Fiorenza Cedolins in concerto alla Scala: nove pensieri.

Programma
Jean Paul Martini, Plaisir d’amour
Vincenzo Bellini, Malinconia, ninfa gentile
Franz Schubert, Ständchen
Gioachino Rossini, da Soirées musicales, La danza
Fryderyk Chopin, Notturno in mi min. op. 72 n. 1
per pianoforte solo
Robert Schumann, Du bist wie eine Blume op. 25 n. 24
Pëtr Il’ič Čajkovskij, Net, tol’ka tot, kto znal op. 6 n. 6
Gabriel Fauré, Après un rêve op. 7 n. 1
Stanislao Gastaldon, Musica proibita
Sergey Rachmaninov, Ne poj’, krasavica pri mne op. 4 n. 4
Richard Strauss, Morgen op. 27 n. 4
Pietro Mascagni, Serenata
Francesco Paolo Tosti, ‘A vucchella
Ruggero Leoncavallo, Mattinata
Enrique Granados, Quejas ó la Maja y el ruiseñorper pianoforte solo
Maurice Ravel, Vocalise-étude en forme de habanera
Ferran J. Obradors, Del cabello más sutil
Joaquín Turina, Cantares op. 19 n. 3
Francis Poulenc, Les chemins de l’amour
Bis:
La Forza del destino, “Pace mio Dio”
Tosca, “Vissi d’arte”
Madama Butterfly, “Un bel dì vedremo”
Adriana Lecouvreur, “Io son l’umile ancella”

Pensiero n° 1
Nel maggio del 1976 alla Scala si tenne, a fine benefico pro terremotati del Friuli, un concerto della signorina Renata Tebaldi. Fu l’ultima esibizione del grande soprano italiano a distanza di trent’anni dal debutto scaligero e l’ultima esibizione in assoluto. I fans gridavano alla Renata intatta, i detrattori evocavano immagini cimiteriali e , comunque, funeste.
Per quel che ricordo la cantante evitava gli acuti estremi, il gioco delle smorzature era amministrato con parsimonia e solo in zona centrale, ma la voce aveva in quella zona e sino al mezzo forte ancora una ampiezza ed una qualità, che mai posso dire di aver più sentito.

Pensiero n° 2
Fra trentacinque anni, un sedicenne del 2010 potrà sottoscrivere e ricopiare il mio pensiero n° 1 riferito al concerto, che ieri sera ha tenuto in Scala una ben vestita Fiorenza Cedolins? Con molta superbia lo escludo. Siccome il tempo è giudice migliore degli uomini e magari fra trent’anni non si rappresenterà più l’opera potrei essere smentito.

Pensiero n° 3
Il programma pensato e proposto dalla signora Cedolins era una rassegna, ben poco organica, di brani famosissimi, che quasi tutti i concertisti di una certa frequentazione hanno in repertorio. Anche il non specializzato liederista ha nella propria carriera eseguito Morgen di Strauss o Ständchen di Schubert. E’ un programma da concerto che voci d’oro tipo Caballè, Maria Chiara, Mirella Freni ossia fini dicitrici stile Madga Olivero, Teresa Berganza e Raina Kabaiwanska avrebbero gestito senza nessuna fatica, quale “riposo per la voce”.

Pensiero n° 4
Ma un programma da concerto, dopo averlo pensato, il cantante deve eseguirlo ed eseguirlo in modo da catturare l’attenzione del pubblico e per ottenere non successi di stima o alla memoria, ma successi veri, convincenti ed applausi sonanti e scroscianti.

