Addio a Domenico Donzelli

Si chiamava Stefano B., aveva 59 anni e amava moltissimo l’opera. Siamo stati assieme quasi 35 anni.
Se ne è andato il 9 dicembre così….d’un soffio.
I nostri amici desiderano ricordarlo qui.

„Caro Donzelli, carissimo Stefano,
la notizia della tua morte fu una notizia terribile, inaspettata, incomprensibile e ancora mi sembra tanto irreale. Il tuo spirito rimane e rimarrà con noi. Ne sono convinta.

Impossibile trovare le parole giuste. Lascio invece parlare la musica, il canto, che hai amato tanto. Ti dedico questo ascolto che credo ci sarebbe piaciuto ascoltare insieme: la Onegin – una signora cantante, chi abbiamo ammirato tanto.
Addio.“
Selma Kurz
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Difficile trovare le parole per ricordare una persona cara. Il ricordo esiste, dilania e conforta al tempo stesso, ma fatica a trovare parole che possano esprimerlo. Soprattutto nel tuo caso: tu che avevi orrore della retorica post mortem, tu che premettevi sempre “nominandolo come vivo”. E allora ti ricordo con l’ultima cantante di cui abbiamo avuto l’occasione, e per quanto mi riguarda il privilegio, di parlare. Non era una cantante d’opera, ma la musica supera questi e ben altri confini. Spesso abbiamo detto che la prima cosa, nel canto, non è la precisione della voce-strumento ma l’espressione, che da quella deriva. Con questa sublime mistificazione (simulato canto popolare che è in realtà squisito artefatto), espressione ideale della tua Milano che è diventata anche un po’ mia, ti dico arrivederci, a domani e per ogni giorno.
Antonio Tamburini
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La tua tragica e improvvisa morte, caro Stefano, concomitante con la perdita di un’altra persona a me carissima, è stato un colpo di cui non riesco ancora a farmi una ragione. Ciò che per certo non dimenticherò sono il tuo senso dell’umorismo e la tua competenza in campo operistico, in virtù della quale ti ho considerato un magister elegantiae, una guida i cui punti di vista mai banali erano motivo di riflessione, anche nei pochi casi di disaccordo. Nonostante le occasioni di trascorrere molto tempo insieme di persona non siano state, purtroppo, così numerose, sei sempre stato prodigo di consigli, paziente e generoso con un giovane melomane inesperto quale ero. Grazie per tutto, Stefano!

Giovanni David

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E’ già abbastanza difficile esprimersi di maniera giusta nella propria lingua; è quasi impossibile quando si deve dire addio ad una persona cara in una lingua detta straniera. Eppure è stato proprio Stefano, dal momento del nostro primissimo incontro non-virtuale nel loggione bergamasco, ad avermi fatto sentire a casa nell’italiano, facendone una lingua in cui esprimermi, pur con errori e limiti, era divenuto organico, umano.
Senza “traduzione” in qualche incisione musicale degno del suo senso di Arte, vorrei omaggiare quella voce da gran tenore, sonorissima nel pronunciare il suo giudizio irreconciliabile in un teatro d’opera che ormai di musica contiene poco; dolce e morbida nella conversazione privata, con quella “erre francese” che per il mio orecchio presentava un carattere doppio di estrema strannezza e codice singolare con cui riconoscere una persona singolarmente cara. Una voce che mi parlava, parlava, parlava, spiegava parole e aspetti culturali; che sapeva rendere le sue molte memorie operistiche e non con un virtuosismo ed umorismo inesauribili; che non stancava di porre domande, tutto con una curiosità, umiltà e generosità che era al contempo pedagogico e quasi puerile.
Riposa nella tua eterna giovinezza che ti porse il dono di fare quelli più “giovani” contemporanei di te e di farti contemporaneo di loro, essendo amico, fratello, padre e maestro in uno.
Giuditta Pasta

Carisma, generosità e curiosità sono le tre parole che mi sembrano riassumere al meglio l’immagine che di Stefano serberò per sempre scolpite nel mio cuore e nella mia memoria.

