Montserrat Caballé (1933-2018)

Montserrat CaballéMiseria e nobiltà: questi gli estremi della parabola artistica di Montserrat Caballé, oggi deceduta. Per far parlare i ricordi personali, nel 1970 alla Scala da una traballante barca scendeva una opulenta signora dalla voce dolcissima, morbidissima, rotonda e femminile, che indossava, un poco edulcorati rispetto al modello donizettiano, i panni della venefica ed impura Lucrezia Borgia. Poi, sempre in Scala, vennero altre prestigiose serate, in cui il soprano spagnolo si esibì, in Maria Stuarda, Norma, Ballo in maschera, Aida, Luisa Miller, poi venne una non felicissima Norma nel 1977, ed infine la famosa Bolena, dove il soprano catalano, unì all’incipiente declino vocale, una ingiuriosa impreparazione, che il pubblico scaligero salutò con salve di fischi e pernacchie. E questo non per colpa dei vedovi Callas, il più delle volte citati a sproposito, ma dello sfruttamento seriale che di sé stessa la cantante ed il suo clan avevano fatto. Siccome son passati 30 anni almeno dalla fine della carriera artistica della cantante se ne può parlare, oggi che è mancata, con i toni della riflessione storica e non già della santificazione. La voce era splendida, femminile, morbida, sempre sonora, sia nei pianissimi che nel mezzoforte, venne condannata ad una indegna gavetta per 10 anni, che le servirono, quanto meno, ad apprendere molto repertorio; poi, diciamo dalla sera alla mattina, si ritrovò famosa, e siccome il mondo dell’Opera, e prima ancora agenti e discografici, cercavano un soprano che cantasse da Handel a Strauss, trovarono la Caballé.
La Caballé divenne una Diva dei teatri e del disco, cantò da Handel a Strauss, prediligendo dapprima (1965-1972) Bellini e Donizetti, e, successivamente, spariti del tutto i soprani cosiddetti drammatici, Verdi, con predilezione per il tardo Verdi. Ma il tardo Verdi, Tosca, Turandot, non convenivano appieno ad una voce che era di soprano lirico puro, cui solo l’aspetto fisico, impediva di indossare i panni di Manon, Mimì, Violetta e Butterfly, piuttosto che di Contessa o Fiordiligi, che erano le vere ed autentiche opere in cui voce, temperamento e gusto della Caballé meglio si sarebbero espresse e che le avrebbero garantito una carriera con voce integra assai più lunga di quei 10 anni di splendore, cui ne seguirono molti di più di impreparazione, filatini, falsetti e parti sistematicamente mal preparate (esemplare in tal senso la Semiramide, che la Caballé debuttò nel 1980, ripeté in moltissimi teatri e di cui mai imparò il testo, e poco la musica).
E poi un altro limite della cantante che deve essere segnalato, la poca musicalità ed il fatto che raramente le scelte dinamiche ed agogiche rispondessero ad un’esigenza drammatica, preferito invece il mettere in rilievo il bel suono e la comodità di emissione. Spiace farlo in quest’occasione, perché alla Caballé dobbiamo grandissime serate scaligere, ma l’ascolto comparato dei “Poveri fiori” Caballé-Olivero o l’arioso del finale di Straniera Scotto-Caballé dimostra come una bella voce ed una buona emissione non siano sufficienti per essere interpreti ed Artisti. Non dimentichiamo poi nel ricostruire la personalità della cantante che la vastissima discografia ha costituito un modello insuperato per almeno un paio di generazioni di cantanti e, spiace dirlo, un costante travisamento dell’autentica vocalità verdiana dove si deve cantare pianissimo e fortissimo, ma dove si deve, prima di tutto, legare, accentare, dire e scolpire. Spesso queste esigenze del canto verdiano erano dimenticate davanti al compiacimento del suono piuttosto che alle difficoltà della seconda parte della carriera. E questa considerazione, da dispiacere farla, perché il “Tranquillo ei posa” piuttosto che il “A sua immagine formata” o il do dei “Cieli azzurri” della terza recita dell’Aida del ’76, sono pagine che fanno parte della storia del teatro milanese e, forse, della storia dell’Opera, e di cui oggi abbiamo una immensa nostalgia ed un grato ricordo.
Per chi volesse capire il successo planetario del soprano catalano basta ascoltare il primo recital RCA, il recital del primo Verdi e i recital delle rarità donizettiane, questa è la Caballé che, per una brevissima stagione, poteva rivaleggiare con la Sutherland o la Sills.

