KULTURA 4 o $ ?

mutiEra stata, a suo tempo certo più inattesa e stupefacente la notizia che Riccardo Muti, dopo un ventennio scaligero, si contentasse dell’Opera di Roma, pur ribattezzata Teatro Costanzi di quella, che ora andiamo a commentare, ovvero delle sue dimissioni. Siamo onesti  sin dal ventennio, quello originale, per dare lustro anche sotto il profilo musicale alla capitale, si era tentato a suon di molti e molti milioni di lire di far rivaleggiare il Reale dell’Opera con la Scala, operazione impossibile perché  Roma manca di quello che Milano ed anche Napoli o Bologna vantavano: il pubblico. Abortita l’operazione fascista (il cui punto più significativo fu un atto avverso al regime come la prima italiana di Wozzeck per merito di Tullio Serafin),  vissuto per un trentennio di sporadiche produzioni importanti o eventi mondani (la fuga della Callas da Norma o il debutto italiano di Marilyn Horne come Tancredi) perché dei due partiti importanti in Italia uno abborriva la cultura come manifestazione del diavolo ovvero del modernismo e l’altro la spargeva con assoluta cecità e bieca preclusione (vedasi la gestione scaligera del post ’68) altrove su terreni ritenuti più fertili e recettivi. Aggiungiamo a questo che da almeno cinquant’anni chi lavora nel teatro (massa artistica o meno) ha preteso ed ottenuto per pari demerito di entrambe le parti politiche ben dedite al clientelismo, di cui gli under 40 pagano prezzo ben più oneroso dell’ epidemia manzoniana, “il posto fisso” e che questo posto fisso per  far felici e contenti tutti è stato ampliato a dismisura, tutelato sconsideratamente sino a che crollato il mercato dell’auto o dei frigoriferi è crollato (ammesso che per Roma fosse mai decollato) quello del melodramma. Solo che nessuno è disposto, sull’esempio di chi staziona nei palazzi, a cedere un centimetro dei cosiddetti “diritti quesiti” anche davanti alla oggettiva situazione dei teatri italiani da “libri in tribunale” per ricorrere ad una dolorosa quanto oggi consuete immagine jus privatistica. Insomma una tipica, incancrenita, irreversibile situazione italica dove nessuno fa un passo indietro dove tutti hanno ragione e la rovina cresce e dove chi non vanta diritti quesiti è a spasso e taglieggiato.

In questa situazione è stato innestato Riccardo Muti. E non possiamo cantare  il finale del Barbiere. Si può osservare qualche miglioramento nell’orchestra (solo con riferimento alle produzioni dirette dal maestro, però), ma i titoli proposti sono stati quelli già affrontati più volte, cantanti scadenti, non che Muti abbia mai brillato per scelte di cast e quando disponeva di elementi di elevatissima qualità non sapeva che cavarne perché vi era sempre l’intralcio della sua personalità e del suo modo di ragionare anti melodrammatico, pur essendo il direttore famoso con il più ampio carnet di titoli melodrammatici (il repertorio è altro concetto). E poi il Muti approdato a Roma anche per quei motivi, che aprirono la borsa del regime fascista non era e per età e per  carattere il direttore che nel 1972 (certo con Tucker Deutekom Zanasi Gonzales) dirigeva un Ballo in maschera già completo e perfetto, alla latina. Non solo non è da meno di tutti gli altri “grandi” chiamati a dare lustro e risollevare sorti e quindi compensi faraonici, nepotismo ed altri comportamenti che soprattutto in epoca di ristrette finanze non sollevano simpatie, ma anzi.

Queste sole le colpe del direttore mica imporre più prove ad un’orchestra e ad un coro che per essere a livello decoroso ne ha bisogno come il pane da mangiare e che questa sia la cura non è neppure il caso di discuterne, visto l’esempio delle compagini torinesi prima e dopo la “cura” Noseda. E che la cura sia stata gradita ai pazienti torinesi (oltre che al pubblico) sta nell’attaccamento che l’orchestra ed il coro hanno manifestato per il direttore al fine di scongiurarne la partenza, che equivarrebbe ad una perdita irreparabile. Perché se è il malato che ha rifiutato la cura adducendo motivazioni sindacali, che  celano solo opportunità (scarso impegno sul posto di lavoro, che consenta  lezioni private, altri incarichi magari retribuiti sempre con soldi pubblici) allora bene, anzi BENISSIMO ha fatto il maestro a salutare la capitale. Ed il monito della Zia Fidalma “vergogna” è giusto da parte del pubblico, che non dimentichiamolo, è, per tramite del salasso (ops prelievo) fiscale il vero datore di lavoro di orchestrali, coristi e amministrativi.