Carisma, perché non si poteva restare indifferenti di fronte alla sua forte personalità, alla sua voce possente, al suo eloquio brillante, a tratti spietato, che vi attiravano inesorabilmente verso di lui sin dal primo istante, incuriosendovi, ammaliandovi e divertendovi.

Generosità, perché, da amico sincero, premuroso e sempre presente qual era,
non esitava ad aprirvi le porte di casa sua o ad attraversare tutta Milano solo per venirvi a salutare nella stazione della sua città e prendere un caffè al volo con voi tra un treno e l’altro.

Curiosità, perché, uomo dai molteplici interessi, poteva intrattenervi per ore a parlare degli argomenti più diversi, aprendo mille digressioni e parentesi le une più interessanti delle altre, in conversazioni spesso notturne e potenzialmente infinite che solo la stanchezza e il pensiero – l’illusione… – di poterle ricominciare l’indomani venivano ad interrompere.

Ovunque egli sia adesso, sono sicuro che già si è fatto notare e riconoscere.

Scelgo qui per ricordarlo il « Tu che le vanità » dal Don Carlo di Verdi nell’interpretazione di Anita Cerquetti, un brano che fu al centro di una delle prime conversazioni che ebbi con lui, nel maggio 2012.

« In tal dì, che per noi non avrà più domani, / Tutti i nomi scordiam degli affetti profani ».
Pauline Viardot

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Caro Stefano,
chiunque abbia avuto la fortuna e il privilegio di conoscerti, per poco o per tanto, non può credere che proprio tu ora non ci sia più. Non so che parole usare per ricordarti perché ne servirebbero tante, con tanti aneddoti, dei momenti passati insieme, delle chiacchierate, delle tante avventure musicali, e delle risate che hanno accompagnato ogni esperienza condivisa con te di tutti noi amici, ogni momento, che ora ci sembrano troppo brevi e che invece hanno significato tantissimo nelle nostre vite. Mi manchi e mancherai sempre a tutti noi.
Ho scelto di inserire la Olivero, la Magda, per questo piccolo ricordo, in un video dove canta Il sogno di Tosti, repertorio dove era insuperabile e brano di cui ricordo mi avevi parlato quando avevi avuto l’occasione di vederla in concerto mi sembra, descrivendone la stessa gestualità di questa esibizione. Un sogno appunto, come oggi sembra l’averti conosciuto e avere avuto la fortuna di averti vicino.

Adolphe Nourrit

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Ciao Stefano. Scrivo per salutarti e ringraziarti come è dovere nei confronti di un maestro, e amico, che se ne va. Mi chiedevi di tornare, io che negli ultimi tempi mi ero isolato: avevo messo in gioco me stesso in una differente modalità, ma mi tiravo indietro anche per insicurezza, eccesso di fisime, anche un po’ di colpevole pigrizia. Più che scrivere in realtà adoravo leggerti per poi discutere assieme a te; mettevi in campo una cultura, un acume, una sensibilità ed una facilità di scrittura che per me, noioso “tecnico” dell’emissione vocale, erano inarrivabili.
Oggi in cui è tanto di moda la retorica sui “giovani”, tu ti sei speso generosamente per loro, cioè per noi, impegnandoti in ciò che veramente conta: tramandare memoria, conoscenza, stimolare passione, curiosità, approfondimento, spirito critico. E ancora, suggerire esempi, strumenti e parametri per capire, per orientarsi, per diventare appassionati consapevoli e pensanti. Addirittura hai costruito uno spazio dove potessimo esprimerci, alla pari con te. Non è esagerato, non è retorico ammettere che con Laura sei stato un riferimento, una svolta importante nel mio modo di pensare, e non solo come melomane ma in generale nella vita. Ti sarò sempre debitore poiché tu per primo mi hai tolto il paraocchi, mi hai vaccinato contro le imposture, e hai messo il turbo alla mia passione per questa complessa espressione dell’arte che è l’opera, ed il canto in particolare. Opera e canto che solo attraverso lo studio del passato possono vivere ancora nel presente.
Insieme ci siamo spesso confrontati discutendo anche animatamente, persino polemizzando sulla preferenza per questo o quel cantante, per questa o quella scuola vocale. Sì perché nonostante il divario generazionale esperienziale e culturale, ti sei sempre posto con noi alla pari, dando peso alle nostre convinzioni, anche quando in contrasto con le tue. Di una dialettica tra liberi pensatori e non tra cloni hai voluto fosse teatro questo tuo spazio virtuale. Ciò che però ci ha sempre uniti è stata la sublime comunione di un sogno, di un puro ideale di bellezza; ed è stato un privilegio sognare assieme a te.
Avevi la Fede cristiana, pertanto è giusto ricordarti con la preghiera, tenendo accesa la speranza che la fine di questa vita terrena sia solo il cominciamento di una nuova esistenza, nella quale un giorno rincontrarsi.