Gli ascolti

Vincenzo Bellini

Il pirata

Atto II
Oh, s’io potessi…Col sorriso d’innocenza…O Sole, ti vela (dir. Gianfranco Rivoli – New York 1966)

La straniera

Atto II
Sono all’ara…Ciel pietoso…Or sei pago (dir. Anton Guadagno – New York 1969)

Norma

Atto I

Sediziose voci…Casta Diva…Ah! Bello a me ritorna (con Ivo Vinco, dir. Gianandrea Gavazzeni – Milano 1972)

Gaetano Donizetti

Lucrezia Borgia

Prologo

Tranquillo ei posa…Com’è bello, quale incanto (con Adib Fazah, Kostas Paskalis, Mauro Lampi, dir. Jonel Perlea – New York 1965)

Maria Stuarda

Atto II

Allenta il piè, Regina…Oh, nube! che lieve…Nella pace del mesto riposo (con Nella Verri, dir. Carlo Felice Cillario – Milano 1971)

Atto III

La perfida insultarmi volea…Quando di luce rosea…Lascia contenta al carcere (con Raffaele Ariè, dir. Carlo Felice Cillario – Milano 1971)

Vedeste?…Io vi rivedo alfin…De! Tu di un’umile preghiera…D’un cor che more…Ah! Se un giorno da queste ritorte (con Ottavio Garaventa, Nella Verri, Giulio Fioravanti, dir. Carlo Felice Cillario – Milano 1971)

Roberto Devereux

Atto III
E Sara, in questi orribili momenti…Vivi ingrato…Quel sangue versato (con Lili Chookasian, Walter Alberti, dir. Carlo Felice Cillario – New York 1965)

Christoph Willibald Gluck

Iphigénie en Tauride

Versione di Richard Strauss (cantata in tedesco)

Atto I

Grands Dieux! Soyez-nous secourables (dir. Antonio de Almeida – Lisbona 1961)

Charles Gounod

Faust

Atto III
Je voudrais bien savoir…Il était un Roi de Thule…Ah! Je ris de me voir si belle (dir. Georges Prêtre – New York 1965)

Atto V

Alerte, alerte…Anges purs, anges radieux (con Justino Diaz, John Alexander, dir. Georges Prêtre – New York 1965)

Jules Massenet

Manon

Atto II

Allons! Il le faut!…Adieu, notre petite table (dir. Anton Guadagno – Barcellona 1968)

Atto III

Suis-je gentille, ainsi?…Je marche sur tous les chemins…Obéissons quand leur voix appelle (dir. Anton Guadagno – Barcellona 1968)

Ces murs silencieux…Pardonnez-moi, Dieu de toute puissance…Toi! Vous!…N’est-ce plus ma main que cette main presse? (con Alain Vanzo, dir. Anton Guadagno – Barcellona 1968)

Wolfgang Amadeus Mozart

Le nozze di Figaro

Atto II
Porgi amor (dir. Nicola Rescigno – Dallas 1967)

Atto III
E Susanna non vien…Dove sono i bei momenti (dir. Nicola Rescigno – Dallas 1967)

Giacomo Puccini

Manon Lescaut

Atto II

In quelle trine morbide (dir. Bruno Bartoletti – Buenos Aires 1966)

La bohème

Atto I

Sì, mi chiamano Mimì (dir. Carlo Felice Cillario – Barcellona 1971)

Atto III

Addio…Donde lieta uscì (dir. Carlo Felice Cillario – Barcellona 1971)

Richard Strauss

Der Rosenkavalier

Atto I
Da geht er hin…Ah! Du bist wieder da! (con Teresa Zylis-Gara, dir. John Pritchard – Glyndebourne 1965)

Salome

Es ist kein Laut zu vernehmen…Ah! Du wolltest mich nicht deinen Mund küssen lassen (con Fritz Uhl, Ruth Hesse, dir. Georges Sébastian – Lausanne 1968)

Giuseppe Verdi

Aroldo

Atto II
O Ciel! Dove son io?…Ah! Dagli scanni eterei…Ah! Dal sen di quella tomba (dir. Gianfranco Masini – Tholonet 1974)

Luisa Miller

Atto I

Sciogliete i levrieri…Tu, signor, fra queste soglie!…Fra’mortali ancora oppressa (con Richard Tucker, Sherrill, Milnes, Giorgio Tozzi, Nancy Williams, dir. Thomas Schippers – New York 1968)