Pensiero n° 5
Ieri sera abbiamo sentito una voce scheletrita e povera di vibrazioni in tutta la gamma, difficile da controllare in ogni registro. Nella zona bassa la cantante parla come accade in “Pace mio Dio”, offerto fra i bis, ovunque stenta a legare vedasi in particolare Gastaldon, Strauss, brani alla cui corretta realizzazione basta il legato, appena accenna a salire (parlo di mi e fa, ossia la zona del cosiddetto passaggio superiore) la voce “si imballa” ed emette suoni bianchi e fissi assolutamente privi di qualsiasi vibrazione. Negli acuti più estremi addirittura, tanto è secca ed asciugata la voce, si ha l’impressione della bocca coperta da un cuscino.
In queste condizioni mi domando seriamente il senso, l’opportunità di una scelta come quella di Rachmaninov “Ne poj’, krasavica pri mne”.
L’esecuzione della danza di Rossini, inficiata da difficoltà di tenuta del tempo e del ritmo, esibiva, impietosa, una vocina e, per scendere al pensiero successivo ossia all’interpretazione, qualsivoglia mancanza di verve e di mordente che il brano da salotto impone.
Taccio delle difficoltà vocali a cantare piano e, quindi a colorire e sfumare, un brano come “A vucchella” e le urla “indietro”, che hanno connnotato l’esibizione della Mattinata di Leoncavallo.

Pensiero n° 6
E poi in concerto si deve interpretare. Talvolta addirittura, vedi serenata di Mascagni si deve attendere qualche battuta per capire in quale lingua il soprano canti, tanto è ingarbugliata e pasticciata la dizione nel tentativo (tentativo!) di dare una rotondità al suono e se il tedesco è, per gli italiani, lingua ostica almeno il francese!
Quando, poi, affronta i brani spagnoli di sapore popolaresco si deve disporre di un registro basso, magari un poco poitrineé, che appunto renda il colore spagnolo. Per la cronaca lo esibivano, persino, soprani leggeri come Maria Barrientos.
Il suono di petto oltretutto è, nella musica popolare spagnola, essenziale per renderne il colore sensuale. Ben lo sapevano e praticavano due cantanti la cui voce tutto era fuorchè sensuale in natura, ma che sono il paradigma di queste pagine: Conchita Supervia e Teresa Berganza.
Solo per buon gusto e per il pensiero memorialistico successivo mi fermo, ma sia chiaro nelle condizioni vocali di Fiorenza Cedolins ci si dedica ad altro che non sia la pubblica esibizione.

Pensiero n° 7
Un po’ di storia e di cronaca. Quando nel 1999 la Cedolins si presentò al pubblico aveva una voce bella e sontuosa di soprano lirico, un fisico pari alla voce ed un gusto per il canto elegante e sfumato. Insomma una cantante per la quale andare in trasferta, alla quale augurare grande carriera e sognare l’ampliamento del repertorio.
Ne fanno fede assoluta la Battaglia di Legnano nei teatri emiliani, una Butterfly tratta dall’Arena Sferisterio di Macerata o una Messa da requiem areniana di poco successiva.
Poi i nostri critici, dalla otturate orecchie, cominciarono a proclamare che la Cedolins era provinciale e paesana e nel canto e nell’aspetto
La cantante, ridimensionata in fisico, si diede un cotè differente e secondo loro cominciò ad interpretare.
Per ricordo di ascoltatore posso dire che una Manon Lescaut felsinea (2002) esibiva suoni aperti e parlati, dizione artefatta e i cosiddetti “birignao”, il tutto quale conseguenza di suoni non sostenuti da corretta ed idonea respirazione.
Ma l’interprete e la diva c’erano per quella critica (pseudocritica) e per quel pubblico che a quella si abbevera dalle patinate pagine della carta stampata o dei siti internet.
Non solo la signora dalle reti Rai dispensava il suo sapere tecnico fatto di suoni filati rinforzati……….
E intanto il do diesis della sortita di Butterfly fiorentina era un urletto acidulo.
Andate a chiederlo a Nuestra Senora del filato e del filatino (soprattutto) se un filato possa mai essere rinforzato!!!!
Quando la Cedolins divenne diva scattò da parte di quel pubblico e di quella critica un protezionismo da caccia alle streghe maccartista nei confronti delle altre cantanti e di quella parte del pubblico, che osasse dissentire.

Pensiero n° 8
Ieri sera allo spettacolo triste c’era quella critica e quel pubblico. La prima silenziosa masticava nervosamente gomma, ossia ascoltava impassibile come se dalle pagine della propria rivista mai avesse sciolto peana e bruciato incensi per la cantante, il secondo, composto soprattutto di giovinetti muniti di fiori, applaudiva la diva. Oggi si applaude sempre! Anche alle celebrazioni di suffragio!