E la perdita, per quanto non irreparabile per i motivi che abbiamo accennato, è  meritata ed al malato dovrebbero essere prontamente staccate spina ed alimentazione, che lo tengono in vita.

Se come si favoleggia e fa oggetto di gossip l’addio è strumentale ad altro incarico, che potremmo chiamare ritorno in patria perché la pappa col pomodoro è oggi (metafora gastronomica) più grata dei fagioli con le cotiche perchè oggi i luoghi della politica, vogliono privilegiare l’Arno allora non l’addio di Ottavia, ma il monito della Zia Fidalma anche per il maestro.

Per quel che possa valere l’opinione di Donzelli, come in tutte le separazioni e divorzi le colpe stanno nel mezzo.

Immagine anteprima YouTube

31 pensieri su “KULTURA 4 o $ ?

  1. Dato che sono di Roma, avevo intenzione di andare al Costanzi, nonostante i cast non propriamente eccezionali. Nella Tosca, per esempio, il quasi tenorile Frontali sarà Scarpia e Serafin, diva del mondo pucciniano purtroppo con pesanti lacune di tecnica, sarà Tosca, ma lo spettacolo mi sfizia comunque, dato che si dice che la scenografia sarà basata sui bozzetti della prima assoluta nel 1900…staremo a vedere.

  2. Donzelli, vorrei ricordarti che Muti è legato alla Emi.
    il periodo turbolento di Muti alla scala era stato aiutato dalla differente collocazione di Abbado con la DG….poi ci sono di mezzo le miserie sindacali e le serate con la filarmonica…..un groviglio di interessi e di miserie che con il Bimbumbam sono esplose. Prosit

    • Muti non è più legato alla EMI da un pezzo. E francamente non credo che le case discografiche influenzino più di tanto (vengono così pochi dischi…): la EMI, poi è sparita ed è confluita nella Warner (così come DECCA, PHILIPS e DGG sono tutte UNIVERSAL, e la SONY si è pappata RCA, Columbia etc…). Tutte etichette che non hanno nella classica i maggiori introiti…anzi. Le miserie sindacali non dipendono certo dall’illusorio potere delle “perfide multinazionali del disco”, ma dal sistema italiano, dall’intreccio bastardo di politica e cultura, da una strenua difesa di privilegi obsoleti a garanzia di un esercito di nullafacenti piazzati a coprire posti inutili ma ad alto coefficiente politico, dallo spreco che non è spreco ma un ben oliato meccanismo di ruberie e truffe e malaffare, dalla mancanza di professionalità, decoro e onore dei molti che vivacchiano in questo sistema, dall’eterna deresponsabilizzazione di tutti contro tutti. Inutile elencare le follie per cui si agitano scioperati e scioperanti (l’elenco dei privilegi è tanto lungo quanto assurdo), l’incapacità di sovrintendenti nominati solo per spartirsi torte e merende, veti incrociati, clausole bizantine, diritti e rovesci…in un balletto infinito che continuerà finché ci saranno soldi da spartire. Altro che EMI o DGG. Altro che Abbado o Barenboim o Muti. Quanto all’Opera di Roma…lasciamo perdere (fino a poco tempo fa il vicepresidente era Bruno Vespa…)

  3. Salve!
    Nella mia non pluridecennale frequentazione dei teatri sono già incappato in diverse fastidiosissime turbolenze: Anna Bolena a Firenze (con il pianoforte), Carmen a Genova (non pervenuta), Manon Lescaut a Roma (recita andata in scena ma con rischio fino all’ultimo – e non essendo di Roma…). Ogni volta è sempre la solita storia… Ma si possono “aggiungere in catalogo” ed elencare questi privilegi di orchestrali e maestranze una volta per tutte? Sono verità oppure chimere le “indennità di trucco” degli orchestrali che devono suonare la tromba in palcoscenico e tutte le altre cose di cui si vocifera?

