Tradurre Pereira?

220px-Giulia_Grisi_001Abbiamo atteso e riflettuto. Atteso una risposta univoca che ad oggi non è giunta, riflettuto sui comportamenti visti e sulle esigenze del teatro milanese e, in generale, della musica.

Allora il 28 fuori sede, ovvero non nei locali adiacenti la sala del Piermarini, si sarebbe tenuto un informale cda nel quale è stato affrontato l’argomento scottante. Peraltro il diretto interessato, con indisponente distacco, aveva consegnato al cda, che pure è l’organo cui rendere ragione del proprio operato, una relazione in lingua tedesca che il cda ritiene di dover far tradurre ed esaminare, prima di incontrare i vertici salisburghesi. Il gesto di consegnare ad un “datore di lavoro” italiano una relazione è gesto, a nostra opinione della considerazione e del rispetto riservati al cda. Ricordiamo che la sede di lavoro è l’Italia e che sono i soldi dei contribuenti italiani quelli del cui preteso sperpero si discute. Strumentale ed offensivo comportamento volto a temporeggiare, si chè la ricerca di alternative divenga ogni giorno che passa più ardua ed il posto salvo, almeno per il periodo utile a salvar capre e cavoli.

Peraltro il comportamento del cda rievoca la politica del giro di walzer ( quella che alla conferenza di Berlino del 1878 tanto nocumento portò ai sogni di ulteriore ampliamento del regno d’Italia e, grazie al ministro Luigi Corti ci costò la prima guerra mondiale) perché per chiarire la situazione basta ed avanza la disamina dello strumento “lettera di intenti” che Milano e Salisburgo, a firma della medesima persona, si sarebbero scambiate e, poi, un raffronto dei correnti prezzi per “vendite”, “cessioni”,  “locazioni” degli allestimenti. Null’altro ed è quanto basta per decidere. Reticenza ed inutile attendismo quello del cda che offre l’immagine di una inesistente unione e coesione. Carenze che vengono utilizzate strumentalmente.

Altro giro di walzer: rinviato a data da destinare in luogo dell’originario 15 maggio l’annuncio della stagione. E precisato che non sarà annunciata dal soprintendente Lissner,  ancora in carica e, quel che più conta, in carico alle casse scaligere.  Allora concludiamo che in attesa di lumi da Salisburgo qualcuno sta esaminando, facendo e disfacendo, emulo di Penelope, la stagione. E ci domandiamo, al di là dell’import da Salisburgo, a che punto e di quale consistenza fosse la medesima stagione. Quella stagione che dovrebbe, con la pedemontana, la linea 4, la risurrezione dell’aeroporto di Linate, essere il fiore all’occhiello dell’Expo per la cui inaugurazione è iniziato, con struscio di sindaci, ex sindaci, membri di vari cda, incaricati presidenti, AD, il conto alla rovescia.

E, poi, hanno parlato i sindacati mortalmente offesi perché un teatro come la Scala famoso e stimato per le capacità dei propri laboratori sarebbe “umiliato” da tale massiva importazione di allestimenti, che avrebbe ben potuto produrre in autonomia e si dice ai medesimi costi dell’importazione. Il fondato sospetto è che con questo sistema, poi si rinvenga la fondata ragione per tagli al personale del teatro, così la collaborazione, gli investimenti stranieri in Italia divengono causa di ulteriore impoverimento per il nostro paese, che di giorno in giorno è luogo per spoliazioni.

E d’altra parte a furia di temporeggiare, far danze sulle punte e sulle puntine da disegno, omettere fondati ed opportuni segni di presenza la fine è solo questa. Si è colonizzati, sì è depredati e poi si può solo chiudere.

Domandiamoci, guardando un poco fuori di Milano ma sempre in patria, motivi e ragioni di un teatro vuoto come quello del Maggio Musicale per l’esecuzione di un titolo in fondo di repertorio come Tristano. E ciò nondimeno i gestori della cosa pubblica rispondono a questi vuoti accresciuti nel tempo con un nuovo più vasto, più costoso teatro in Firenze, forse perché più di altro preme la speranza di una proficua speculazione ai danni del vecchio e già troppo grande Comunale. Interroghiamoci su fenomeni e le conseguenti incongrue risposte. Incongrue risposte diffuse per l’intero territorio e forse non solo perché i teatri d’Oltralpe e d’Oltreoceano da tempo dichiarano non essere più remunerativi, di dover praticare tagli a personale ed allestimenti, ovvero di essere prossimi ad abbassare la saracinesca.