Pensiero n° 9
A me dispiace tanto e veramente quanto ho scritto.
Credo che, pur con qualche difetto, Fiorenza Cedolins sia stata una cantante che avesse qualche cosa da dire e che qualche cosa lo abbia detto. Preciso lo ha detto più di alcune colleghe, rivelatesi, però, più resistenti perché più solide tecnicamente e nel dirigere la loro carriera. Ma l’esibizione di ieri sera era, prima dei limiti dell’interpretazione e della tecnica, triste. Il loggione, che, pure, applaude tutto o quasi era nei suoi abituali frequentatori impietrito, esterrefatto, contristato.
In altri tempi con altri cantanti avrebbe riservato il trattamento Verrett 1978 o quello Guleghina o quello Gheorghiu.
Ieri sera non si poteva. Meglio, qualche volta, ma solo qualche volta, il silenzio.

Gli ascolti

Rossini

La danzaRosetta Pampanini (1935)

Sodero

CrisantemiClaudia Muzio (1920)

Verdi

La forza del destino

Atto IV

Pace, pace, mio Dio!Rosetta Pampanini (1935)

Puccini

Tosca

Atto II

Vissi d’arteRosetta Pampanini (1939)

Madama Butterfly

Atto II

Un bel dì vedremoRosetta Pampanini (1927)

Cilea

Adriana Lecouvreur

Atto IV

Poveri fioriRosetta Pampanini (1934)

22 pensieri su “Fiorenza Cedolins in concerto alla Scala: nove pensieri.

  1. Io invece c'ero.
    Non capisco come il pubblico non sia riuscito a sentire i grossi problemi presenti in tutto il concerto. Saranno stati i cambi di vestito a offuscare le orecchie? Impressionanti i problemi di fiato e il cantarsi in bocca sempre più pronunciato. Fra l'altro, ovviamente, non s'è capita una parola di quello che ha cantato.
    La voce priva di armonici, inaridita.
    E poi lo stile, il gusto. Tutto così datato e lezioso, senza una frase che avesse una parvenza di legato, di fraseggio. Le frasi troncate per mancanza di fiato.
    Io sono rimasto veramente impressionato dalle condizioni di questa cantante. Da quando i pianisti si esibiscono in pezzi solistici durante i recital? A me non era mai successo di vedere una cosa del genere in Scala.

  2. Quanto amaro in bocca all'uscita del teatro iersera. Sapevamo bene, oramai, di non aver garantita una serata in gran spolvero da parte della signora, ma purtroppo il concerto è stato davvero disastroso. Qualcosa meglio i bis, ma le fissità non si contavano, mentre il legato, inesistente, ha inficiato la linea vocale per tutta la serata. E al centro e in basso si sentiva tanta aria… Tutti sintomi di un logoramento vocale in stato avanzato. E al di là delle ovazioni più che di cortesia, nel foyer, durante l'intervallo, si respirava davvero un clima di scoramento e tristezza generalizzata. Le ho riservato tuttavia un timido applauso al termine di "Un bel dì vedremo". Più nostalgico e affettivo che di sincero apprezzamento.

  3. Io dopo i tanti peana la sentii anni fa all'auditorium in tabarro, la voce c'era per carità e la tecnica pareva pure robusta però notai una evidente assenza di personalità vocale quella che distingue la brava esecutrice dalla Artista con la A maiuscola, assenza totale di "firma" insomma, poi la persi di orecchio fino al Don Carlo scaligero dove aldilà delle varie pecche già sapientemente scritte da chi mi ha preceduto (fiati incredibilmente corti ed assenza totale di legato) la trovai completamente anti-verdiana per accenti e colore al punto che dissi che era "tamarra" scatenando improperi su oc.
    Quando postarono video della Luisa di Parma ebbi pure la medesima impressione di cantante al massimo adatta a certo Puccini e al verismo, poi leggo che alterna Norme a Poliuti in giro per il mondo e mi dico vabbè…accade. Però non è mai stata direi tra le grandi quindi pazienza se oggi si è come mi dite qui voi definitivamente rovinata…

  4. A me non è mai piaciuta!
    Poi è stata dichiarata "santissima" subito da un certo tipo di persone e spalleggiata da una rivista italiana che crea sempre dei dubbi sull'autenticità delle loro santificazioni.
    L'ho sempre evitata, a parte qualche apparizione scaligera e sono contento di non essere caduto nel tranello del recital.