    • Difficile fare l’elenco, perché molte indennità e privilegi sono state inserite nei contratti: in sostanza restano, ma non più con la denominazione che genera sacrosanto scandalo: tra le diverse – confluite o meno – si contano l’indennità smoking, l’indennità lavanderia, l’indennità trucco, l’indennità “Caracalla” (per gli orchestrali romani che suonano all’aperto), l’indennità lingua straniera, l’assicurazione dello strumento, l’indennità strumento, poi gli straordinari eccedenti le 6 ore di lavoro al giorno, i doppi stipendi (in caso di impiego anche nei concerti della filarmonica), gli spettacoli modificati per questioni sindacali (tagli imposti per non sforare l’orario, intervalli aggiunti per garantire la pausa, come nell’ultimo Hollander scaligero che doveva andare in scena senza soluzione di continuità)…e via di seguito. I privilegi non riguardano solo orchestrali e maestranze, naturalmente, ma anche le dirigenze, premiate con generosissimi stipendi e bonus a fronte di risultati fallimentari (il caso del milioncino di euri a Lissner occupò tempo fa le polemiche giornalistiche)…sino ad arrivare alla cifra assolutamente spropositata del 70% dell’incidenza delle spese di gestione amministrativa (stipendi) sull’intero budget dei teatri. A questo si sommi il disagio del pubblico che in determinati periodi di conflitto non sa se ascolterà lo spettacolo pagato, se lo ascolterà con accompagnamento di piano, o senza luci, o senza costumi etc…visto l’abuso di quello strumento ottocentesco come lo sciopero che fa parte della sceneggiata privata e interna dato che chi ci perde è solo lo spettatore, non certo l’ente che continua a percepire i ricchissimi fondi che lo stato gli garantisce (prelevati dalle nostre tasche in un virtuosismo di tassazione degni di Liszt o di Paganini). Spesso poi si ha la sensazione che lo sciopero sia un rituale da rinnovare in occasione di prime o spettacoli sensibili per grattare qualche privilegio in più (non mi ricordo in quale teatro, dove i sindacati hanno minacciato scioperi e agitazioni per una fumosa questione di interessi anatocistici che non riguardavano per nulla gli stipendi delle maestranze, ma la mala gestio della sovrintendenza). Ricordo la battaglia sindacale culminata con la cacciata di Muti dalla Scala: un episodio vergognoso che ha portato allo sfascio artistico di un teatro. Ricordo pure un concerto di Boulez alla Scala: il programma fu modificato all’ultimo – e io chiesi il rimborso del biglietto – perché la prevista Sinfonia di salmi di Stravinskij fu boicottata dal coro che pretendeva di considerare la serata come “opera” e non come concerto (pretendendo gli straordinari). A fronte di privilegi, vi sono poi i soprusi commessi nei confronti dei tanti precari che vengono impiegati a compensi miserabili mentre manager e dirigenti si spartiscono torte e merende (e le generose elargizioni del FUS). Un sistema del genere non è sostenibile e non è paragonabile a nulla di esistente nel mondo civile: né in quello fondato sugli investimenti privati, la defiscalizzazione delle devoluzioni, gli sponsor etc… (come nel mondo anglosassone e in diverse realtà austro tedesche) né in quello statalizzato alla francese, dove lo stato finanzia la cultura, ma dettando regole ben chiare di trasparenza e senza possibilità di ruberie e sprechi. Il sistema italiano come in ogni cosa è chiamato “misto” che in realtà significa solo “limaccioso”: habitat favorevole allo scambio, all’ingerenza politica, ai privilegi e alle spartizioni più vergognose.

        • Ce ne sarebbero tante altre: l’indennità umidità, l’indennità da inclinazione del palco, l’indennità danza per i coristi che si muovono ritmicamente, l’indennità armi, sino alle assurdità per cui il coro prova a parte e non con l’orchestra (così nelle prove d’insieme col regista rimane a bocca chiusa)…ho letto pure di proteste sulla temperatura più alta o più bassa di 1 grado in buca o dei secondi e terzi impieghi che gli orchestrali spesso hanno privatamente nel moltissimo tempo libero (a proposito, loro ritengono il termine “orchestrali” dispregiativo, così i loro rappresentanti sindacali hanno diffidato la stampa ad utilizzare il termine “professori d’orchestra”…)

          • accidenti Duprez …è tutta un indennità….beh se andiamo avanti cosi l’indennita sarà la liquidazione di fine rapporto di lavoro ( e ci sono i soldi ) 😀

  4. Aggiungo anche che il Teatro Comunale (prima di divenire Opera di Firenze) aveva messo in esubero parte del personale (da questo le sventure della Bolena) per poi proporre un bando di assunzione meno di un anno dopo per le maschere di sala…. Che storia è!?!?!?!?!?!?!?!?!