Atto II

Ah! Luisa!…Il padre tuo…Tu puniscimi, o Signore…A brani, a brani, o perfido (con Nancy Williams, Ezio Flagello, dir. Thomas Schippers – New York 1968)

La traviata

Atto III

Teneste la promessa…Addio del passato (dir. Fausto Cleva – New York 1967)

Il trovatore

Atto IV

Siam giunti…D’amor sull’ali rosee…Miserere…Udiste?…Mira d’acerbe lagrime (con Juan Lloveras, Kostas Paskalis, dir. Carlo Felice Cillario – Barcellona 1966)

28 pensieri su “Montserrat Caballé (1933-2018)

  1. Spiace parlarne in questa triste occasione, ma essendo passati almeno 30 anni dalla fine della sua vita musicale, si può e si deve applicare un approccio storico alla sua straordinaria carriera. Che è quella di una grande cantante che ha ha fatto la storia dell’opera…e questo non lo negherà nessuno. Tuttavia è giusto dar conto di talune ombre – anche per reazione ad un culto maniacale di cui è stata oggetto da taluni (secondo solo, in Italia, a quello largamente ingiustificato per la Devia). Trovo che la sua parabola sia molto simile a quella di Pavarotti (cantante che adoro): ossia che la bellezza del timbro, la facilità e lo splendore della voce abbiano alla lunga “impigrito” la cantante. Gli episodi di impreparazione e superficialità, il disinteresse per dare un senso alla parola cantata…tutte cose note e ammesse anche dagli appassionati. Forse fisiologiche, certo, ma certe incisioni (Chenier o Gioconda) poteva davvero evitarle…così come l’indecorosa vicenda dell’Ermione del ROF. Su una cosa però non concordo con Donzelli: la superiorità della Sutherland e, soprattutto, della Sills. La prima perché – seppur in altro modo – ben più della Caballé si disinteressava del senso di ciò che cantava, non curando affatto dizione e pronuncia con risultati per me inascoltabili oggi (e in ciò grande responsabilità va data al consorte: se si fosse fatta dirigere anche da altri e superiori – non ci voleva poi molto – direttori, forse avrebbe potuto essere meglio indirizzata). La seconda perché dotata di gusto assai più discutibile e un’idea circense del virtuosismo che se diverte per i primi minuti, poi annoia e infine infastidisce. Tutte cantanti storiche ovviamente, ma tutte con luci e ombre, perché se è pur vero che la Caballé non avrebbe dovuto affrontare il tardo Verdi, allo stesso modo la Sutherland ci avrebbe dovuto risparmiare Suor Angelica o Adriana (ma pure Bolena, la seconda Sonnambula e Norma, Trovatore ed Elisir) e la Sills quella Norma che grida vendetta, Bolena, Lucia, Giulio Cesare, Don Pasquale…

    • Concordo in pieno con quanto detto da Duprez. La Caballé è stata indubbiamente un’artista straordinaria. È stata nella sua carriera una grande eclettica, spaziando come poche in un repertorio molto molto ampio, in alcuni ruoli era stata senza dubbio perfetta, altri invece non le erano proprio cosi congeniali, come è già stato sottolineato. Ma da qui a direi che solo per un breve periodo è stata in grado di rilaveggiare con la Sutherland e con la Sills, accentando comunque la diversità di opinioni, questo io personalmente non lo accetto. Secondo me è sempre stata in grado di giocarsela con la Sutherland e la Sills e forse più di qualche volta ne è uscita vincitrice. È vero che lo straordinario timbro, sia per brillantezza e che bellezza, a differenza delle altre sue soprano, ha risentito del troppo eclettismo, ma almeno io la preferisco sempre alla Sutherland, la cui pronuncia italiana è orribile e soprattutto per il fatto, a mio parere, complice il marito, cantava qualsiasi ruolo allo stesso, Bellini come Verdi come Puccini etc. Un senso dell’interpretazione tendenzialmente non c’è mai stato in lei. Una grande capacità virtuosistica era propria poi della Sills la quale tuttavia non ne ha fatto sempre buon uso, cantando forse alla maniera di Velluti. Grande tecnica e bellezza della voce accumunava queste tre soprano ma delle tre continuo a preferire di gran lunga la Caballé. Ieri poi riflettevo in particolare modo sul che che taluni giornalisti l’hanno spesso appellata erede della Callas. Sono due voci completamente diverse ma forse ma forse qualcosa in effetti le accomuna: una grandissima capacità vocale e attoriale, una interpretazione accurata sempre ad ogni ruolo e anche, su questo riflettevo ieri, una carriera simile per il fatto che l’aver intrapreso vari ruoli anche fra loro molto diversi abbia influito negativamente la voce.