G.B. Mancini

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“Insegnare la passione”. È così, nel fascino di un ossimoro apparentemente irrisolvibile che mi piace ricordare Stefano come uomo di musica. Perché forse si è davvero Maestri solo quando la conoscenza e l’ardore, il sapere e lo slancio, la cultura e il trasporto forzano confini e presunte barriere. Contraddizioni presunte, appunto, che ritornavano ogni volta tra un confronto e l’altro, tra commenti estemporanei e altri più ragionati. Ma alla base sempre quello che per molti, troppi rimane un incomprensibile cortocircuito: mi dicesti, una volta, “mi emoziono quando sento cantare bene”.
…ma i misteri sono altri. Più oscuri per quanto umani. Di quelli per cui non esistono custodi con una chiave in grado di forzarli e risolverli. Nemmeno tu, che avevi sempre in tasca lo spunto che spesso mi mancava per affrontare fatiche ben più grandi delle nostre serate a teatro.
Ho dovuto salutare un Amico e poi un Maestro. E in questa doppia perdita, ancora una volta, non c’è davvero nulla di contraddittorio: mi rimane il preziosissimo precipitato di quello che mi hai lasciato. Gli abbracci e le cene insieme. Le risate e i confronti. L’educazione sentimentale e la passione che sapevi insegnare.

Carlotta Marchisio

C’è molto dolore nella perdita di una amico come Stefano: un dolore che va aldilà delle parole e del ricordo e che non voglio condire di quella retorica che proprio non digerivi. Si parlava di tutto per ore o per pochi minuti, e si rideva. Si scherzava. Per questo voglio ricordarti con il sorriso come quando si parlava di cucina, di lavoro e di musica. Come la prima volta che ci siamo visti – con tutti gli amici del blog – a Bergamo per una Lucrezia Borgia “sui generis”, come al ritorno da Wildbad per sentire l’Otello di Rossini con quella sosta a Strasburgo, come le chiacchierate su un terrazzo in Liguria davanti agli uliveti. Certamente mi mancherà tutto questo, ma quei momenti resteranno sempre con me. E ce ne saranno tanti ancora da dividere tra di noi. Sento un grande debito di riconoscenza per Stefano e per Giulia e per tutti: mi avete aperto casa e cuori e mi avete regalato tanta musica meravigliosa che mi ha fatto crescere nello spirito critico e nella conoscenza. Ti dedico, quindi, la tua Semiramide che – con la tua passione – mi hai fatto alla fine apprezzare.