La mormorazione, il sentito dire imperversano in questi giorni a Milano e se da un lato si valuta, per scrutare il futuro, l’espressione del presidente del cda scaligero (che con quest’eredità dell’Expo ha le sue belle e non invidiabili gatte da pelare) dall’altro si fanno già i nomi di personaggi importanti ed importati, che potrebbero sedere sulla scottante sedia. Quali che siano i nomi non lo riferiamo perché non crediamo al pettegolezzo e non lo coltiviamo. Possiamo dire che se son quelli sono un’inutile replica del passato recente e del probabile futuro, che non serve, che non risponde alle esigenze ed alla contingenza.

Perché? perché nelle nostre riflessioni ormai abbiamo una certa idea dell’ipotetico sovrintendente della Scala e non solo di questa, ma di molti teatri. E precisiamo non ha nella nostra mente nome. E’ un’idea, un desiderata. Indipendenza da grandi case discografiche ed agenzie, tanto i dischi non si fanno più e se si fanno non si vendono, i divi delle agenzie per tenerli a galla necessitano di costi di pubblicità e di stampa ingiustificati. Se il signor divo o la signora diva vuole venire in Scala ben venuto, ma studia il titolo, che si ritiene a lui più consono spartito alla mano. Non dimentichiamoci che Bernstein diresse, suo malgrado, ma splendidamente, Sonnambula e Karajan Lucia. Le condizioni sono queste: la Scala, come molte pasticcerie milanesi, può ancora colonizzare e non essere colonizzata. Certo, per questa politica del “combinare il pranzo con la cena” si devono conoscere cantanti e titoli a menadito, altrimenti non si colonizza, ma si è colonizzati. E siccome siamo in tempi di vere ed autentiche ristrettezze un delegato di agenzie multinazionali non dobbiamo pagarlo, perché, se lo vogliono, se lo pagano le sopradette multinazionali ed agenzie. Analogo ed identico ragionamento per gli allestimenti: il teatro di regia ha fatto epoca e moda, costa e non rende (salvo il far da parafulmine ad esecuzioni mediocri e non a livello della fama del teatro che le produce) e, quindi, se ne può, anzi se ne deve fare a meno. Tanto, a dirla tutta e sino in fondo, i canali che ogni giorno vengono utilizzati per esaltare ed incensare bacchette, cantanti, registi e scenografi sono sempre in grado di trasformare le cacche delle pecore (ne ricordate la forma…?) in olive taggiasche dop ed igp, e allora usiamoli per fini che consentano la salvaguardia del nostro patrimonio e non già la sua integrale rovina.

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31 pensieri su “Tradurre Pereira?

    • i teatri si spopolano perche’ i giovani italiani non sono attratti dall’opera, non é un passatempo alla moda e mi viene il dubbio che quelli che magari passano di qui restino un po’ suggestionati dalla “rabbiosità” media del melomane. Rabbiosità che direi paragonabile a quella del defunto padre di Pierre Bezuchov che se fosse un utente di questo blog sicuramente direbbe che l’opera é finita e che comunque Pereira é un incompetente tenuto in piedi da qualche leccapiedi dello Zar.

      • e se i teatri si spopolassero perché i giovani (qui ben rappresentati sotto il profilo quantitativo e soprattutto qualitativo) non sopportano riscaldati, rifritti, scongelati che da tempo vengono loro spacciati per alta cucina?
        Solo uno spunto per tentare di far funzionare in autonomia la tua zucca pelata!

      • Caro albertoemme, conosco molti giovani attratti dall’opera.
        E anche se non sono in grado di ascoltare analiticamente (come un poco penso di aver imparato leggendo il CdG) purtroppo quando gli viene presentato lo spettacolo medio di un teatro italiano l’attrazione si spegne e si dedicano ad altre attività, possibilmente meno costose.
        Io stesso vado molto meno a teatro dopo alcune esperienze ambigue, oppure ci vado in maniera molto selezionata… (anche se ho dato trenta euro per la bartoli, ammetto)

        prossima mia selezione è Elektra alla Scala, per la cronaca. Ultime opere della gestione Lissner attendendo Pereira. Speriamo che non valga ‘in cauda venenum’…

  1. Ma come sperare che qualcuno salvi alcunché? Torno incazzato, rattristato e deperesso dal concerto “straussiano” diretto da un Chailly irriconoscibile che pestava a più non posso forse per coprire il vuoto di idee interpretative. Con una orrenda Anja Harteros fissa, intubata e soprattutto stonata che massacrava i sublimi Ultimi Lieder (e voi che fate gli spiritosi sulla Schwarzkopf , vi sculaccerei!) ……però il programma di sala recita “cantante molto apprezzata dalla critica per IL PERFETTO CONTROLLO DELLA VOCE!!!!” e il pubblico ingurgita senza batter ciglio……