  5. @ Donzelli, è proprio così: quella degli attuali under 40 è la prima generazione dal dopoguerra ad oggi (sic) per la quale non riesce il trucchetto socialista di ritardare gli effetti a breve termine dell’incremento del debito pubblico. In poche parole, di vivere al di sopra delle proprie possibilità, scaricando sulle generazioni successive. In tempi di diminuzione della crescita economica, la fiscalità che occorre a finanziare il debito erode i capitali privati in modo devastante. Ricordo che in Italia il debito pubblico è pari a poco più di 36.000 (trentaseimila) euro pro capite; 144.000 euro per una famiglia di quattro persone. Prima o poi sarebbe toccato a qualcuno. E siamo solo agli inizi. Tuttavia, quella 30-40 è una generazione ormai perduta.

    Ha pagato

    • Zagreo, ma quale trucchetto socialista. Ad avere il debito pubblico più elevato al mondo sono gli Stati Uniti, non propriamente uno stato socialista ( comunista è invece il principale detentore dei titoli di stato USA, la Cina). In compenso Ceasescu si è reso famoso per avere abbattuto a tempo record il debito pubblico della Romania socialista ( affamando peraltro la popolazione ). Il debito pubblico italiano è decollato ai tempi del CAF, democristiani + craxiani, socialisti molto ma molto per modo di dire. In compenso le grandi socialdemocrazie europee non sono per niente afflitte da eccesso di debito pubblico. Uno delle principali cause del debito pubblico italiano, l’evasione fiscale più larga dell’intero mondo occidentale, non è del resto classificabile come trucchetto socialista. Detto questo concordo in pieno con l’analisi di Donzelli.

      • Non so quanto possa interessare agli altri. Comunque, ecco la mia risposta, breve e non esauriente. Anche lasciando da parte l'”essenzialismo” terminologico (qual è l'”essenza” del socialismo?), non risulta che il conservatorismo fiscale nasca in seno alle teorie socialiste, stataliste, collettiviste: anzi, è vero il contrario. Inoltre: 1) Sugli USA si illude. Non sa che i “liberal” nulla hanno a che fare con il liberalismo classico? Da un pezzo non sono più la seconda patria del liberalismo. 2) Ceausescu, ma potrei anche dirle Ataturk, puntavano a estinguere il debito ESTERO (nel caso di Ataturk era il debito ottomano) per riguadagnare uno spazio di manovra politica. Chiaro o devo continuare? 3) Craxi & Co. secondo lei erano seguaci di Hayek? 4) Non so cosa intende per “eccesso di debito”. 5) Ecco la bufala delle bufale, l’evasione come causa del debito. Almeno avesse detto del livello di pressione fiscale. Sa, è improbabile che aumentando le tasse possa diminuire l’evasione; le dice niente?

  6. a Roma tanto tuonò, che piovve… ho letto tanti commenti brillanti e dettagliati, c’è poco o nulla da aggiungere. Da parte mia il personale rammarico di avere meno ragioni di prima per andare a Roma (ci vado spesso, ma con l’Opera aggiungevo due o tre viaggi l’anno…) e la speranza di vedere chiudere il Teatro per ragioni economiche (la Scala dopo la Grande Guerra rimase chiusa o semichiusa per anni, e nessuno se lo ricorda…).
    Muti non è persona facilissima, lo sappiamo. Ma nello specifico, credetemi, altri sarebbero letteralmente scappati con frac in mano dopo le sgradite e inattese visite dei sindacalisti in camerino. Lui ha provato a tener duro e dopo il mezzoscandalo giapponese ha parlato, pensato, digerito… e vomitato.
    Da parte mia. infine, la gioia di vederlo alle prese sempre di più coi ragazzi della Cherubini; andate a sentirli… sono ragazzi davvero (intendo: non “ragazzi” di 50 anni…) e hanno voglia, e si sente.