  5. Ha sempre avuto il "vizio" di formare il suono nella cavità della bocca senza appoggiarlo sul fiato. Questo adesso è ancora più evidente. Tecnica robusta? No. Solo la giovinezza che in qualche modo l'ha sostenuta. Io l'ho sentita in Luisa Miller a Madrid e fece una recita molto bella, a Parma era già l'ombra di Madrid. Io non sono d'accordo fra l'altro nel classificarla voce "sontuosa di soprano lirico". L'ho anche sentita a Nizza più di 10 anni fa in Tosca e, secondo me, era un lirico leggero che già allora gonfiava i suoni.

  6. siccome la qualifica è mia cercherò di spiegarmi. Tosca, salvo che non la gestisca more proprio un genio del fraseggio ed un paradigma di tecnica (la solita olivero!) è almeno un lirico spinto, quindi che stesse un po' larga alla cedolins è giusto. Lo stesso accadeva con Aida. Eccelente, però, quella di Napoli del 1999.
    Credo che la Cedolins fosse il soprano da Boheme, Manon di Massenet, Micaela, Liù, Nedda, Desdemona, Margherita sia di Boito che di Gounod, talvolta e con parsimonia Butterfly e con una bella rifinitura tecnica certe parti di Donizetti e Verdi sino alla Traviata non oltre e con oculatezza.
    saluti dd

  7. Però, credo, che se la Cedolins avesse il coraggio di rimettersi a studiare (con chi? Questo è un bel quesito.) potrebbe recuperare. La voce a me sembra ancora sana. Credo sia esclusivamente un problema tecnico.

  8. Non penso sia solo un problema tecnico, è anche una questione di testa, proprio di come un individuo concepisce il canto. Io l'ho sentita solo due volte : in un Trovatore a Firenze tantissimo tempo fa' e in una Norma ad Ancona. Mi è parsa carente di tecnica e soprattutto becera e volgare di gusto nel fraseggio.

  9. Non dimentichiamo però lo splendido timbro della signora!…

    E alla Butterfly e Aida segnalate giustamente da Donzelli, voglio aggiungere tra i cimeli dei tempi andati anche una bella Bohème, ancora a Macerata, nel 2000, diretta da De Bernart.

    Stecca, permettimi una puntualizzazione: in quel Don Carlo, oltre della Cedolins, c'era un'altra Valois, ben più disastrosa, che ha saccheggiato il personaggio con una tecnica, la sua sì, ai limiti della decenza…………..

  10. A coloro che hanno amato l'oggettivamente nobile sontuosità timbrica della Cedolins (così, ahimè, fortemente prosciugatasi negli ultimi 2 anni), e certe inusitate raffinatezze vocali (quelle perdutesi assai prima!), consiglio, tra le belle prove di carriera della signora, la Leonora parmense del 2000 (e che già nella produzione fiorentina dell'anno seguente si rivelava più zoppicante e spuria).

  11. @ Semolino> beh andava pur differenziata, nella parabola della Cedolins, la Leonora del 2001 (e sfido a dire che spuria e zoppicante sia un trattamento morbido o guantato) dalle disastrose performance successive, quelle sì senza attenuanti: penso a Parma(2006) o, la più recente ancora, a Barcellona.

  12. @Stecca:

    Caro Stecca, io vidi quel Don Carlo al cinema con il primo cast (la diretta) e dal vivo con il secondo.
    Al mio fianco c'era Donzelli e molte furono le volte in cui ci guardavamo, e ti assicuro, con ben poco romanticismo.
    Ci guardavamo basiti, ci guardavamo sconsolati di fronte ad una prestazione che la parola "modesta" è forse ancora un complimento… ed io non ti nascondo, che tra le due rimpiansi la Cedolins.

