Fratello streaming. Le Nozze di Figaro alla Scala

Le Nozze di Figaro, teletrasmesse su Rai 5 martedì sera, sono state salutate da commenti e commentini alla fine di ogni atto, a partire da un sonoro “vergogna” dopo il farfallone amoroso. Giunti alle uscite singole finali il direttore Welser-Moest è stato salutato da un caracca di fischi degni delle migliori tradizioni scaligere.

Lo spettacolo era talmente indecente in ogni sua parte e di cui diremo poi, che persino uno dei più ardenti slurpisti della stampa italica dalle colonne de La Stampa, in data 28 ottobre, ha dovuto dire che parte visiva e direzione d’orchestra erano una vergogna. Altra e più fervente slurpista che opera nel web non ha resistito all’adempimento del proprio dovere ,tacciando di viltà il fischiare alla terze replica. La solita pecora di orwelliana memoria ha slurpato, da per suo, dicendo che chi ha fischiato è affetto da mania di protagonismo, mentre, a nostro avviso, aveva sacrosante ragioni di farlo.

Questa volta si sono astenuti dal dar la croce addosso a quelli della Grisi, che la sera della diretta televisiva se ne stavano sui divani delle loro case e, tutto sommato conterebbero di farlo a tutte le repliche, perché non hanno il tempo, la resistenza fisica e i soldi da buttare per andare a vedere questo ludibrio.

In sintesi, diciamo che Pereira ha offerto un prodotto intollerabile ed indigeribile persino per i piu calorosi slurpisti: il livello PP, ossia il “Puro Pereira”, dello spettacolo è stato fornito da una compagine composta da un regista che può piacere e far audience in Germania (e succursale Svizzera tedesca), cantanti da provincia tedesca, anche se celebri, nonchè da uno dei migliori rappresentanti del genus Kappelmeister sul podio. Naturalmente durante la diretta televisiva un’altra nota slurpista della carta stampata, che scrive su un quotidiano ormai pronto per le cure della sezione fallimentare, ha suonato trombe e pitipù proScala, dicendo solenni falsità e mirifiche cazzate, summa delle quali è stata che la Scala, ma si deve leggere Riccardo Muti, avrebbe trasferito la propria lezione nella patria di Mozart negli ultimi trent’anni. Non stiamo a tirar fuori la polemica sul Mozart all’italiana (perché è un aspetto squisitamente vocale) ma se pensiamo agli allestimenti su cui l’intervistatore ha vanamente tentato di ispirarla, la nostra sluripista ha dimenticato che le famose Nozze di Figaro di Strehler nacquero per l’Operà di Parigi, in specifico il teatrino di Versailles, dove pero’ dirigeva Georg Solti, mentre il Ratto al Serraglio del medesimo Strehler era nato per Salisburgo e poi venne presentato a Milano, mentre il Così fan tutte di Muti, coprodotto con Salisburgo, fu firmato da Michael Hampe. Quanto al Don Giovanni del 1987-’88, la produzione restò a Milano, anche perché Strehler, stressato dalla illustre bacchetta, se ne andò subito dalle prove, lasciando soli Frigerio e la Squarciapino e teatro, presentandosi giusto la sera della prima alla curtian calls. Insomma, negli intervalli abbiamo assistito al solito spettacolo di mala informazione, cui si sono aggiunti da parte di docenti universitari, con tanto di incarichi presso la Scala, a dire facezie circa la scarsa aderenza al canto mozartiano dei casts proposti dalla Scala nel 1815 e nel 1905. Siccome loro dicono facezie e quelli della Grisi parlano coi fatti, il primo ascolto di cui corrediamo questa recensione è Giuseppe De Luca, Figaro del 1905. Per la cronaca con lui furono Contessa Giannina Russ, Conte Ademo Didur, Susanna Rosina Storchio, Bartolo Antonio Pini Corsi, direttore Cleofonte Campanini, dei quali signori cantanti il Tubo può rassicurare il professore delle somme perizie in fatto di stile, capacità di canto e voce.

E questa divagazione ci riporta al cast dell’altra sera, che non meriterebbe neppure di essere nominato perché fuori ruolo Diana Damrau che è e resta una soubrette dalla voce fibrosa e sabbiosa, con il fiato cortissimo e che di Rosina ignora il legato, il canto sfumato ed aereo, la rotondità, la morbidezza e la corposa femminilità del timbro. Due dilettanti la Susanna di Golda Schulz ed il Cherubino di Marianne Crebassa, che pratica tecnica e gusto baroccari. Senza la ampiezza e la sapidità di accento Markus Werba (Figaro) ed insignificante il Conte di Carlos Alvarez. Ma il peggio non erano questi mediocri cantanti anche perché il cast delle Nozze non richiede doti vocali esimie, ma la direzione d’orchestra e l’allestimento.