    • Concordo totalmente col commento di Duprez. Aggiungo anche, per quanto riguarda la Caballé, la terrificante Isolde del 1989.
      Anch’io rimango francamente stupito di fronte alle manifestazioni di idolatria nei confronti di questa cantante, certamente importante ma non così tanto come avrebbe avuto il dovere di essere dato il mezzo di cui Madre Natura l’aveva dotata. Detesto anch’io quelle incisioni sciatte di cui Duprez parla.
      I mezzi che aveva l’avrebbero destinata a ben altro.
      Sulla Sutherland sarei meno severo (però Adriana è proprio brutta; e anche Ernani non scherza).

  2. Grazie, Dom, del bel ricordo (reso ancor più giusto dal puntuale e sensato intervento di Duprez) e dagli come sempre strepitosi ascolti (ma qualcosa di spagnolo o catalano ci sarebbe stato).

    P.S. Perché anni di ‘indegna gavetta’ quando le sono serviti a farsi le ossa e ad ampliare il repertorio? Meglio qualche anno di gavetta in più che vedere sventate ragazze che dopo tre Liù e una Mimì dignitose si scaraventano a fare Norme, Bolene e tutte le Leonore della terra con i risultati che sappiamo.

  3. Gli strepitosi ascolti proposti giustificano in pieno se non l’idolatria ( sempre inopportuna ) almeno la più profonda ammirazione e reverenza verso una delle più grandi cantanti del secolo passato. Fa ovviamente parte di ogni parabola umana, artisti compresi, conoscere alti e bassi: in questo frangente mi vengono più che altro in mente i tanti momenti luminosi della prestigiosa carriera. Le infelici interpretazioni di Gioconda o Chénier ( e sicuramente anche di altro ) nulla tolgono alla grandezza e alla indiscutibile “storicità” dell’interprete: personalmente indugio poco su quei capitoli, già molto il tempo da dedicare alle cose belle e bellissime da ascoltare e riascoltare. Io la trovo fenomenale anche in Strauss e Puccini. L’eccellenza raggiunta in un repertorio vastissimo, come quasi mai si è visto. Non ho mai ascoltato la Sills dal vivo e il mio giudizio è dunque parziale: mi sembra però che la Caballé appartenga a un’altra categoria. Concordo in pieno con l’osservazione riguardante la Sutherland fatta da Duprez: la dizione confusa e l’accento sovente inerte mi hanno impedito di condividere l’ammirazione espressa da molti verso tale cantante, che mi ha emozionato solo in pochi ruoli. Dizione, accento e conseguente capacità di tornire la parola scenica sono a mio avviso fondamentali non solo in Verdi e nel repertorio naturalistico ma sempre.

  4. Montsy,caro nome…l’ho ammirata alla Scala,cui,come è stato osservato,ha donato serate da Stendhal.Lucrezia,Norma,concerti.Voce capace di riempire il teatro e poi diminuire come nessuna,una bellezza forse un po’ compiaciuta,una limpida felicità nel salire(detesto le voci calanti) armamentario belcantistico quanto basta,senza gravi,senza sovracuti:ricordo perù,pur non essendo presente perchè il botteghino fece pasticci,che alla Bolena 82 il temperamento le fece sparare un re bello concludendo GIUDICI AD ANNA in lei raro. Grandissima cantante,repertorio discutibile,forse,della preparazione si sa,si può percepire su YT il candido ma focoso Gavazzeni che la mette in difficoltà in Norma col tempo.Rondine e Liù da manuale.Se penso alla Siri in Butterfly,la Caballè era un miracolo di bellezza.