    Ora, quanto a petulanza e ossessione non sei secondo a nessuno, nemmeno alla Marchisio come già ampiamente dimostrato qui e altrove.
    Quindi ti pregherei di evitare espressioni come "mi ricordi la petulanza elemento costitutivo del reato di molestie", perchè potremmo dire lo stesso di te.
    Non solo:
    espressioni del genere potrebbero passare come velate o sottintese minacce che QUI non sono gradite.

    Quanto alla Marchisio, cara Carlotta ti pregherei gentilmente di evitare di inserire "quella cantante" nelle discussioni, non per paura o timore (di lei o di quello che fa, in tutti i sensi, poco mi importa sinceramente, e conosciamo bene la sua voce), ma perchè in molti casi non c'azzecca niente ^_^ ed eviteremmo così di andare fuori tema o creare "flames".

    Saluti in pace

    Marianne Brandt

  13. Trasmetto un messaggio di Carlotta Marchisio, che ha qualche problema con l'inserimento dei commenti:

    "Carissima Marianne,
    mi fai notare che i miei interventi a proposito della Carosi sarebbero messi lì a sproposito. Ti dò ragione riguardo al post sui cent'anni della cara Magda, ma la replica a Bice sul loggione parmense e questa, sul Don Carlo scaligero, non le trovo per nulla fuori luogo. La Tosca del Regio mi è servita come esempio per evidenziare la schizofrenia del pubblico del teatro in questione, che è tutt'altro che affidabile cartina di tornasole della riuscita di uno spettacolo. E quello spettacolo e quei bis, richiesti a squarciagola per performance davvero mediocri, ne sono la prova.
    Riguardo invece il Don Carlo alla Scala… beh, sai bene, cara Marianne, che chi è amico di un artista difficilmente remerà contro il rapporto d'affetto che lega le due parti. Quando si hanno amici tra gli artisti, le opinioni perdono non solo di valore, ma di onestà intellettuale."

  14. Non credo di avere mai e ripeto mai recensito una performance della Carosi ragion per cui quanto sopra detto dalla prode Marchisio è una solenne scemenza.
    Aggiungo che ignoro il mestiere della Marchisio ma un dato è certo: non ho alcuna intenzione di diventare amico suo per cui faccia pure l'artista così potrò dire di lei quel che penso.
    Spero venga pubblicato questo elementare diritto di replica
    Davide Steccanella, nato a Bologna il 16 aprile 1962 e residente in via giotto 19, di professione avvocato

  15. Caro Davide Steccanella nato a Bologna etc. già che c'eri avresti potuto anche lasciare gli estremi della tua carta di credito. Ti avremmo fatto recapitare a domicilio l'integrale della signora Rosetta Pampanini, paradigma della cantante verista nell'accezione più alta del termine. Altro che certe sue modeste epigoni, che alcuni reputano raffinate belcantiste. Saluti.

  16. Carissima Carlotta, prima di tutto perdona il tono del messaggio precedente, ma quella frase di Steccanella riferita a te mi ha fatto urtare i nervi come successe alla Tebaldi di fronte al diapason alzato ^_^
    Correggo il tiro allora:
    ogni volta che si nomina quella cantante, purtroppo, si scatenano una serie di OT che sfociano in flames.
    Hai ragione quando parli del loggione parmense, te ne do atto, ma in questo caso, secondo il mio parere era meglio concentrarsi sulla Cedolins, sul suo passato, sul presente della sua voce, sulle performances degli ultimi anni, perchè almeno il soprano in questione qualcosa di interessante da dire l'ha detta, come scritto nel bel resoconto di Donzelli.
    L'altra la conosciamo bene… per questo era meglio continuare la discussione sulla Cedolins.

    Spero di essere stata più chiara, non me ne vorrai ;-).

    Per il resto sono totalmente d'accordo con Tamburini.

    Marianne Brandt

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