Quando un direttore è metronomico e scolastico nella sinfonia, non sa cogliere il languido rimpianto di Contessa alla sua sortita,  o la leggerezza della canzone di Cherubino, pesta senza pietà al finale terzo e  batte la solfa all’introduzione del quarto atto  “l’ho perduta” compresa ed alla perorazione “contessa perdona” merita solo una fischiata sonora e rumorosa come quella che il pubblico scaligero ha dispensato in diretta. Il pubblico non ha fatto bene ha fatto BENISSIMO, perché le prese per i fondelli  di Pereira devono essere stigmatizzate e, soprattutto, cessare  al più presto.

Quanto al prode Alexander, in un intervallo ha raccontato che all’estero ci sono gli Scala fans club, che fanno raccolta di fondi per il teatro. Insomma la Scala ormai gira con il piattino a chiedere oboli, quindi a Pereira dedichiamo l’aria della mendicante di Fides ( facendo voti che non proponga MAI il titolo di Meyerbeer).

Ma la vera perla della sera, quella che ci ha costretti a parlare di schifezza della produzione, è stata l’allestimento. Ci sono produzioni che per il pubblico scaligero hanno un profondo significato e, fra questi come la Bohéme di Zeffirelli, c’erano le Nozze di Strehler, tanto lineari e semplici a partire dalla parte visiva quanto curate nel dettaglio. Un modo particolare e riconoscibile che era nuovo nel proporre i titoli pur rispettando le indicazioni del libretto: insomma, un settecento che non sembrasse una figurina Liebig o gli allestimenti del Rosenkavalier della provincia tedesca, ma che rispettasse la collocazione pensata da Da Ponte e da Mozart. E mai gesti inutili, ma gesti calibrati che servissero a connotare i personaggi, come la marcia imposta da Figaro a Cherubino nel finale primo o l’immobilità assoluta di Contessa all’incipit del secondo, a significare con quella immobilità l’impotenza e la distruzione psicologica di Rosina. Qui, a parte la simulazione di una fellatio, niente se non che una contessa isterica e scomposta vestita come una bambola, un Cherubino con i baffi  tracciati a carboncino, nessuna differenza fra la coppia nobile e la popolare, differenza essenziale per capire la vis pre-rivoluzione francese del testo, un conte che esibisce pancetta e pelo ormai ingrigito, nessun gesto che illumini, nessun dettaglio scenico che non fosse da provincia tedesca, sia al secondo atto da Rosenkavalier del teatro di Coblenza che la quarto dove il giardino degli intrighi erano quattro sedie da saletta sindacale di una qualunque azienda italiana en plen air il che fa pensare che Barbarina fosse “cecata” se non trovava la spilla…Brutti e ordinari costumi, idem per le scenografie, come se l’arte di Ezio Frigerio potesse essere facilmente superata. D’altra parte per capire l’inadeguatezza del regista chiamato di fronte al compito basta leggerne il particolarissimo curriculum: non si può mettere un principiante del grande repertorio lirico a competere con un mostro sacro come lo Strehler delle Nozze. La domanda cui il pubblico ha risposto con i fischi è “perché rottamare una produzione che ha caratteristiche di storica irraggiungibilità” per offrire l’esordio di chi ha tutti i limiti dell’esordiente. Ma la Scala di questi anni ha regolarmente tentato di superare i capolavori della sua storia recente per mano di registi che non potevano competere in partenza con i quei giganti, dal Boccanegra al Macbeth e cosi via. La storia del teatro d’opera italiano del dopoguerra, del resto, da Visconti in poi, è stata sempre tacciata, oltre le Alpi, di eccessivo edonismo visivo, amore per il lusso, per il bello, e di mancare di pregnanze concettuale. Oggi, in forza del declino economico e culturale del nostro paese,  importiamo modi di fare teatro opposti a ciò che siamo, estranei alla nostra storia e alla nostra cultura, e quindi…eccoci qua. I fischi non possono certo dirsi inaspettati.

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18 pensieri su “Fratello streaming. Le Nozze di Figaro alla Scala

  1. Il tuo essenzialismo è mistificante e deprimente. Se c’era un uomo di teatro aperto alla cultura straniera d’Oltralpe questo era il poliglotta, brechtiano.Giorgio Strehler.

    E la Crebassa ha voce piccolina, ma non ha tecnica baroccara.

    U

    • Infatti non mi è chiaro cosa ha scritto dd che non ti va. Il punto non è ripetere per la 5milionesima le lodi di Strehler. Il punto è aver concepito di archiviare Strehler con questa schifezza da parrocchia. O ti è piaciuto?….perché io non ti cpisco mica sempre quando scrivi. Più che esprimere la tua opinione sugli spettacoli fai delle.chiose a noi un po critiche. ..