  5. Bellissimo articolo! Ieri ascoltavo alcuni estratti da varie opere incise dalla Caballé e il suo timbro era davvero da “grande ammaliatrice”. Oserei dire però che era, con gusto e intelligenza, una gran furbacchiona! Le parti più ostiche che lo spartito prevedeva a voce piena lei le risolveva sempre coi pianissimo, meravigliosi eh, ma spesso non necessari alla drammaturgia del personaggio – trilli, picchettati, scale ascendenti e discendenti…- Raramente si è sentita una Lucrezia Borgia così ammaliante, ma lo spartito e il personaggio erano diversi. Un differente modo di cogliere le protagoniste, in modo piagato e dolente, come un angelo? Mmm… Ci credo poco. Era un modo, e la Caballé ne era conscia, di “camuffare” i limiti, come tutte le grandi Dive hanno fatto! Ecco perché io credo che lei sia stata davvero una diva: ha fatto di necessità virtù- la tessitura acuta se non in pianissimo la metteva molto in difficoltà- per risparmiarsi e non affaticarsi o credendo di farlo, pensando che una nota strepitosa potesse risolvere il poco studio a volte. La Sutherland poi spesso ricreava i personaggi e, mio parere personalissimo, col vero belcanto poco ci azzeccava, dato che i suoi acuti e sovracuti li aggiungevano lei e il marito in una prassi esecutiva molto fine 800. Non parliamo poi della dizione che era ed è incomprensibile – lo faceva poiché tenendo la bocca sulla u o sulla o l’intonazione e la proiezione nel legato risultavano più semplici e meno si fraseggia, più la voce si conserva. La Sills poi era pirotecnica e fantasiosa, ma molti suoi sovracuti – ricordo la Norma- calavano parecchio e nelle sue invettive schiariva il timbro per farlo sembrare disperato, ottenendo risultati molto alterni. Però erano loro, con i loro pregi e difetti. E rimpiango di non aver mai assistito ad una Delle loro serate. Quando entrava la Caballé, la Sutherland, la Sills c’era tensione…ora, con le giovani leve, bisogna attaccarsi ai cavi dell’Alta tensione…

    • Rispetto allo spartito di Borgia tutte si sono fatte sconti ed hanno travisato il personaggio e preciso alcune assai più della caballe. Alla fine credo che le più aderenti siano state la gencer, con il mezzo modesto che la contraddistingueva e la Sutherland, che ricordava che il personaggio aveva forte ascendenza rossiniani e che una diva rossiniana come la Grisi fu una Borgia storica

          • Tra un po’ leggerò che ci sono ascendenze rossiniane anche nel Boris… Come se poi fosse chissà qual merito aver ascendenze rossiniane.

          • Ma come Duprez? Non ti sono note le meravigliose variazioni in perfetto stile rossiniano (con un effluvio di Meyerbeer) che Massenet compose a uso di Mattia Battistini, nel caso questi volesse eseguire il Boris? Pare ne esista un manoscritto presso la biblioteca privata dei Thurn und Taxis… almeno così raccontava Harnoncourt, una volta che ebbi la fortuna di sognarlo…

          • Sì infatti! E che dire di quelle del Wozzeck predisposte da Mr. Sutherland per la consorte, con tanto di rondò finale e flauto obbligato. In traduzione italiana ovviamente.

  6. Scusatemi, ma mio Dio che noia. Perché mai per esaltare una cantante se ne devono denigrare altre due (consorte compreso)? E perché poi allora limitare il confronto e non coinvolgere anche la Scotto, la Freni , la Gruberova, la Devia…..la Caballe , pur con luci e ombre (come tutti) è stata una grandissima professionista del canto,anche quando urlava alcuni acuti o trasformava alcune frasi in un’unica vocale indistinta perché più facile a cantarsi dello scandire nitidamente le consonanti…

    • Ma infatti è stata una vera diva! Come nel cinema lo furono, per dire eh, Marlene Dietrich, Rita Hayworth o altre: non erano perfette, le dive non lo sono, ma fanno diventare dei loro difetti dei pregi! La Callas fece uguale, la Scotto fece uguale, la Freni pure… La Devia, e mi scuso per i fan, la ritengo un’ottima professionista, ma non una diva. Quando entravano in scena loro, come la Caballé, qualsiasi cosa potesse fare, lei era lì, prendeva solo lei la scena, lei era la scena. Quelle di oggi quando entrano si prega solo che si portino a casa la serata o l’aria senza che facciano troppi danni!!

  7. Il post mi sembra equilibrato.
    Quasi tutte le grandi di quel periodo hanno lasciato su disco testimonianze che nulla hanno aggiunto, ed anzi molto hanno nuociuto, alla statura della cantante. Lei certo ne ha lasciate parecchie.
    Non sono mai riuscito ad amarla – è un mio limite, lo riconosco – forse perchè non ho mai trovato il disco giusto (il primo Verdi? e invece ho appena comprato il Cristobal Colon di Balada…vedremo).
    Per anni non ho sopportato la Sutherland, perchè la conoscevo dalle testimonianze degli anni ’80, ma poi quando ho sentito i primi recital degli anni ’60, ho proprio cambiato idea!

