Gli Arabi in Scala

436px-Giovanni_David_Portrait_by_Francesco_HayezLa polemica in ordine al supposto e paventato arrivo degli Arabi nel consiglio di amministrazione della Scala, in quanto finanziatori nella misura, che consente tale posizione, ha scatenato Milano, le parti politiche, le sciurette (versione ambrosiana delle madamine) sulle modalità dell’ operazione, sull’avvenuta o meno informazione di tutte le parti in causa, sul comportamento del sciur Pereira e, aspetto principale e scatenante la polemica, il mancato rispetto dei diritti umani in Arabia Saudita. Aspetto questo che rende indegni di sedere nel CDA scaligero i nuovi e danarosi finanziatori. Il CDA scaligero urge ricordarlo è quel medesimo organo che non batté ciglio innanzi il palese e conclamato conflitto di competenza di Pereira, che primo fra tutti, a seguito di una notizia letta sui giornali austriaci, il Corriere della Grisi evocò. Ma quel CDA si piegò alla contingenza, allora rappresentata dall’Expo e dall’imperativo morale di garantire, agosto compreso, la stagione dell’ Expo. La stagione soprattutto nei torridi mesi estivi fu contrassegnata da forni in ogni ordine e grado di posti del teatro, da costi astronomici ed antieconomici perché andarono, persino, a prendere un’orchestra straniera, da una figura da cioccolatai del CDA e del sindaco (sempre lo stesso) proni all’imperativo del garantire la realizzazione dell’Expo. Pertanto da un siffatto organo societario, da una pubblica amministrazione (sia municipale che regionale) di una pasta ben nota, dobbiamo aspettarci esternazioni, esecrazioni, interrogazioni e basta. Perché quando si tratta di concludere ossia decidere sono tutti latitanti. Abbiamo anticipato la fine di questa ennesima inutile querelle.
E questo è il motivo per cui sul nascere non ci ha interessati e continua a non interessarci.
Per la verità due aspetti hanno la loro rilevanza ovvero il comportamento del sciur Pereira e la totale assenza di qualsiasi valutazione artistica in ordine alla vicenda da parte di chiunque. Sono, poi, il risultato di aver lasciato il personaggio Alexander Pereira, giunto a Milano da un opimo teatro di provincia Svizzera con la fama di esser capace di trovare finanziatori, la briglia sciolta in ogni campo finanziario ed artistico. In campo finanziario, bastava a cda e PA seri l’affaire conflitto di competenza per la rimozione del sovrintendente con tanto di azione di responsabilità e risarcimento danni; sotto il profilo artistico lasciandolo libero di ingaggiare compagini artistiche provinciali in ossequio alla sua provenienza e vicenda professionale (ed il trionfo della bassa cucina svizzero-italica attende la sua apoteosi con la prospettata presenza di Cecilia Bartoli per tre produzioni handeliane). È chiaro che la probabile presenza dei rappresentanti della famiglia reale Saudita è un progetto cui il nostro da tempo si applica e forse è anche quello che solo può fare perché i 500 posti mediamente liberi ogni sera (serate in abbonamento incluse) dicono che ai milanesi ed agli italiani della Scala non frega più niente e da tempo. Ed allora i soldi per mantenere il baraccone vanno cercati altrove e di posti e persone da mungere in Italia ed in Europa non se ne trovano. Non se ne trovano non significa che non ve ne siano; significa che sono pochi e che quei pochi hanno interessi differenti. Sotto questo profilo il nostro ha cinicamente applicato il principio pecunia non olet e in ossequio ad un mal costume diffuso e caldeggiato da molti dei nostri politici ha proposto la svendita o la rottamazione del pezzo di sua competenza. Avesse avuto un CDA pronto a chieder conto delle gestioni, un pubblico che sancisse con sonori fischi le porcate e le improvvisazioni portate in scena forse sarebbe stato più cauto nell’idea, meno “garibaldino” nel tentativo di realizzarla. Ed oggi se fossero dignitosi ed onesti (di intelletto, prima che di portafogli) i nostri politici interverrebbero per ragioni e con ragioni attinenti alla storia, all’arte, alla fulgida tradizione scaligera, non ai pomeriggi in piazza che da tempo hanno sostituito la politica.

6 pensieri su “Gli Arabi in Scala

  1. al di là del politicamente corretto i soldi non hanno colore, detto cio…
    l elemosina dei 5 milioni a stagione fa ridere ..
    Pereira sembra come quell altro scienziato che si è ritirato in Francia nipote del famoso Letta consigliere del Berlusca ..
    quando andò ad elemosinare in medio oriente facendo la solita figura di…
    Pantalone ha scucito di recente almeno una trentina di milioni a babbo morto alle fondazioni liriche una decina al teatro dell opera di Roma.. non ricordo la cifra della Scala
    ma credo nn pochissimo!
    La gestione Pereira è sotto gli occhi di tutti…
    chi frequenta il teatro ha visto negli anni altro che forni,
    buchi e voragini che possono spiegarsi solo con l offerta qualitativa ‘sfornata’ dal massimo teatro del mondoooo… certi teatri di provincia a confronto sfornano pietanze prelibate in confronto alle minestre
    scaligere!
    Questi sono i grandi manager pubblici, perchè anche se c è scritto fondazione pagano gli italiani tutti il carrozzone.
    e sono in arrivo altri 28milioncini per il bienno e questi ce la raccontano per la mancia dei sauditi ?

  2. Non sono tanto contrario al fatto della possibile entrata dell’Amarco nel cda della Scala: è vero “pecunia non olet” e alla fine fanno sempre comodo. Sono rimasto deluso circa le modalità come è stato presentato e portato avanti questo possibile affare. Certo vedendola dal lato positivo, arrivino o meno i soldi dei sauditi, ciò non ha fatto che portare acqua al mulino dei detrattori di Pereira. Si spera che nel 2020/2021 esca dalla Scala ed entri un nuovo direttore che ridia lustro al miglior teatro del mondo e riempa quelle centinaia di posti vuoti che ogni rappresentazione ci sono in sala. Io intanto aspetto di vedere la Norma della Yoncheva a Monaco a fine giugno! ☺️ Spero che non la cancelli come la traviata per la gravidanza

  3. ovviamente chi paga non credo sia un problema basta che non siano soldi provenienti da illeciti. In ogni caso non credo che il prossimo della fila faccia meglio perché la qualità generale del teatro musicale si è abbassata vuoi per moda perché ormai il canto di gola è preso per modello vuoi per carenza di fondi ecc. Certamente la scala ha avuto un declino anche dal punto di vista degli scandali reali o forse del tutto figli della polemica che ha avuto negli ultimi anni. Anche quando ci furono i lavori di restauro ci furono polemiche sterili utili solo a rallentare e discretitare il nome del nostro massimo.

  4. è assolutamente amareggiante quello sta succedendo su questa vicenda. Oltre il comportamento di Pereira come sovraintendente negli anni passati (non aveva cominciato bene e sta continuando maluccio), ancora più ridicolo è il comportamento dei politici lombardi, che fanno a gara a dichiarare di non aver saputo nulla fino a date recentissime.
    Come se non fosse una precisa linea della politica estera della Lega appoggiare e chiedere l’appoggio economico e politico di stati come Arabia Saudita, o Russia. E’ una decisione legittima, ci si può accordare commercialmente e su temi culturali con i peggiori governi autoritari e teocratici. Ma il teatrino di dir “non sapevo niente e ora lo caccio” perché “il rispetto dei diritti umani è rilevante etc etc” è insopportabile, degno dei politici di basso livello che governano la Lombardia e il nord italia da ormai tre decenni.

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