MANGIARE DI MAGRO V: „In fernem Land“ Gralserzählung (Lohengrin)

kfvIn fernem Land, unnahbar euren Schritten,
liegt eine Burg, die Monsalvat genannt;
ein lichter Tempel stehet dort inmitten,
so kostbar als auf Erden nichts bekannt;
drin ein Gefäß von wundertät’gem Segen
wird dort als höchstes Heiligtum bewacht.
Es ward, dass sein der Menschen reinste pflegen,
herab von einer Engelschar gebracht.

Alljährlich naht vom Himmel eine Taube,
um neu zu stärken seine Wunderkraft:
Es heißt der Gral, und selig reinster Glaube
erteilt durch ihn sich seiner Ritterschaft.

Wer nun dem Gral zu dienen ist erkoren,
den rüstet er mit überirdischer Macht;
an dem ist jedes Bösen Trug verloren,
wenn ihn er sieht, weicht dem des Todes Nacht;
selbst wer von ihm in ferne Land entsendet,
zum Streiter für der Tugend Recht ernannt,
dem wird nicht seine heil’ge Kraft entwendet,
bleibt als sein Ritter dort er unerkannt.
So hehrer Art doch ist des Grales Segen,
enthüllt muss er des Laien Auge fliehn;
des Ritters drum sollt Zweifel ihr nicht hegen,
erkennt ihr ihn – dann muss er von euch ziehn.

Nun hört, wie ich verbot’ner Frage lohne:
Vom Gral ward ich zu euch daher gesandt:
Mein Vater Parzival trägt seine Krone,
Sein Ritter ich – bin Lohengrin genannt.

On Saturday, Vienna will see the premiere of its latest „Lohengrin“ featuring the much discussed Klaus Florian Vogt in the title role – perfect example for a „Fastenzeit“-Lohengrin. As to his counterpart for this „ascolto comparato“, Tauber or Völker may have been an obvious choice, but I have opted for the lesser known Richard Schubert (1885-1958). Born in Dessau in 1885, he started out as a baritone – little surprising if you hear him – singing minor baritone roles in Strassburg. Transitioning to tenor, he sang in Nuremberg, Wiesbaden and Hamburg, learning the most important Heldentenor roles. In 1920, at the age of 35 years, he made his debut in Vienna as Siegfried, soon establishing himself as a great favourite of the Viennese public – not least because of his youthful and appealing stage appearance. In 1920 he also created the tenor role in the world premiere of Korngold’s Die tote Stadt. In Vienna he sang all the great Wagner roles from Rienzi to Parsifal. The heavy Wagner roles took their toll, however, and already in the late 1920s vocal wear and tear started to show. In the Thirties he sang at minor theaters, returning often as a guest to Vienna. He retired from the stage in 1937 as Eisenstein in Die Fledermaus in Vienna. Thereafter, he directed operas and taught singing in Hamburg.

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Now, Lohengrin is one of Wagner´s most, lyric roles, he may be a bit of a poet, but he certainly is no wimp and has to be sung like a real man. From the very first note on – the „In“ is hardly audible – Vogt´s singing is shaky and badly supported – a kind of crooning and singsong. This is the narration of a proud knight, Parsifal’s son, after all and not a cradle song. Richard Schubert clearly has the more manly and ringing voice. A little short of breath at times and singing with a bit over pressure which here and then causes tiny cracks (probably the influence of Leo Slezak). But there is much to admire: the manly ring, the authoritative phrasing, the clear diction and how he can change colours and nuances. Where Vogt is just singing along, Schubert really FORMS and SHAPES Lohengrin´s narration. The first phrase already shows all the vocal presence and authority of Richard Schubert: „In fernem Land, unnahbar euren Schritten, liegt eine Burg, die Montsalvat genannt“

oper-huguenots-richard-schubert-as-raoulAnd we really do not need more than three more examples to see how these two are worlds apart:

„alljährlich naht vom Himmel eine Taube“

„Wer nun dem Gral zu dienen ist erkoren“

„Nun hört, wie ich verbot´ner Frage lohne“

Schubert sculptures the words, he changes the moods within the narration by colouring the voice and the vowels, where Vogt can only vary from falsetto to forced singing. Klaus Florian Vogt – an absolutely overrated singer – is not even a real operatic voice, in my opinion, rather a caricature of an operatic crooner. Compared to him, Bing Crosby and Tino Rossi could have had major operatic careers. A little “bis” is conceded here – just in case you haven´t heard his „Winterstürme“ yet……

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21 pensieri su “MANGIARE DI MAGRO V: „In fernem Land“ Gralserzählung (Lohengrin)

  1. Io questo non lo sopporto… Dove sta il cavaliere del cigno? Dove il canto eroico? Ma dove sta il canto tout court…?? Questo parla con questa voce da educanda buona solo per le filastrocche dell’asilo. VERGOGNA!!!!!

    Che schifo… SCHIFO!!!!!

  2. Ho avuto modo di ascoltare un paio di anni fa il signor Vogt proprio nel ruolo che avete preso in esame…che dire una voce piccola e non ben supportata (che magari dopo uno studio accurato potrebbe essere accettabile in ruoli più leggeri). Tuttavia trovo il caso Vogt assolutamente meno spiacevole di altri colleghi. Quello che voglio dire è che ritengo preferibile una voce poco dotata per natura che però almeno non si maschera dietro una finta emissione ingolata per simulare una mascolinità che di natura non avrebbe. Ogni riferimento ad emissioni berciate, ingolate e canine è puramente casuale. Peraltro non trovo un Kau Kau molto più udibile di un Vogt in teatro…a dimostrazione di come un timbro scurito in modo artificioso e inaccettabile (come nel caso Kau) non sia necessariamente più sonoro di uno chiaro. Ad ogni modo stiamo parlando di ascolti amari….che dieta…:P

  3. Vogt non ha voce piccola. Anzi la cosa che intriga d piu’ xhi lo acclama (e sono veramente tanti) e’ sentire questa voce sbiancata dai tratti talvolta effeminati, galleggiare tranquillamente sull orchestra.