  8. Bell’articolo. Indubbiamente una grande che se ne va piccola riflessione sulla sua imogene comparata all’ultima rappresentazione in scala e quindi per chi magari storce un po’ troppo il naso. I limiti le hanno tutte le grandi quello che appunto mi lasciava perplesso era lo strafare che non era certo proprio di tutte le colleghe sue coeve e del passato.

  9. Ho avuto la fortuna di ascoltare Monserrat Caballè nel lontano 1967, quando da giovane melomane mi avvicinavo all’opera e andai a sentirla in una recita della Traviata all’estero prima e successivamente in Maria Stuarda al Costanzi di Roma nel 1970.
    Non dimenticherò mai la bellezza del timbro cristallino di quella voce unica che riempiva la sala senza sforzo regalandoci pianissimi celestiali con estrema facilità. I commenti precedenti dicono tutti cose sensate e condivisibili, ma per quanto mi riguarda non farei confronti con altre voci solo in base ad alcune coincidenze di repertorio in quanto il soprano catalano, come dice Domenico Donzelli, era un soprano lirico puro mentre Sutherland e Sills erano lirico leggeri e in secondo luogo, perché come si dice: ognuno scende dalle scale di casa sua e canta con i mezzi che ha a disposizione e che sono inevitabilmente diversi. Il soprano catalano possedeva uno strumento prodigioso che ha dissipato nella seconda parte della carriera, ma anche da giovane Il suo canto ammaliava senza però creare il personaggio di cui cantava le note. Penso che in realtà fosse lei stessa “il personaggio” qualunque cosa interpretasse: con la sua simpatia, la sua comunicativa e immediatezza spagnola e le dimensioni di cui intelligentemente non si curava. Credo inoltre che dal punto di vista prettamente interpretativo altre voci meno straordinarie della sua abbiano tenuto fede al detto che per cantare ci vuole anche la voce.
    Grazie per gli ascolti.

  10. Va bene Duprez abbiamo capito che sei simpatizzante della musica tedesca e meno di quella nostrana e lo rispetto. Ma non ti dimenticare che Rossini é pur sempre un istituzione ed é stato punto di riferimento assoluto di compositori come donizetti e Bellini e naturalmente tutto quel mondo ormai scomparso Di compositori caduti nel dimenticatoio. Io penso che é sbagliato considerare i compositori come mine vaganti che esplodono per così dire quando e come vogliono loro. Quindi ben vengano le ascendenze rossiniane.

    • E quindi? Quando mai ho considerato qualsiasi compositore una mina vagante??? Dico solo che rapportare tutto a Rossini sia una fesseria perché non è e non fu un metro per giudicare il resto, salvo nel legittimo gusto – che ovviamente non condivido – di altri colleghi del sito. Le ascendenze rossiniane ben vengano se ci sono, ma quando non ci sono, semplicemente non ci sono. Nella Borgia non ci sono. Punto. E’ un Donizetti già maturo ed emancipato da modelli passati. Peraltro Rossini fu distantissimo dal melodramma romantico italiano, non era il suo linguaggio, non lo capiva e non gli piaceva. Anche il Bellini maturo c’entra nulla con Rossini. Piantatela però di veder tutto in chiave rossiniana come se prima e dopo di lui ci sia stato il nulla, o che solo lui sapesse scrivere e altre amenità similari. I vostri gusti vi appartengono, e così sia, ma non pigliateli per verità assolute.

        • Devo dirti che Lucrezia Borgia è opera in stile rossiniano per farti contento? Che cosa significa “legittimo se Rossini non convince”? Mi può piacere o meno, ma non direi ch ci sono ascendenze rossiniane in qualsiasi cosa… Che palle con ‘sto Rossini: i “rossiniani militanti” prima o poi mi faranno detestare il compositore (e già ci siete quasi riusciti).

          • No non sono entrato nel merito ma neanche io penso a Borgia come opera rossiniana. Però la frase in questione l’ho letta come una polemica contro rossini e siccome lo stimo ho detto la mia. Io se per questo non ho nessun compositore che preferisco in assoluto c’è sempre qualcosa che mi convince Di più o meno. Quindi nessuna militia.

  11. in un piovoso pomeriggio di deriva Donizettiana ( quando ho bisogno di conforto mi succede…) ho riascoltato il Roberto Devereux e la Gemma di Vergy, quella di Napoli con Bruson e un Casello Lamberti, che avercene ora di tenori così…, La caballè migliore, in grado di reggere i ruoli Ronzi-De begnis con uno splendore vocale assoluto, Grandissima cantante. Grandissima.

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