Ascolti comparati: “Minuit, chrétiens”. Roberto Alagna vs. Raoul Jobin

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Sono imminenti le feste di fine d’anno e questa puntata di Ascolti comparati non poteva che essere dedicata a uno dei più celebri canti natalizi, già oggetto di una pregnante analisi (in chiave di basso) firmata dall’amico Mancini.

Nel caso specifico abbiamo scelto due cantanti che declinano in maniera profondamente diversa, per non dire antitetica, il modello del tenore da opera francese, il canadese Jobin e il siculo-gallico Alagna. E del resto il brano, di contenuta difficoltà vocale, è per consolidata tradizione un banco di prova per quei cantanti, massime francofoni, che sono o vogliono essere in primo luogo dei fini dicitori. Nonostante la generosa natura, non rende giustizia all’intima solennità del brano Roberto Alagna, che in basso emette suoni vuoti e stenta, risultando instabile e chévrotante, già sul mibem3 di “l’heure solennELLE”, per non parlare di quello che avviene quando la tessitura sale anche solo di poco alle parole “Attends ta délivrance” e soprattutto alle diverse ripetizioni di “Noël”. La dinamica è bloccata su un costante mezzoforte, la dizione è buona, ma le frasi si susseguono senza una variazione di accento o un accenno di sprezzatura, mortificando il testo poetico al pari di quello musicale, che da inno mistico risulta ridotto (o per meglio dire, degradato) a una sorta di pomposa cantilena. Raoul Jobin, oltre a dar prova di uno strumento maggiormente omogeneo e meno titubante non solo in prima ottava, ma anche in acuto, compreso il si bemolle3 dell’ultima frase (previsto in “oppure”), riesce a differenziare con una semplice variazione del colore vocale il primo dal secondo “Noël”, sottolineando inoltre, con un’accorta smorzatura del suono (in una zona non certo propizia per la voce tenorile, come quella compresa tra re2 e sol2 – si tratta di una puntatura al grave eseguita peraltro anche da Alagna), la pregnanza di una frase come “l’amour unit ceux qu’enchaînait le fer”.

Non sono però questi i soli e per certo neppure i principali auguri che il clan della Grisi ha in serbo per i suoi affezionati lettori. La notte di Natale porterà con sé ben altre sorprese.

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13 pensieri su “Ascolti comparati: “Minuit, chrétiens”. Roberto Alagna vs. Raoul Jobin

  1. Peccato per Alagna. Avrebbe potuto essere un tenore non certo inferiore a Jobin. Da aver avuto tutte le qualità per affrontare un repertorio adatto alla sua vocalità con buoni risultati ad essere in difficoltà in brani come questo o nelle canzoni popolari è abbastanza significativo . È il solito discorso….

  2. Personalmente prediligo Georges Thill, Non mi piace Alagna perchè è sguaiato, No anche a Dieghito perche troppo “leggero” Jobin non ha fascino Pavarotti è troppo compassato, Bjorling da un certo clima ma è un poco freddo, Franz è molto interessante ma tendenzialmente freddo, Ballo non esiste proprio, Verreau troppo compito,Lanza è una americanata,Per ultimo il Kaufmann ancora come tenore ma si intravedono i suoi birignao da baritenoruccio.
    Morale l’aria è natalizia e deve infondere gioia senza sbracare.

  3. Brano interessante, certamente non di trascendentale difficoltà ma la cui stroficità mette bene in evidenza chi sa gestire l’arcata musicale con il fiato e chi no, Alagna con il suo costante mezzo forte da la senzazione di arrivare più volte a fine frase corto di fiato, voce molto bella ma anche i più convinti evoluzionisti del canto e fans dell’intrepretazzzione dovranno convenire che qui l’atteggiamento un po’ guascone e esteriore, il tono monotono che tiene Alagna dall’inizio alla fine non fa di questa registrazione una bella prova. Poi tra i tanti postati da Rigo, da ascoltare l’attacco di Pavarotti che spiega perfettamente perché Pavarotti è stato Pavarotti, Thill, Franz, e perchè no? anche Ballo, certamente superiore sia ad Alagna che a Kuafmann.
    p.s.
    Flozer è vero, nasaleggia non poco ma almeno veste con buon gusto, Alagna è inguardabile.

  4. Io sta storia del “timbro opulento”, della “natura generosissima” e del “gran mezzo vocale” di Alagna nun l’ho mai capita sinceramente. Timbro metallico, intubato e latrante per natura fisiologica e non per totale inettitudine tecnica, che è comunque evidente.

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