Gilbert-Louis Duprez

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32 pensieri su “Addio a Domenico Donzelli

  1. Cara Giulia, ti porgo le mie più sentite condoglianze. Vedi per noi lettori che mai abbiamo incontrato voi autori di persona, é difficile descrivere l’emozione che un posto come questo suscita. Ognuno di voi sebbene non presente fisicamente sembra trasmettere quella che é la propria energia vitale. Ecco DD, mi piace chiamarlo così, era il mio preferito in assoluto e ti sembrerà strano ma sto piangendo per lui, perché questo non é un semplice blog ma un luogo nella quale sono cresciuto visto che il primo articolo l’ho letto che avevo 17 anni e adesso ne ho 29. Tutte le qualità che voi avete affettuosamente descritto erano chiare a me da sempre, e non si contano le risate che mi facevo leggendo certi suoi commenti e ti confesso che mi sarebbe piaciuto tanto incontrarlo ma così non é stato purtroppo. Ho imparato tanto da lui e pensa che certi suoi modi di impostare il discorso, la concatenazione dei pensieri e certi suoi costrutti li ho fatti miei e alla fine grazie a lui e a voi tutti questo posto mi ha fatto crescere e mi ha dato tanto. Me lo immaginavo come un pirata buono che fiero e intrepido sfida l’ignoranza e vive di idee non vuote e sterili ma vive e utili. Adesso un pensiero per te DD: Ciao Maestro mi mancherai tanto e cercherò di portare avanti la mia vita con la stessa dedizione con cui tu direttamente comunicavi a noi lettori e quando passerò dalla scala sono sicuro che penserò a te. Un abbraccio.

  2. Mi dispiace tantissimo, chi segue il blog da tanti anni si sente davvero solo… Ammiravo il personaggio e l’uomo che attraverso di esso si intravedeva, forte della sua appassionata dedizione e della sua coraggiosa coerenza. Auguro alla famiglia di trovare il coraggio di vivere la disperazione di questo momento terribile con la serenità di sapere che dell’amore nulla può andare perso.

  3. mi addolora come fosse mancata una persona conosciuta realmente e di antica amicizia; non ci eravamo mai incontrati ma la competenza e la passione che metteva in questo blog erano così profondi che hanno lasciato segni indelebili in me e in tutti i frequentatori e gli appassionati di musica; é un momento molto triste. Con lui manca una voce fondamentale al teatro d’opera.

  4. Carissima Laura…sono Carlo di Verona (ci siamo conosciuti attraverso Lukas). Una volta avevo anche il tuo numero di cellulare …se lo avessi ancora ti avrei chiamato per esprimerti tutta la mia vicinanza in questo terribile momento. Mancherà a moltissimi DD! Aspettavo le prime di spettacoli importanti per leggere le sue recensioni….e per me era un vero arricchimento. Vi prego di continuare con il Corriere della Grisi in memoria di lui e per non dare termine a una “voce” importante. Ti lascio la mia mail se vorrai scrivermi- [email protected] – Ti abbraccio forte. Carlo

    • Sono sicuro che mai vorrebbe che la sua opera finisse con lui, perché chi vive così come faceva lui a giudicare dalle testimonianze degli amici e colleghi non smette mai di credere in qualcosa anche se il momento é difficile. Sono molto triste stamattina quando ho riaperto il sito ho capito quanto mi ha scioccato questa cosa, perché vedi frequentare questo sito da adulti é sempre ovviamente un esperienza di crescita ma farlo come me che inizi che sei un bambino lo é ancora di più. Io nella mia vita ho sempre cercato delle persone dei punti di riferimento a cui ispirarni e devo dire che lui era una di quelle perché come ho detto questo sito non é una semplice raccolta di parole suoni e nomi, ma é vita… perché alla straordinaria forza ed energia della musica, si aggiunge quella degli uomini che come nel caso di DD dava forza e sostegno e rendeva ancora più straordinario questo viaggio verso la conoscenza dell’opera. Sembrerò stupido ma alle volte quando mi trovavo a qualche seminario convegno tra me e me mi dicevo chissà cosa ne direbbe il buon DD e ridevo immaginando le sue battute mai banali e quando spiritose veramente divertenti.