    • Ecco, son proprio contento per gli inneggianti,
      pochi o molti che siano, bravi! Proprio bravi!
      Riguardo invece al galleggiare tranquillamente
      sull’orchestra, avrei un filino piu’ di dubbi, ma
      giusto un filino eh! Soprattutto quando non ha i
      microfoni. Poi sai caro, il Lohengrin e’ proprio
      pensato per voci sbiancate, no? Per fortuna
      che, non essendoci arrivato qualchedun’altro
      prima, ci ha pensato il nostro Vogt, ed i nostri
      nostri Vogtfans naturalmente ringraziano.
      Anche noi ringraziamo il Supremo d’averci
      accordato tal grazia. Poi, siccome son peccatore,
      sai caro, del Supremo….

  4. Ma per favore Alberto! Questo qui al massimo galleggia col salvagente a forma paperella!! Albin Mougeotte che canta Wagner a “La cages au folles”!!!
    Fa Lohengrin quando tutt’al più potrebbe cantare il duetto buffo di due gatti!

    Kirsten, l’inascoltabilità di un cantante assume molteplici forme: per me questo cantare smidollato è inascoltabile tanto quanto quello bitumato. Le ragioni sono diverse, l’intensità dell’insofferenza identica.
    S’avesse Wagner potuto immaginare consimili cantanti, avrebbe fatto il ciabattino al posto del compositore.

    “Bravo, bravo, bravo coléga…” Eh…colleghi lo sono di sicuro. Nello strazio della mia pazienza!

    • Sul fronte Wagner sono ovviamente d’accordo…nessuna delle due voci menzionate dovrebbe cantare Wagner (anche se fossero voci tecnicamente ben impostate) per limiti naturali.
      Per quanto riguarda l’inascoltabilità in generale, premettendo che tutti e due sono improponibili, il mio voto a sfavore lo attribuisco a Kau…Purtroppo la mistificazione timbrica canina-finto-scura mi crea un senso di disturbo epidermico in quanto manifestazione immediata di contraffazione commerciale del suono 😉 Questione di gusti timbrici credo…ad ogni modo stiamo parlando de la creme dell’orrore.

      • Questo senz’altro canta meglio di Kaufmann (che tempo addietro analizzai proprio in quest’aria), il centro è più corretto, di certo non mi scandalizzo per il fatto che sia chiaro e leggero, anzi, di base lo ritengo un fatto positivo (inviterei Tamberlick a smorzare un po’ i toni). Gli acuti però sono messi male, questo è il problema maggiore (come sempre del resto…). In teatro, voglio precisare, non l’ho mai sentito.

  5. Beh, io Vogt l’ho sentito a Dresda nell’Euryanthe di Carl Maria von Weber, il cui strumentale è molto denso, e la voce correva benissimo. Non è un grande cantante, certo, la voce è sbiancata, però nel suio ambito è piacevole ( magari lo era, io l’ho ascoltato cinque anni fa, con i cantanti non si sa mai).
    Marco Ninci

  6. sono rientrato da poco dalla Staatsoper dove ho visto, piu’ che sentito, il Lohengrin di cui sopra. Orchestra in ottima forma(non lo e’ sempre) e buona direzione. I cantanti tutti, con (solo a mio parere!!) una piccolo eccezione per Ortrud. Cominciamo dal peggior Araldo che io abbia mai sentito, Detlef Roth che ha una carriera perche’ e’ stato per un po’ il fidanzatino della K.Wagner. Stonato, tremulo, inaccettabile e fortunatamente e’ stato subissato da una marea di booooo. Ortrud, come ho detto, non e’ forse ai livelli di Doris Soffel (una volta) o certamente non della Meier, ma se l’e’ cavata bene in quel deserto di malcanto. Premetto che non sono affatto un intenditore di tecniche vocali, ma solo un appassionato. Telramund era W.Koch che in alter diverse occasioni mi era piaciuto in questa parte ma stasera proprio non c’era. Tra l’altro sguaiatissimo nella recitazione. Il Re tanto osannato dopo la generale ha avuto una barca di boo anche lui, ed io sono d’accordo. Acuti tutti stonati. La Sig.ra Nylund forse potrebbe cantare cantare lauretta ma come Elsa ha mi ha solo infastidito. Voce piccolo e querula. Ed arriviamo a LUI, il GRANDE SOLO ED UNICO LOHENGRIN (SIC!!!!) E’ stata, vi assicuro, una tortura, dall’inizio con il salute a cigno, quando sembrava il pastorello della Tosca, e cosi’ per tutta la serata. Appena appena un po’ meglio In Fernem Land ma semnpre non accettabile. Ha avuto un trionfo, quasi tutti in piedi ed un tipo in loggione che ha appena accennato un piccolo boooo, e’ stato violentemente zittito. Io sono scappato perche’ mi e’ venuto un nervosa…..ma un nervosa!!!!! Saluti da Vienna

  7. non ho mai sentito Vogt dal vivo ma nelle registrazioni postate è improponibile, se riuscisse con un po’ di tecnica passare di registro e non avere acuti così schiacciati potrebbe cantare un giorno il Paolino del Matrimonio Segreto, Lohengrin è impensabile. Eppure, evidentemente la realtà supera la fantasia.
    In quanto al fraseggiatore poi… non basta un agogica a fisarmonica a fare l’interprete! In confronto il Tino Rossi citato da Selma aveva gusto, musicalità e senso della frase nettamente superiore a Vogt.

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