  2. Io l’ho trovato uno spettacolo vergognoso: vergognoso perché brutto, dilettantesco, inutilmente volgare (con provocazioni ridicole alla ricerca di facile scandalo da parrocchia) e tecnicamente insufficiente. Il regista non ha saputo fare il suo mestiere, non ha saputo raccontare una storia, muovere i personaggi…allo stesso modo luci e scene e costumi erano di una sciatteria inaccettabile. L’esecuzione musicale era di pari passo scadente: a cominciare dalla pessima bacchetta…una specie di contabile della direzione assurto (per meriti a me sconosciuti) a ruolo di “grande interprete”. Ma dove???? Io credo che un teatro debba preservare i suoi tesori e i suoi spettacoli che ne hanno segnato storia e identità: questo non significa chiudersi, ma preservare ciò che si è. In questo senso lo spettacolo di Strehler doveva essere rispettato (così come la Boheme di Zeffirelli o il Barbiere di Ponnelle). Personalmente non l’avrei mai cambiato, ma se proprio si voleva fare una nuova produzione si poteva affidare ad un grande regista: perché si tratta pur sempre della Scala e delle Nozze…

  3. Ho visto l’orrendo spettacolo in televisione e non posso che associarmi a quanto scritto da Donzelli e Duprez. Una vera autentica schifezza sotto tutti i punti di vista, in particolare direzione ed ancora più messa in scena.
    I cantanti erano nel complesso insufficienti e soprattutto mal guidati dal direttore e costretti dal registra a fare corbellerie ridicole.
    Alvarez e Werba mi sono sembrati nel complesso i migliori, le donne peggiori, soprattutto la Susanna della Schulz; leggo che la signora in questione è sudafricana, ma a me pare che per trovare una cantante di simile livello, o magari migliore, bastava cercare più vicino, magari affidarsi ad una allieva appena diplomata al conservatorio locale. La Damrau dovrebbe continuare a cantare Susanna, se ancora le riesce. C’è stato alla Scala il caso di una grande Susanna che è passata a cantare la contessa, ma era la Freni, cantante di ben altre qualità e tecnica, con Abbado negli anni ’70. Se non erro poi è stata contessa solo una volta e basta, mi si corregga se non è corretto.
    I comprimari dal inascolatabile all’indecente. La Chiuri non era stata male come zia principessa a Torino, ma qui, in una parte più facile, era irriconoscibile. Secondo me c’è lo zampino di direttore e regista. Se pensiamo che Spicer lo scorso anno cantava una parte da grande tenore serio da opera seria mozartiana quale Silla e adesso fa Basilio e Curzio, parti da caratterista, viene da chiedersi quali siano i criteri della direzione scaligera nella scelta delle voci. Peraltro, a sua parziale discolta, penso che con quell’orrido abito ridicolo che gli hanno messo addosso, nemmeno Schipa o Gigli sarebbero riusciti a cantare bene!
    Direzione soporifera e mortifera. Ma già all’estero il maestro F.W.M. è noto come valida alternativa alla camomilla ed al Veronal.
    Regia scene e costumi tutto una cagata pazzesca, per dirla con il rag. Fantozzi.
    Passare dalla messa in scena di Strehler a questa schifezza è come passare senza soluzione di continuità dalla degustazione di un bicchiere di Barolo, Barbaresco o Gattinara d’annata a quella di un vinello di pessima qualità andato a male, marsalato, privo di golore, con sapori di zolfo e catrame.
    Si potrebbe parlare di un gusto di comicità da Bagaglino ( il look delle contadine in abito pseudo settecentesco ma in minigonna pare copiato da certe vecchie mises bagaglinesche), se non fosse che un tale paragone sarebbe offensivo per il Bagaglino.
    L’opera de qua è un’opera comica non un’opera ridicola, ma così è stata trasformata dall’imberbe registucolo britannico.
    A mio parere ancora più significativo dei fischi che si sentivano e che nemmeno il commentatore RAI poteva minimizzare, è il fatto degli scarsissimi, quasi inesistenti e flebili, applausi provenienti, a fine degli atti, dalla platea, che notoriamente applaude tutto o quasi. Se anche agli spettatori della platea lo spettacolo non andava giù è tutto dire.
    Ho trovato complessivamente migliore l’edizione presentata in economia dal Regio di Torino alcuni anni fa (mi pare nel 2006 per i 250 anni di Mozart), con cantanti per lo più giovani e sconosciuti ed una messinscena semplificata al massimo, nei teatri del Piemonte (Alessandra, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Vercelli), in cui aveva fatto un pienone, ottenendo un buon successo da parte di un pubblico lieto di sentire il capolavoro di Mozart nel teatro della proprio città. E che sostiene Pereira?

    • Di limitato volume, ma la Chiuri non aveva fatto male nemmeno in Amneris (secondo cast). Per restare all’attualita’, credo che in questo periodo vada decisamente meglio a Torino: secondo me la Bohème non e’ sta niente male e spero nel Samson et Dalila.