    • io non faccio lo spiritoso sulla signora Legge, non mi piace e più volte ho spiegato il motivo, ma non posso mica dire che le parti non fossero affettatamente e maniacalmente preparate. Personalmente se non ascolto la Flagstad cui dedicati i Lieder mi piace Sena Jurinac, preparata, splendidamente accompagnata da Busch e per nulla affettata. Ma questo è gusto, predilezione. E la Harteros non deve neppure provare a competere con quelle signore là…. loro erano cantanti lei NO!
      http://www.youtube.com/watch?v=FlZWeXPmL3A&list=PLAD3EC859BE80CA4B

          • (Io dopo aver sentito Les Troyens alla Scala vorrei Pappano everywhere! )

          • Pappano già sarebbe molto meglio. Ma anche Noseda. Mi stuzzica l’idea impossibile di Vladimir Jurowski, che però non ho mai ascoltato in sala.
            Lo Chailly di OGGI, a mio modesto avviso, non ha bene idea di quello che fa.

            U

          • guarda, il discorso chailly è stato fatto considerando l’ampiezza di repertorio, l’esperienza nell’opera ed un valore ..medio, diciamo così. non mi ha mai entusiasmato, nacque con la camicia e capacità inferiori al vestito discografico che gli fu cucito addosso. le prime cose erano brutte ed ebbe anche delle disavventure…
            pappano, che mi venne presentato come buon coach da una grande cantante appena iniziò a dirigere, si è distinto per buone cose, ma mai eccelse ed ultimamente fa marchette alla grande, a cominciare dal ballo di roma per finire al don carlo di salzburg etc.. i suoi Vier con santa cecilia e madame fleming non erano affatto belli, grossolani direi..dubito anche della sua autoproclamata perizia in fatto di voci. a volte fa molto bene però, dunque il giudizio dipende dalle situazioni e dai casi
            Noseda va a seconda delle opere, ma è assai cresciuto, ma anche lui a volte fa male. Di jurovsky non so abbastanza per giudicare.
            detto questo, i partiti non mi piacciono, come le frasette punzecchianti tipo quella che hai postato qui contro dd, le ritengo fuori luogo ed inadatte al contesto di questo sito, che nulla ha a che vedere con i ricettacoli dei fans, degli imbecilli radunati come pecore, etc..
            chailly ha fatto schifo ieri? bene. non c’eravamo, ma credi ci saremmo espressi assai liberamente, secondo la sola nostra opinione. e se uno fa male, fa male, chiunque esso sia. Di partiti prestabiliti qui non ve ne sono affatto, dove vale solo il CASO PER CASO, cosa oggi assai sconvolgente per un pubblico facebookaro itinerante che sposa questi mezzi artisti in maniera acritica e fanatica ( perchè non ne capisce nulla in realtà, e va dietro al vessillo che gli mettono in mano ), quando non c’è nulla sul mercato che sia degno di avere dei fans.
            il discorso su chailly era solo di buon senso, a valle del fatto che si sapeva che pappano non era in lizza perchè impegnato altrove. tutto qui.
            i grandi direttori da strauss PER ME, si chiamano reiner, mitropoulos, karajan, krauss, furty…….questi di oggi di crostini ne debbono mangiare….e tanti per essere al loro livello!

          • Quanto a Strauss, Thielemann lo dirige bene, come anche Marc Albrecht e, appunto, V. Jurowski.
            Quanto al caso per caso, è un discorso ‘astratto’ dalla necessità di trovare un direttore stabile.

            U

          • appunto. il fatto che Chailly abbia fatto male ieri, non significa ancora alcunché. avete sbrodolato elogi del piffero cper il direttore meno operistico del mondo, osia bimbumbam, che a parte il tristano ha fatto pena sempre e faceva pena pure prima che ora potete bene aspettare il tempo dovuto per Chailly. quando avra dimostrato anche lui di essere davvero bollito, lo diremo…stanne certo. per ora, non cambio opinione. quanto a T, beh…lo ritengo un bravo direttore, ma la personalità è sempre quella di quelli che lo hanno preceduto. lo ritengo una brutta copia di furty, di cui non ha certo l’eclettismo, la vera personalità etc etc etc…fa cose molto belle ma anche cose oscene.
            In generale, cmq, ti ricordo che la scala è un teatro d’opera e richiede una direzione musicale che abbia a che fare con l’opera in primis. ed il capire di canto. e qui ormai siamo rari nantes in gurgite vasto con queste bacchette che partono dal presupposto che l’opera sia genere di serie b, i cantanti debbano essere commerciati e gestiti senza capirne un fico secco. dubito che i signori di cui parli, bravissimi, sarebbero adatti allo scopo scaligero…..
            Il caso per caso, invece, è il solo modo per giudicare gli artisti. e poi la somma farà il totale. e’ ora che la smettiate di andare a teatro in cerca di geni perfetti ed indiscutibili, da osannare tout court. abbiamo davanti, se va bene, dei professionisti e con dei bei limiti. dunque, salviamo il caso per caso. ed ascoltiamo caso per caso. il discorso generale, te l’ho già fatto sopra per la scala, e non vorrei ripetermi anche se fai finta di non capire.