      • i 20 e passa professori d’orchestra malati quando e’ partita la tournée: in inverno avevano dichiarato sciopero per farla saltare… poi, penso anche per le magiche indennità, qualcuno si sarà messo in mezzo e il viaggio si è fatto, ma diversi professoroni d’orchestrona (tra cui il primo violino, giusto per dare il “la”) hanno pensato di ammalarsi in gruppo; almeno si fosse trattato di ebola…

        • E questi sarebbero musicisti ? da mandare a zappare come quei divi in maglietta e mutante che giocano con i piedi,con tanti giovani che escono dai conservatori, con un futuro tutto da vedere’e questi si comportano in questa maniera,teatro da chiudere subito senza se e senza ma…

  7. Ci siete cascati in pieno, come ci stanno cascando tutti.
    Delle valanghe di fango vomitate in questi giorni dalla stampa a reti unificate, indirizzate alle masse artistiche dell’opera di Roma (curiosamente, solo a loro… ma due domandine, non vi viene da farvele??), e per diretta estensione, alla professione stessa di musicista in Italia, non c’è praticamente nulla di vero. Queste cose, non solo non sono vere nei molti teatri assai meno sindacalizzati dell Costanzo…. sono quasi completamente false anche a Roma (oppure furbescamente ripescate in preclara malafede da contesti stravecchi e ormai meno reali di Babbo Natale e della Befana).
    In ogni caso, quando si sposa un teorema a priori, ed, ebbene si, prevedono quando certe le cose LE DICONO I GIORNALI E LE TV, bisognerebbe comunque curare di informarsi a dovere.

    Potrei mettermi per ore a descrivere i moltissimi motivi per cui la vita di un orchestrale o di un corista italiano (nessun problema ad usare questi termini) da molti lustri è lontana anni luce dalla allegra cuccagna disinvoltamebte descritta da questi pennivendoli impostori, loro si, veri scarsafatiche, piazzati sulle loro poltrone dai loro referenti politici e lautamente finanziatinella loro “ARTE” da valanghe di contributi pubblici diretti ed indiretti, al cui confronto l’intero FUS, ma che dico, l’intero compatto spettacolo, impallidisce.

    Se proprio ci tenete, mi ci metto, sempre che siate disposti ad ascoltare uno che il mestiere di ORCHESTRALE lo fa da oltre 25 anni, con immutata passione (e quando capita, per pura soddisfazione personale e con compensi, quando ci sono, assolutamente RIDICOLI e del tutto sproporzionati al “mazzo” che ci si deve fare per arrivare e mantenersi a certi livelli, anche solista e camerista, sì… debbo forse pensare di avere qualcosa da nascondere??? Mi devo vergognare???? Ma mi FACCI il piacere). E soprattutto, uno che sa benissimo cosa succede e come funzionano le cose nei teatri italiani ed all’estero.

    Una riforma vera e definitiva, scevra da soluzioni draconiane, sarebbe possibilissima se al interessasse a qualcuno e qualcuno avesse voglia di dire pane al pane e vino al vino mettendoci la faccia… Bray ha fatto in parte quello che ha potuto, ma probabilmente non ha sufficienti appoggine sufficiente potere, e forse neanche le palle necessarie, perdonate la volgarità. .
    Purtroppo però, nei bilanci di teatri è stato grattato tutto il grattabile dopo decenni di tagli a mannaia senza alcuna riforma, di conseguenza non c’è più nulla da rubare, quindi alla politica non servono più. Per la banda che occupa il potere in questo paese, sono soloi da chiudere, purché si possa dare la colpa a qualcun altro. Se poi, come a Roma, dopo settimane di menzogne e fango sul ventilatore si propone la SOLUZIONE MAFIOSA, ovvero la precarizzazione in massa dei gruppi artistici (e solo di essi! ma vi pare normale??), si colgono due piccioni con una fava:nuovi capitali da saccheggiare almeno per qualche anno.

    Ancora qualche anno così e, nonostante fattori non indifferenti che nonostante tutto continuano a trattenere tanti musicisti in questo paese, fattori quali: età talora non verdissima, famiglie, legami di amore per la propria patria, poca propensione all’idea di cambiare paese e di sbattersi in un’impresa del genere, debole conoscenza delle lingue, voglia dii combattere per il futuro di questa professione e della cultura stessa in questo devastato paese (la Cherubini, orchestra giovanile nella quale i ragazzi vengono sfruttati fino ai 25 anni e dopo abbandonati fregandosene della totale mancanza di prospettive???? Ahahah ma non fatemi ridete!! I GRANDISSIMI Muti e Abbado hanno lucrato per anni compensi milionari alle loro spalle, guardiamo in faccia la realtà, senza il minimo interesse per il loro futuro)… nonostante questi ed altri fattori, dicevo, alla fine i migliori finiranno inevitabilmente per fuggire a gambe levate da questa situazione, da questa stampa prezzolata che ci criminalizza dipingendoci costantemente come una cancrena da estirpare (quando TUTTI sappiamo benissimo quale sia realmente la cancrena di questo paese…), da questa cronica scarsità di risorse, da questa mancanza di prospettive, da questo plateale disinteresse da partedelle istituzioni verso una riforma che provi davvero a risolvere i problemi… e soprattutto da questa dilagante ignoranza ampkificata, pianificata e diffusa dai media, che umilia e ferisce giorno per giorno impedendoci di fare il nostro lavoro serenamente.
    E mi tocca dire che anche voi, con i vostri disinformati plausi ai vari Facci della situazione, ne sarete corresponsabili, nonostante il plauso che dentro di me rivolgo sempre al vostro indiscusso amore per la musica, al di là di possibili divergenze di opinione su questo o quell’altro artista.