  4. Chi ha avuto la fortuna di assistere alla trilogia mozartiana firmata Strehler Muti è inorridito
    Solo l idea di paragonare questa schifezza di Nozze è da folli
    Ci si chiede come si possa mancare di gusto ne l proporre una simile(prendo a prestito il francesismo qui già usato) C A G A T A ; perchè tale è !
    La poltrona strehleriana distrutta in scena era da sbattere sulla cucuzza vuota del sovrintente e di questo cane di direttore che è riuscito a mettere in scena un qualcosa di inqualificabile…
    Attoniti da tanto orrore , mancanza di gusto ed idee
    (e quelle che c ‘erano era meglio non fossero mai scaturite dalla testina vuota del regista)
    ci si chiede come i cantanti possano ‘accettare’ di ‘recitare’ in simili condizioni e come una direzione artistica del sommo o somaro !? teatro abbia immaginato di mettere in scena : questa cosa qua!!
    Posti di fronte a questa cloaca di edizione diventa impresa ardua dare un giudizio pacato e misurato sulla prova dei cantanti… rabbia e sgomento e incapacità
    di cambiare canale hanno finito per tenere incollati
    al video gli appassionati in un crescendo di nefandezze e delirii registici inimaginabili !
    Vomitevole

  5. Innanzitutto, buonasera a tutti. Sono un ragazzo della provincia di Lecco, appassianto dell’opera del XVIII secolo, in particolare Mozart.

    Volevo proporvi la mia esperienza per quanto riguarda queste Nozze: ho visto l’opera questo sabato (19/XI) in quanto è un’opera a cui tengo e per sentire dal vivo Diana Damrau, ho acquistato il biglietto sul finire di Agosto. Il 2/11 ho visto anche io la rappresentazione televisiva e sono rimasto di M***a. Oltre l’aspetto canoro che, a dire il vero, ho trovato abbastanza equilibrato, ma hanno scioccato due aspetti “tragici”:

    1) Taglio indiscriminato e senza senso di battute e scene (nel primo atto e il dissanguamento del quarto); mi chiedo che senso abbia avuto mantenere “In quegli anni in cui val poco” e tagliare “Il capro e la capretta” se, entrambi, sono per così dire “inutili”.

    2) Scenografie e regia: ma che c***o è successo? Ma siamo alla Scala o siamo in strada? Non critico tanto le scene perchè, a mio avviso, i fondali, la stanza della Contessa, ci stavano dai. Ma i personaggi cantanti distorti, annichiliti… Senza rigore. Ma poi: le segretarie del conte? Solo a me è venuto in mente che, per qualche assurdo motivo, erano la copia esatta della signora Carlo (la cecata) di Anna Marchesini? Per non parlare del finale del terzo atto (avanspettacolo puro…) dove nessuno ha applaudito. “Aamanti Costanti” cantato da due (bella la parrucca alla Bel Poule XD) subrette? Per non parlare della scimmia e del suggeritore.

    Per quanto riguarda, invece, la rappresentazione di sabato (9/XI) ci sono stati avvicendamento sul paco e in buca, in quanto Diana Damrau era impegnata a Monaco come Susanna ed è stata sostituita da Eleonora Buratto, Carlos Alvarez (non presente) sostituito da Simon Keenlyside e come direttore d’orchestra.. mi manca il nome, cavolo, ma era un ragazzo molto giovane (30/40 anni) che ha diretto con una allegrezza e una mano molto ben calibrata.

    • Benvenuto Lindoro :) Purtroppo si è trattato dell’ennesima produzione disgraziata made in Scala…
      Interessante come la Damrau alterni la Contessa e Susanna, ovviamente essendo (stata) adatta solo al secondo ruolo. I tempi lo consentono, ma credo che in fondo lo sappia lei stessa di essere inadeguata.

      • Aggiungo una postilla che, nella fretta, ieri ho dimenticato:

        Il 15 Gennaio ho visto le Nozze nell’allestimento del Teatro Regio di Parma e, anche allora, avevo storto il naso per due semplici fattori: il primo quello della regia di Martone sull’avere, non bucato, ma demolito la quarta parete facendo cantare gli interpreti da metà platea, con conseguente annullamento dell’acustica ed il secondo per via di una direzione sotto la bacchetta di Matteo Beltrami molto vivace e pulito ma, a mio parere, distratta: esempio su tutti, durante il “Dove Sono i bei momenti” il maestro ha “lasciato andare” l’orchestra da sola mentre lui dirigeva (bacchetta alla mano) la Contessa -Eva Mei- sul palco.

        Il tutto, per fare un parallelismo con le Nozze Scaligere e, con il senno di poi, apprezzare di gran lunga lo spettacolo parmense.

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