  2. dal momento che la Scala non è più un teatro d’opera ma solo una vetrina svuotata di valori e interessi ci sta pure che un CDA arrivi ad avvallorare un operazione non solo artisticamente discutibile ma anche sicuramente economicamente fallimentare. Se il CDA arriva dare il via libera a un operazione come quella orchestrata da Pereira vuol dire che proprio non importa più a nessuno cosa avviene sul palcoscenico; l’unica cosa che importa è che la facciata dell’istituzione sia apposto, lucidata e infiorata per le TV il 7 Dicembre, che sia vetrina rilucente per i turisti dell’EXPO, nè più nè meno di quelle delle Griffe milionarie del quadrilatero della moda… infondo un rosso in bilancio è poca cosa se puoi evitare una perdita di immagine. Manderanno giù il rospo pur di non alzare un polverone, si riuniranno ufficiosamente in qualche bar di periferia piuttosto che attrarre l’attenzione dei giornalisti e avere i riflettori puntati, il tutto al grido di ” tutto va ben, madama la marchesa!”

  3. Senz’altro, Aureliano, e aggiungo che, come sempre, il pesce puzza dalla testa, ovvero la Scala ha un CdA che non capisce un fico secco di musica, di teatro d’opera ecc,, semplicemente se ne frega della qualità, della validità e congruenza delle proposte, il Teatro è il loro costoso giocattolino. E, mi spiace dirlo, anche il Signor Sindaco, che tanto ha tuonato sul comportamento di Pereira, ha avuto il classico scatto d’orgoglio perché ha fatto semplicemente la figura dell’idiota, si è coperto di ridicolo: aveva caldeggiato il nome di Pereira (che probabilmente qualcuno gli aveva suggerito in un orecchio, dubito che ne sapesse qualcosa prima d’ora sul personaggio), )salvo scoprire che quest’ultimo lo frega come vuole. E se si considera che i primi a diffondere certe notizie sono stati i giornali stranieri, potete immaginare che bella figura ci stiamo facendo in prospettiva di un Expo.

  4. non e’ momento d direttori stabili alla scala. E’ un periodo d transizione come gia’ ce ne sono stati. Meglio un “direttorio” assicurandosi oltre a chailly i nomi fatti da tamberlick e ulisse..Poi continuare con Harding e sperare in Thielemann che sarebbe bello sentire almeno una volta alla scala. Circa Pereira e’ cmq una buona seconda scelta. Io avevo consigliato i reggenti d venezia ma io sono sempre troppo in anticipo a capire le cose…

  5. Vivaverdi
    Per quanto può contare un mio commento sono pienamento d’accordo con tutto quanto affermato dalla “divina” Grisi.
    Chailly non sarà il massimo ma almeno è un direttore esperto di opera e se ora ha diretto male Strauss ha diretto molte cose molto bene in passato. Per quanto riguarda poi la scelta dei cast io mi sono fatto l’idea che i direttori, per quanto siamo messi male ,facciano un po’ quello che possono. Del resto è anche vero che anche in passato non è che ai direttori importasse molto dei cantanti. Ad Abbado è mai importato? A Muti? (senza contare poi che per quanto riguarda quest’ultimo suo moglie era agente di cantanti….). Molte loro registrazioni discografiche sono li a dimostrarle. Ecco perchè, come ho già avuto modo di scrivere più volte su questo blog, la crisi odierna viene da lontano. E la così detta critica, già allora, sempre lì, ad inneggiare…
    Pappano?…A giudicare dagli ultimi Troyens alla Scala non mi pare che anche a lui importi molto dei cast che deve dirigere. Ho visto su You tube un “Vepres Sicilienne” del Covent Garden dell’anno scorso diretto da lui con un cast terribile, a parte il tenore e un po’ il basso. E il Don Carlos di Salisburgo? Ma vi pare che un direttore d’orchestra possa accettare di diririgere un opera simile con un Salminen ridotto a quel modo? Eppure lo ha fatto e il pubblico era molto contento (come del resto al Covent Garden). Purtroppo vincono gli agenti e i direttori si accomodano.
    Per quanto riguarda infine la Scala, io credo proprio che tutto finirà a tarallucci e vino, secondo l’italico costume. I giornaloni non ne parlano più di tanto e nessuno si scandalizza. Siamo un paese intossicato dalla mala politica e dalla corruzzione, cosa volete che conti una robetta come il caso Pereira.
    Saluti

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