamento degli interpreti. nell’interpretazione non credo si possa mai dire che esista un punto di arrivo definitivo ed assoluto è proprio per questo che contunua ad essere emozionante andare ogni sera a teatro. un saluto e grazie ancora
    francesco, Roma

  7. Con un bel ritardo leggo l’intervento di claudio lo ringrazio degli appunti circa el imprecisioni ed a mia volta gli rammento che prima della varnay a batreuth si esibì lilian nordica ossia lilian norton, più americana della quale……
    per quanto riguarda le assenze, però non credo ve ne furono mai sino alla stagione 1961-’62. addirittura nella 1957-’58 la Steber si accaparrò due new production. privilegio che credo non toccò ne alla milanov (ormai alal fine della carriera) nè alla signorina Tebaldi.

    ciao

  8. Ottimo omaggio; ottima cantante. Mi piace particolarmente ascoltare le sue rendizioni di Mozart: con voce timbratissima e tonda e grande temperamento, piuttosto delle vocine biancastre attuali e la freddezza de qualche diva tedesca quasi intoccabile.

    Saluti.

  9. Stamattina sul treno delle 7 ho chiuso gli occhi e mi sono goduto gli ascolti. All’aria della Damnation mi sono venuti i lucciconi con conseguente scolo.
    La gente mi avrà preso per scemo, ma io ero felice come poche volte in questo periodo. Grazie, grazie, grazie: a voi per aver riattivato questi ascolti e alla Steber per essere esistita. :)

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