La sonnambula al Met 2009 e la penosa rimembranza


Il ritorno della Sonnambula al Met dopo 37 anni di assenza è stato preceduto da polemiche riguardanti l’allestimento di Mary Zimmerman, sul quale sono state spese innumerevoli parole da parte della critica e dei blog americani. Eviteremo dunque di dilungarci su questo aspetto per concentrarci sull’aspetto musicale e vocale della rappresentazione.

Ovviamente infatti, anche se l’ambientazione viene modificata da un allestimento cosiddetto d’avanguardia, i cantanti pur sempre con lo spartito di Bellini devono confrontarsi e di questo devono rendere conto con le loro interpretazioni, in primis vocali. Riteniamo che allestimenti come quello newyorkese, di cui Youtube offre ampie selezioni video, siano funzionali a dive, come Natalie Dessay, assai male in arnese vocalmente, che cercano di distrarre il pubblico dalle proprie miserande condizioni vocali e convincerlo di avere qualcosa da dire, distillando pseudo finezze recitative e drammatiche consistenti in questo caso nell’atto del provare delle scarpe, litigare con le sarte e lanciare parrucche, e questo per limitarci al solo Come per me sereno. Finezze registico-drammaturgiche che chi scrive non sa, ahimè, apprezzare.

Il ruolo di Amina pare essere molto caro a Natalie Dessay che, dopo il debutto a Lausanne nel 1998, lo ha interpretato in molti teatri (Milano, Vienna, Parigi, Lione, Santa Fe, Bordeaux ecc) e lo ha inciso per la Virgin, incisione a cui questo blog ha dedicato a suo tempo ampio spazio.

L’esibizione al Met della Diva Natalie è stata, analogamente alla Lucia di Lammermoor della scorsa stagione, piuttosto avvilente. I resti di una cantante e un’Artista veramente interessante 10-12 anni fa si sono accompagnati a cattivo gusto e a mende tecniche che hanno inficiato lungo tutto l’arco dell’opera la linea vocale, rendendo difficile anche il fraseggio, manierato e lezioso, interessante solo nel recitativo della scena del Sonnambulismo cui ha fatto seguito un Ah non credea mirarti slentato e dal legato difficoltoso e una cabaletta piena di suoni aciduli e gridati. La voce della Dessay fin dalle prime note ha mostrato di essere oramai alla corda, ballante già nei primi acuti, per giunta quasi sempre gridati e mal sostenuta al centro, vedi il cantabile d’entrata, coronato dal si bemolle gracchiato di “amor la colorò” per proseguire nella cabaletta, in cui la Diva ha palesato grande difficoltà nel mantenere omogenea la linea di canto nella discesa alle note gravi e reso tutti gli acuti costantemente aciduli e gridacchiati, apice l’acuto finale, un vero e proprio bercio. I problemi a scendere alle note gravi si sono ripresentati nella cabaletta del duetto con Elvino, in cui la voce della Dessay, letteralmente si è spezzata alla frase “ma la voce o mio tesoro non risponde al mio pensier”, quantomai veritiera.

Nel resto dell’opera la Dessay ha continuato a mostrare un fraseggio manierato e lezioso, prerogativa anche di altre Amine vocalmente però ben più salde, mentre per l’ambito vocale si sono succeduti suoni strozzati e calanti nel finale atto I (coronato da un ennesimo bercio), un centro opaco nell’Ah non credea mirarti per concludere con una cabaletta finale piena di acuti spinti all’inverosimile, un virtuosismo fatto di agilità piuttosto impacciate e un’intonazione al limite.

Spiace sentire in condizioni tanto precarie una cantante che è stata in passato molto interessante, ma che da almeno 10 anni ha iniziato un percorso in discesa che oggi prosegue non solo tra i problemi vocali ma fra la pseudo arte di certe trovate attoriali e registiche che poco servono all’Opera e a Bellini, utili semmai a distrarre, come già detto, il pubblico dalle magagne vocali ormai palesi e inaccettabili, soprattutto in questo repertorio. Forse nel teatro di prosa la signora Dessay potrebbe trovare migliore collocazione per il suo estro innovativo e il suo talento scenico, che nel caso di opere come La sonnambula più che farla rassomigliare ad grande cantante attrice rendono vieppiù tristi e penose le sue esibizioni.