  5. Aprire il blog e sapere che non leggeremo più le note di Domenico Donzelli è un duro colpo. Amavo la sua passione per il melodramma, la sua capacità di analisi e di argomentazione, la sua arguzia e i suoi accenni alla cultura e alla lingua meneghina. Lo ringrazio per tutto quello che, da semplice appassionata d’opera, ho imparato da lui, anche attraverso gli ascolti mai banali proposti.
    Mi auguro che, anche in suo nome, gli altri redattori continuino la preziosa opera di tutela del belcanto. Alla cara Giulia tutta la mia affettuosa solidarietà. Come ben ha scritto chi mi precede, tutte le volte che si andrà alla Scala non si potrà fare a meno di pensare a lui e a cosa avrebbe scritto dello spettacolo che si vedrà. Ciao Donzelli, “on quai dì se vedaremm”.

  6. Ho ricevuto la notizia con grande commozione e tristezza. La sua passione e la su conoscenza enciclopedica per il canto, ma anche per l’arte e l’istoria, mi hanno fatto imparare e riflettere più di quanto posso dire. Se lo ammiravo per questo, più ancora lo ho fatto per le sue qualità umane. Anche se la distanza imponeva che il nostro rapporto fosse piuttosto virtuale, lo sentivo sempre vicino. E adesso, in una impervia distanza, ti sento ancora vicino, Stefano.

  7. Confesso di aver molto raramente condiviso le opinioni di Stefano/Domenico, ma questo non vuol dire che non ne abbia apprezzato onestà intellettuale, coerenza e tenacia. Ormai è passata la mia stagione di “furore operistico”, ormai l’opera rimane una delle tante passioni insieme a lettura e arte in senso più lato, ma la stagione che “Donzelli” ha rappresentato e commentato – da posizione diversa dalla mia – rimarrà fra i più bei ricordi della mia vita.
    Sono molto addolorato, la terra gli sia lieve.
    PB

  8. Devo dire che aprire stamani il sito e leggere della morte di Stefano è stato una cosa scioccante. Ci eravamo scambiati ancora via wz delle impressioni sulla Tosca scaligera a S. Ambrogio (più o meno i commenti che avevo poi messo sul sito qualche giorno dopo).
    Con Stefano ci eravamo visti dal vivo solo una volta, a Milano (e c’eravamo subito reciprocamente riconosciuti, stante la precisione delle reciproche descrizioni), ma sentiti più volte al telefono ed, essendo pure colleghi, le battute in materia operistica erano talvolta condite da termini tecnici professionali. Mi aveva proposto di fare, se del caso, anche delle recensioni per il sito, su spettacolo che fossei andato a vedere, come poi è accaduto. Ci saremmo ancora dovuti vedere anche ad un pranzo fra colleghi e melomani, ma, purtroppo, non si era potuto poi concretizzare e si era inteso di organizzarlo un’altra volta. Fra l’altro Donzelli era anche un vero gourmet, come s’addiceva ad un rossiniano DOC qual era; mi ricordo alcune conversazioni telefoniche con oggetto la cassoeula, il riso con l’ossobuco (e, quindi, l’esatta composizione della gremolada), le differenze fra il bollito piemontese e quello cremonese, i vini da abbinamento, etc.… Aspettavo di venire una volta a Milano per farmi portare da lui in qualche posto dove si mangiasse la vera cucina meneghina, ma, purtroppo, non si potrà più fare.
    In un certo senso è caduto sul campo, subito dopo aver fatto le ultime precise, puntualissime, caustiche osservazioni sulla Tosca ambrosiana. Ci mancheranno, come ci mancherà lui.
    Condoglianze sentite alla famiglia.