    Saluto, ripetendo che sono assolutamente disposto a fornire qualsiasi tipo di informazione, VEDA, non come le menzogne denigratorie di Facci e dei suoi compari.

  8. Errata corrige:il primo paragrafo avrebbe dovuto finire così:

    “In ogni caso, quando si sposa un teorema a priori, ed, ebbene si, *PERSINO quando certe le cose LE DICONO I GIORNALI E LE TV, bisognerebbe comunque curare di informarsi a dovere.”

    Forse era superfluo, ma quel PREVEDONO mi pareva che rendesse assai poco comprensibile il tutto 😀

    • Vabbè in realtà i refusi dovuti alla fretta e al maledtto correttore automatico di Android sono parecchi -_- , ma il senso credo si possa capire ugualmente. Un bel tasto EDIT no?? :)

      Il refuso più comico ed al tempo stesso significativo è però quello della SOLUZIONE MAFIOSA ahahah 😀
      volevo scrivere SOLUZIONE FINALE, ma a quanto pare il correttore Android a volte la sa davvero lunga 😀

  9. P.p.s.s., poi vado davvero a letto, visto che anche domani lavoro tutto il giorno (udite udite, Facci e sparpagliatori di fango assortiti).
    Alcune precisazioni che mi sembravano superflue, ma che invece sono assai necessarie in questo clima di caccia alle streghe: l’attività extra teatro mia e di molti altri musicisti (se non fosse già chiaro, non appartengo né ho mai lavorato all’opera di Roma) avviene OVVIAMENTE in completo accordo con il teatro, che in caso di contratti con altre orchestre CI TOGLIE LA PAGA DELL’INTERA PRODUZIONE INTERESSATA, anche se il contratto è solo di pochi giorni… sta ad ognuno singolarmente decidete se si è disposti a rimetterci (come quasi sempre avviene) per il solo piacere di cambiare:un po’ aria, sentirsi apprezzati in quanto musicisti, o magari unirsi alla tournée di un altro teatro (nessuna orchestra e nessun coro italiano ha organic ial completo alcune sono veramente martoriate nelle loro file,, per cui in questi casi le occasioni fioccano… Ogni orchestra, quando possibile, preferisce rivolgersi a professionisti di conosciuta esperienza e di livello tecnico artistico notoriamente adeguato).
    Quanto all’attività solistica o cameristica, avviene quasi sempre in luoghi ed orari COMPATIBILI con l’attività del teatro… anche perché come ho già detto I COMPENSO SONO LETTERALMENTE RIDICOLI, spesso al livello di poche ore di babysitteraggio, altre volte non ci sono proprio. In caso di necessità di aspettativa per diversi giorni, vale iil discorso di prima… Il teatro risparmia, I musicisti invece devono essere disposti a rimetterci alla stragrande. Dov’è il problema? A meno che non si consideri un problema il fatto stesso che io e molti altri colleghi siamo tranquillamente in grado di affrontare impegni solistici, mantenebdoci in perfetta forma o anche migliorando dopo molti anni di carriera.
    Aggiungo, che nel mio teatro, per giunta, negli ultimi anni MOLTE PERFORNANCE GRATUITE, CAMERISTICHE O SOLSTICHE SONO AVVENUTE A FAVORE DEL TEATRO STESSO.
    Questa ne e adesso la ricompensa.
    Domanda,:ma lì avete mai visti i doppi lavori???? Settimane e settimane di prove e di studio individuale per eseguireal meglio concerti in duo, quartetto, solistici e quant’altro a cachet nell’ordine, quando va bene, dei 100 euro, voi li chiamate doppio lavoro??? Ma per favore.

    Ovviamente bis: nel mio teatro da sempre si lavora undici mesi l’anno, 6 giorni alla settimana, incluse domeniche e sabati. Ovvia, ma doverosa precisazione, do questi tempi.

Lascia un commento