Le cose vanno decisamente meglio con Juan Diego Florez alle prese con il ruolo di Elvino. Il canto appare più professionale e sicuro rispetto ai Puritani bolognesi, anche se la dinamica non si discosta mai dal mezzo-forte/forte, con poche sfumature nella zona centrale e acuti costantemente sul forte. Il momento migliore è apparsa l’entrata e alcune frasi dell’aria del II atto, dove però, nel tentativo di cantare piano, alcuni suoni sono risultati opachi e indietro. Male invece il finale I dove Florez ha esibito più di un suono tirato nelle frasi “voglia il ciel che il mio tormento”. Sua è a ogni modo la palma della serata, impresa certamente non ardua, vista la decadente partner.

Michele Pertusi come Conte Rodolfo è apparso dalla linea vocale piuttosto appesantita e dal fraseggio piatto e monocorde. Indecorosa la Lisa di Jennifer Black, prodiga di urla e suoni gutturali e spoggiati, che avrebbe ben giustificato il taglio dell’aria del II atto, peraltro presentata in versione fortunatamente molto ridotta.

La direzione di Evelino Pidò ha assecondato le interpretazioni dei cantanti proponendo poco o nulla di interessante. I tempi infatti sono stati quasi sempre slentati o velocissimi: inutile ricercare colori o sfumature nell’esecuzione delle splendide melodie belliniane (un Ah non credea così privo di magia e colori, complice l’interprete, è raro da ascoltare).

La lunga assenza della Sonnambula dal Met non ha dunque trovato in questo allestimento alcun motivo che giustificasse il suo ritorno, soprattutto con siffatta protagonista e allestimento, che poco fanno per rendere merito a Bellini e anzi sviliscono di molto questo titolo cardine del Belcanto.

Gli ascolti

Bellini – La sonnambula

Atto I

Come per me serenoLuciana Serra (1986), June Anderson (1991), Mariella Devia (1992)

Son geloso del zefiro errante José Bros & Edita Gruberova (1997)

D’un pensiero e d’un accentoEdita Gruberova (con Max René Cosotti, Simone Alaimo – 1985)

Atto II

Oh, se una volta sola…Ah, non credea mirarti…Ah, non giungeEdita Gruberova (1985), June Anderson (1991), Mariella Devia (1992)

4 pensieri su “La sonnambula al Met 2009 e la penosa rimembranza

  1. Purtroppo non posso che condividere quanto scritto da Nourrit aggiungendo di mio che, per quanto riguarda Pertusi il migrare da parti di basso cantante a parti di basso baritono a parti baritonali ha notevolmente appesantito la voce e reso quasi irriconoscibile un cantante che nel suo repertorio più proprio è stato fra i migliori prodotti dalla scuola vocale italiana degli ultimi venti anni.

  2. Un saluto a tutti, carissimi!
    Sto ascoltando alcuni pezzi da Youtube e la cosa che mi colpisce per prima è la direzione sonnacchiosa e incoerente di Pidò, che fa rimpiangere quella già letargica di Benini alla Scala.
    Florez in “Ah perchè non posso odiarti” non è malvagio, anche se alla lunga il vibratino infastidisce, e il fraseggio pare buono, ma un pò lagnosetto.
    Nel duetto dello “Zefiro” (tremendo l’accompagnamento) si punta sulla dolcezza e sul languore delle due voci.
    La malizia non manca alla Dessay, però sembra la metà di quella scaligera, poi la voce almeno qui insiste sul centro quindi non fa cose disdicevoli, ma nemmeno questi capolavori interpretativi.
    In “Care compagne” è moooolto cauta sopratutto nella coloratura e stride non appena sale, ma mi aspettavo peggio (tipo la Lucia agghiacciante).
    Il coro del Met è diciamo “villico e senile”.
    Bhò, a parte Benini la preferisco nella Sonnambula scaligera, li mi emozionò davvero tanto.

    Cordialmente

    Marianne

  3. Devo dire che all'inizio degli miei studi musicali adoravo la Dessay, forse perchè ascoltavo sempre la sua mitica OLYMPIA…
    Da un pò di tempo a questa parte, più l'ascolto e più sento difetti, problemi ecc ecc
    un vero peccato si sia rovinata..qualcuno sa dirmi il motivo del suo (diciamo) declino vocale?
    PS: so che è stata operata per un polipetto alle corde vocali..

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