  9. Nell’ unire anche la mia alle voci di cordoglio per la scomparsa prematura di un vero eppassionato competente, vorrei pregare gli amici di Stefano perché portino avanti la sua opera divulgativa. Sono certo che lui lo vorrebbe.
    Ciao Stefano, è stato un onore conoscerti anche se solo virtualmente.
    Un affettuoso abbraccio a Laura

  10. Sono due giorni che sto immaginando cosa scrivere, perché questa notizia mi ha lasciato completamente disarmato. Poi ho pensato che non ho molto da dire. Ho solo ricordi, di avide letture qui su questo e sul vecchio blog, dove poco più che adolescente ho iniziato ad abbeverarmi a una fonte di rossinismo sano e autentico, di dotte e spassose chiacchierate in loggione, sì, soprattutto di tante risate, per quel modo di vivere la musica e il teatro in maniera seria ma anche così disincantata, un modus che forse in me era innato ma che in questa palestra si è irrobustito e ha trovato il suo appoggio “morale”, diciamo così. Ecco, forse il velo di tristezza adesso un po’ si squarcia.
    Una carezza a donna Grisi, un abbraccio a tutti gli amici.
    https://www.youtube.com/watch?v=3VG3-9fkL_s

  11. Sono arrivato a pensare che DD rappresentasse quasi l’idealtipo dell’esperto melomane che, perseguendo una perfezione che non è di questo mondo (e non è mai stata dell’opera), finisca per rincorrere un’utopia troppo esigente, arrivando a disprezzare tutto o quasi di quanto si realizzi nel necessariamente limitato mondo presente, coltivando il culto di un passato aureo, definitivamente perduto e forse mai davvero esistito. Egli rappresentava un modo d’intendere l’opera che mi è piuttosto lontano. Tuttavia – poiché scriveva con competenza, passione e serietà – ne leggevo ogni articolo e sempre volentieri, con interesse e rispetto. Non lo conoscevo di persona ma la notizia della prematura scomparsa mi ha colto di sorpresa e addolorato. Esprimo la mia vicinanza alla signora Giulia e alla redazione.

  12. Sarebbe potuto essere mio figlio e spesso mi ritrovavo a fantasticare che lo fosse. A corroborare la sensazione una data e un luogo fortuiti: 1969, Milano, L’assedio di Corinto (per lui la prima volta da spettatore, per me la prima volta da apprendista lavoratore dello spettacolo).

    Nel fantastico universo dell’opera – formato da due metà divise dalla fossa d’orchestra – mi sono visto, con un certo felice stupore, riflesso in questa “banda di matti” (secondo la vulgata corrente) fatta da lui e dalla Grisi ma anche da tutti i collaboratori e commentatori del blog. Ora, alla fine così arbitraria dei suoi giorni da leone, mi sento – come tanti, credo, – più povero e più solo.

    Un abbraccio forte, carissimo milanese, da un romano che si è sempre sentito più giusto a casa tua che a casa sua.

    LilyBart, alias Ugo Tessitore

  13. Mi dispiace certo una notizia inaspettata e tremenda ,ho avuto un paio di volte di occasioni di incontrarvi qui a Torino al Regio , e Laura ti porgo le mie sentite condoglianze, penso che a Donzelli farebbe piacere che il Corriere della Grisi continui nella sua divulgazione, e continuare ad esistere

  14. Addio caro Donzelli. Ho letto così tanto i tuoi commenti sul Corriere che mi pare di aver perso un amico di vecchia data e mi scende una lacrima. Aggiungere altro sarebbe ripetitivo e superfluo. Un abbraccio a Donna Grisi.

  15. Sono stato assente per alcuni giorni e solo ora ho riaperto il Sito, trovando la drammatica notizia. Non ho intenzione di spendere parole perche’ non so trovarne. Solo un grande abbraccio e le mie piu’ sentite condoglianze alla Signora Laura e alla famiglia di Stefano.
    Danilo Dalla Via.

  16. Leggo solo ora con sgomento la tragica notizia. Davvero viene in mente il brano evangelico in cui Cristo ci ammonisce ad essere sempre pronti perché non conosciamo “né il giorno né l’ora”. Condoglianze a Giulia e a tutta la famiglia.
    Io commento poco, ma ricordo con gratitudine tanti articoli di Donzelli, con cui talvolta dissentivo, ma che tuttavia mi hanno insegnato ad ascoltare con orecchie diverse tante esecuzioni, vecchie e nuove. Grazie di cuore.
    Francesco Furlan

  17. Da semplice utente del sito, mi permetto di esprimere il mio profondo cordoglio per la perdita di un autentico appassionato che tanto ha saputo offrire a chi, come me, si è avvicinato all’opera grazie al Suo e Vostro prezioso impegno. Grazie davvero e sono vicino alla famiglia in questo difficile momento. Sandro Brentari

  18. Una grande commozione mi ha colto nel leggere questa notizia. Donzelli era un caposaldo del sito, e una sicurezza in fatto di interpretazioni, direi quasi la vera fonte a cui risalire per un giudizio finale.
    Ciò che mi ha sempre affascinato di lui, anche se non ho mai avuto modo di dirglielo non avendolo conosciuto di persona (forse ci siamo incrociati nei teatri in alcune occasioni), era la sua memoria storica di ascoltatore di allestimenti feticcio per un melomane belcantista (dall’Assedio del 69 al Viaggio a Reims del ROF, alle interpretazioni di Ramey, Horne, Cuberli, ecc.) ed avevo trovato veramente interessante la pubblicazione, qualche estate fa, del resoconto della prima esecuzione moderna del Viaggio a Reims. Forse un modo per ricordare Donzelli potrebbe essere quello di ripubblicare alcune delle sue cronache di questi allestimenti storici (e magari perché non farlo diventare un libro? Sarebbe interessantissimo).

    Colgo questa occasione anche per riflettere più in generale sull’esperienza del blog, partendo da aspetti personali. Anch’io posso dire di aver condiviso tanta parte della mia passione per l’opera con questo sito che ammetto di aver scoperto, credo nel 2007 e quindi a qualche anno dalla pubblicazione, in quanto “scottiano” di ferro interessato dalla scansione della celebre intervista al settimanale scandalistico nei giorni della prima dei Vespri (di cui tutti parlavano ma che non si trovava in rete). Mi sono spesso – quasi sempre – trovato in accordo con le opinioni espresse sul sito, soprattutto per quanto atteneva al repertorio belcantistico, oppure è stato il sito stesso a formarmi un opinione su un certo tema. Ho imparato a conoscere, se non ad amare, interpretazioni del passato. Credo che l’indubbio successo del sito sia stato di arrivare – e con certe precise caratteristiche che lo distinguevano dagli altri siti in circolazione – in un momento in cui la critica musicale stava sparendo. Nei primi anni ’90 si ritrovavano intere mezze pagine sui quotidiani di recensioni di spettacoli cittadini, forse non del tutto obiettive o esplicite (ad esempio, l’uso dell’aggettivo “generosa” per una cantante era tutto da decifrare), ma dettagliate e – visto lo spazio – capaci di giudicare anche gli aspetti più tecnici legati al canto. Poi lo spazio a disposizione della critica musicale si è via via assottigliato, e le cosiddette recensioni hanno cominciato a diventare inutili in quanto non prendevano più posizione sull’interpretazione, e quindi per circolo vizioso sempre più ristrette, quando non banalmente pubblicitarie (e quindi ancor di più inutili) oppure incensatorie. Ecco che trovare un sito come il vostro è stata una benedizione, soprattutto perché ha sempre preso posizione verso gli aspetti del CANTO, anche inteso come fenomeno fisico e non solo interpretativo, in tutti i repertori e non solo nell’amatissimo belcanto (ricordo con piacere i post di Marianne da cui ho imparato molto sul canto wagneriano).
    Oggi siamo arrivati all’assurdità di leggere recensioni – pure su “grandi” giornali, non nei blog o nelle pagine FB – che non solo dimenticano completamente la valutazione del canto ma anzi distorcono completamente il senso dello spettacolo, l’esperienza dello spettatore in sala. Ma personalmente non mi disturbano più, se voglio cercare un conforto/confronto con le opinioni che mi sono fatto, vado sul Corriere della Grisi!

    Oltre a questa “svalutazione” delle recensioni c’è stato anche un cambiamento sostanziale negli atteggiamenti del pubblico (nella sua cultura canora? Non mi azzardo a dirlo ma forse…). Ricordo benissimo le sonore contestazioni che si prendevano i cantanti – ancora per tutti gli anni ’90 – a seguito di prestazioni vocali scadenti ma anche i trionfi che si tributavano a prestazioni particolarmente ben riuscite (come una doppia messa di voce di un Blake già sul viale del tramonto) ed a vero dire erano più i momenti di delirio, richieste di bis quasi mai esaudite, che non le temute (e ormai tanto vituperate come segno di inciviltà) contestazioni. Oggi è tutto un clap-clap-clap, 10 secondi di applausi e poi via a postare su IG una foto (gli spettatori come gli interpreti stessi). Curiosamente, un giovane melomane che frequenta i teatri solo da una decina di anni mi ha detto ad una recente Tosca in cui finalmente si sentivano due vere voci cantare: “Ma che applausi ci sono stati, non ne avevo mai sentiti!” a cui ho replicato “Beh, qualche anno fa era così!”. Ecco, secondo me il Corriere della Grisi si è posto come baluardo morale a questo scadere della coscienza collettiva nell’amore per l’opera, il canto, l’interpretazione, financo gli allestimenti scenici se vogliamo. Non è una questione di tradizione o innovazione, né di gusti entro certi limiti. Ci sono aspetti oggettivi nel canto, nell’interpretazione, nella resa di un’opera che il vostro sito ha saputo rimettere in primo piano.
    Ci voleva una voce che sbugiardasse le vulgate comuni dei vari fenomeni da baraccone, di solito star caratterizzate da un international style, che mietono successi in giro per il mondo ma guarda caso non in Italia (non sto a fare nomi perché li sappiamo tutti qui su questo blog)! Nessuno aveva il coraggio di farlo e la diffusione di cultura fatta da questo sito – e quindi per portato della cultura di Domenico Donzelli – è stata un fenomeno che à andato e andrà ben al di là dell’esperienza del blog.
    Spero che queste mie note un po’ fuori tema siano lette come giusto ricordo della portata dell’opera di uno degli ispiratori di questo sito.

  19. Ho provato momenti di dispiacere dopo aver appreso della morte di Stefano B., perché le sue parole e le sue posizioni hanno plasmato quel poco che so del mondo del canto e dell’opera lirica – di questo lo voglio proprio ringraziare tantissimo e anche perché tra quello ho imparato da lui (e da voi tutti) c’è un metodo per esprimere un giudizio, su uno spettacolo, su un cantante, su un passaggio canoro.
    Molte sincere condoglianze alla signora Grisi.

  20. Volevo esprimere le mie sentite condoglianze agli amici e cari di Donzelli, a cominciare da Giulia Crisi. Persona indimenticabile, ho avuto la fortuna di leggere le recensioni di Donzelli nel corso degli ultimi anni e infine di poterlo conoscere personalmente. L’ho intervistato riguardo alla sua passione operistica nell’ambito dei miei studi, pochi mesi fa, e ne è uscito un bellissimo ritratto in cui si è parlato anche della sua formazione. Mi commuove moltissimo pensare che si trattava quasi di un testamento intellettuale. Un forte abbraccio a tutti voi. Nicolò Palazzetti

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